
SMR: cosa sono i piccoli reattori nucleari, dove esistono e quando potrebbero arrivare in Italia
(METEOGIORNALE.IT) Quando in Italia si parla di “nuovo nucleare”, non si intende un ritorno alle grandi centrali chiuse dopo i referendum del 1987 e del 2011. Il dibattito ruota attorno a tecnologie diverse, più compatte e flessibili: i Piccoli Reattori Modulari, noti come SMR (Small Modular Reactors), i loro parenti più evoluti – gli AMR (Advanced Modular Reactors) – e, sullo sfondo ancora lontano, la fusione nucleare. Il governo sta lavorando a un quadro normativo per un “programma nucleare di nuova generazione”, in linea con le politiche UE sull’energia nucleare sostenibile. Un progetto ambizioso, ma con orizzonti temporali ben precisi – e tutt’altro che immediati.
Che cosa si intende per nuovo nucleare in Italia
Il governo italiano sta definendo le regole per un programma nucleare di nuova generazione, centrato su reattori di piccola taglia e tecnologie avanzate. I primi impianti, nelle ipotesi più ottimistiche, non arriverebbero prima della metà degli anni 2030 e non avrebbero un ruolo rilevante nel mix energetico nazionale prima del 2040. Studi del Politecnico di Milano (rapporti 2025) stimano almeno dieci anni per vedere un primo reattore operativo in Italia e collocano un contributo energetico significativo solo nel periodo 2040-2050. Per comprendere il dibattito in corso, vale la pena leggere anche questa analisi sulle verità scomode della transizione energetica e il recente approfondimento sul confronto energetico tra Italia e Spagna.
SMR: piccoli reattori modulari
Gli SMR sono reattori di potenza inferiore a circa 300 MWe, progettati per essere prodotti in serie in fabbrica e poi assemblati sul sito, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi di costruzione rispetto alle grandi centrali. Sono raffreddati in genere ad acqua – come i reattori tradizionali – ma in versione più compatta, con sistemi di sicurezza passivi che puntano a ridurre la probabilità di incidenti gravi.
I vantaggi dichiarati sono diversi. La potenza del nocciolo più bassa, il circuito primario compatto e i sistemi di raffreddamento per circolazione naturale riducono, in linea teorica, il rischio di danni gravi. Le taglie tipiche, fino a 300 MWe, permettono di seguire meglio i carichi variabili, di aggiungere moduli nel tempo e di servire reti più piccole o usi non elettrici come il teleriscaldamento o i processi industriali. Il capitale iniziale richiesto per unità è più contenuto rispetto a una grande centrale: invece di un unico progetto da decine di miliardi, si finanziano moduli singoli, con un potenziale di produzione in serie. La dimensione ridotta consente poi, almeno in teoria, di installare impianti vicino a siti industriali oggi non serviti da grandi impianti. Per approfondire il tema degli SMR e il loro rapporto con il Riscaldamento Globale, si veda anche questo articolo dedicato ai mini reattori nucleari e al cambiamento climatico.
Ci sono però criticità concrete e documentate. I primi progetti SMR occidentali mostrano costi per kilowatt installato più alti dei grandi reattori: il progetto NuScale negli Stati Uniti è stato cancellato dopo che il costo stimato è salito da 5,8 a oltre 9 miliardi di dollari, e nessun SMR commerciale è ancora operativo in Occidente. Analisi indipendenti indicano inoltre che, a parità di energia prodotta, molti design SMR generano volumi di scorie da due a oltre trenta volte superiori rispetto a un grande reattore ad acqua leggera, per effetto della geometria compatta, della maggiore fuga neutronica e dei materiali di riflettore. La varietà di progetti – a acqua, a sodio, a sali fusi, a elio – complica infine la standardizzazione e l’iter autorizzativo; molti SMR restano su carta o in fase dimostrativa, senza ancora dati operativi pluriennali.
AMR e reattori di IV generazione
Gli AMR sono concetti di IV generazione che utilizzano refrigeranti innovativi – come piombo fuso o sali fusi – per migliorare l’efficienza nell’uso del combustibile e ridurre la quantità e la pericolosità delle scorie. In Europa, progetti come ESFR-SIMPLE lavorano allo sviluppo di reattori veloci raffreddati a sodio, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza intrinseca, flessibilità di potenza e sostenibilità nel lungo periodo.
Gli SMR oggi operativi nel Mondo
Al 2026 esistono pochissimi SMR davvero in esercizio; sono tutti al di fuori dell’Occidente e spesso in configurazione dimostrativa o molto specifica. Il primo esempio è l’Akademik Lomonosov, una chiatta nucleare galleggiante russa ormeggiata a Pevek (Chukotka), con due reattori KLT-40S da circa 35 MWe ciascuno. In servizio commerciale dal 2020, fornisce elettricità e calore alla cittadina e alle miniere circostanti ed è tecnicamente il primo SMR al mondo in esercizio commerciale. In Cina, l’impianto HTR-PM a Shidaowan è ad alta temperatura e raffreddato a gas – due moduli da 250 MWt per un totale di 200 MWe – ed è entrato in esercizio commerciale a fine 2023, considerato il primo SMR di nuova generazione su terra in funzione. Fonti di settore citano infine un piccolo reattore modulare di ricerca giapponese come terzo esempio operativo, ma non a scala commerciale paragonabile a una centrale elettrica.
Tra i progetti ancora in costruzione spicca il CAREM-25 in Argentina: un prototipo da 32 MWe nei pressi di Buenos Aires, primo SMR progettato interamente in Argentina, con lavori avviati nel 2014 e oggi circa ai due terzi ma con lunghe interruzioni e difficoltà di finanziamento. Più in generale, la grande maggioranza degli oltre ottanta progetti SMR nel mondo resta su carta o in fase di design.
Orizzonte temporale e ruolo nel mix energetico
Il quadro economico degli SMR resta molto incerto. La promessa di economie di scala richiede produzioni in serie molto elevate: se se ne costruiscono pochi esemplari, i costi di progettazione, di licenza e di approvvigionamento si spalmano su pochissime unità, rendendo il kilowattora più caro di quello prodotto dai grandi impianti. I documenti di orientamento italiani collocano un contributo energetico nucleare significativo solo nel periodo 2040-2050, mentre la fusione nucleare viene citata come obiettivo a lunghissimo termine. L’idea di un primo reattore dimostrativo in Italia attorno alla metà del secolo la rende di fatto estranea agli obiettivi clima-energia 2030-2040. Sul fronte della ricerca sulla fusione, è interessante notare i recenti progressi del progetto ITER, di cui si parla in questo articolo sul completamento del sistema di alimentazione del reattore.
Nucleare e rinnovabili in Italia
I documenti di indirizzo italiani presentano il nuovo nucleare come eventuale complemento alle rinnovabili, non come loro alternativa, in un sistema che dovrà raggiungere la neutralità climatica intorno al 2050. Il dibattito si inserisce in un contesto in cui l’Italia, a differenza di Francia o Spagna, non dispone di una base nucleare esistente e paga le conseguenze della doppia uscita dal nucleare: il referendum del 1987 e la conferma del 2011 dopo Fukushima. Come ha mostrato il blackout spagnolo del 28 aprile 2025, quando il sole non c’è e il vento si ferma, una base nucleare stabile tiene in piedi il sistema; la sua assenza lascia l’Italia di fronte a due opzioni quasi obbligate: gas o energia importata. Nel panorama delle soluzioni alternative, merita una lettura anche il progetto italiano Prometheus sul “nucleare leggero”, che però appartiene a un ambito scientifico ancora molto dibattuto e distante dalle applicazioni concrete.
Credit
- IAEA – Small Modular Reactors: Advances in SMR Developments 2024
- IAEA – Small Modular Reactors platform
- PNAS – Waste from small modular reactors
- IAEA TECDOC 2025 – Considerations to facilitate the accelerated deployment of SMRs
- ScienceDirect – Deploying small modular reactors in newcomer countries (2025)
