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SMR, il progetto di impianti nucleare in Italia

Andrea Meloni di Andrea Meloni
30 Mar 2026 - 18:13
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Magazine
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Ipotesi di impianto nucleare in Valle Padana.

SMR: cosa sono i piccoli reattori nucleari, dove esistono e quando potrebbero arrivare in Italia

(METEOGIORNALE.IT) Quando in Italia si parla di “nuovo nucleare”, non si intende un ritorno alle grandi centrali chiuse dopo i referendum del 1987 e del 2011. Il dibattito ruota attorno a tecnologie diverse, più compatte e flessibili: i Piccoli Reattori Modulari, noti come SMR (Small Modular Reactors), i loro parenti più evoluti – gli AMR (Advanced Modular Reactors) – e, sullo sfondo ancora lontano, la fusione nucleare. Il governo sta lavorando a un quadro normativo per un “programma nucleare di nuova generazione”, in linea con le politiche UE sull’energia nucleare sostenibile. Un progetto ambizioso, ma con orizzonti temporali ben precisi – e tutt’altro che immediati.

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Che cosa si intende per nuovo nucleare in Italia

Il governo italiano sta definendo le regole per un programma nucleare di nuova generazione, centrato su reattori di piccola taglia e tecnologie avanzate. I primi impianti, nelle ipotesi più ottimistiche, non arriverebbero prima della metà degli anni 2030 e non avrebbero un ruolo rilevante nel mix energetico nazionale prima del 2040. Studi del Politecnico di Milano (rapporti 2025) stimano almeno dieci anni per vedere un primo reattore operativo in Italia e collocano un contributo energetico significativo solo nel periodo 2040-2050. Per comprendere il dibattito in corso, vale la pena leggere anche questa analisi sulle verità scomode della transizione energetica e il recente approfondimento sul confronto energetico tra Italia e Spagna.

 

SMR: piccoli reattori modulari

Gli SMR sono reattori di potenza inferiore a circa 300 MWe, progettati per essere prodotti in serie in fabbrica e poi assemblati sul sito, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi di costruzione rispetto alle grandi centrali. Sono raffreddati in genere ad acqua – come i reattori tradizionali – ma in versione più compatta, con sistemi di sicurezza passivi che puntano a ridurre la probabilità di incidenti gravi.

I vantaggi dichiarati sono diversi. La potenza del nocciolo più bassa, il circuito primario compatto e i sistemi di raffreddamento per circolazione naturale riducono, in linea teorica, il rischio di danni gravi. Le taglie tipiche, fino a 300 MWe, permettono di seguire meglio i carichi variabili, di aggiungere moduli nel tempo e di servire reti più piccole o usi non elettrici come il teleriscaldamento o i processi industriali. Il capitale iniziale richiesto per unità è più contenuto rispetto a una grande centrale: invece di un unico progetto da decine di miliardi, si finanziano moduli singoli, con un potenziale di produzione in serie. La dimensione ridotta consente poi, almeno in teoria, di installare impianti vicino a siti industriali oggi non serviti da grandi impianti. Per approfondire il tema degli SMR e il loro rapporto con il Riscaldamento Globale, si veda anche questo articolo dedicato ai mini reattori nucleari e al cambiamento climatico.

 

Ci sono però criticità concrete e documentate. I primi progetti SMR occidentali mostrano costi per kilowatt installato più alti dei grandi reattori: il progetto NuScale negli Stati Uniti è stato cancellato dopo che il costo stimato è salito da 5,8 a oltre 9 miliardi di dollari, e nessun SMR commerciale è ancora operativo in Occidente. Analisi indipendenti indicano inoltre che, a parità di energia prodotta, molti design SMR generano volumi di scorie da due a oltre trenta volte superiori rispetto a un grande reattore ad acqua leggera, per effetto della geometria compatta, della maggiore fuga neutronica e dei materiali di riflettore. La varietà di progetti – a acqua, a sodio, a sali fusi, a elio – complica infine la standardizzazione e l’iter autorizzativo; molti SMR restano su carta o in fase dimostrativa, senza ancora dati operativi pluriennali.

 

AMR e reattori di IV generazione

Gli AMR sono concetti di IV generazione che utilizzano refrigeranti innovativi – come piombo fuso o sali fusi – per migliorare l’efficienza nell’uso del combustibile e ridurre la quantità e la pericolosità delle scorie. In Europa, progetti come ESFR-SIMPLE lavorano allo sviluppo di reattori veloci raffreddati a sodio, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza intrinseca, flessibilità di potenza e sostenibilità nel lungo periodo.

 

Gli SMR oggi operativi nel Mondo

Al 2026 esistono pochissimi SMR davvero in esercizio; sono tutti al di fuori dell’Occidente e spesso in configurazione dimostrativa o molto specifica. Il primo esempio è l’Akademik Lomonosov, una chiatta nucleare galleggiante russa ormeggiata a Pevek (Chukotka), con due reattori KLT-40S da circa 35 MWe ciascuno. In servizio commerciale dal 2020, fornisce elettricità e calore alla cittadina e alle miniere circostanti ed è tecnicamente il primo SMR al mondo in esercizio commerciale. In Cina, l’impianto HTR-PM a Shidaowan è ad alta temperatura e raffreddato a gas – due moduli da 250 MWt per un totale di 200 MWe – ed è entrato in esercizio commerciale a fine 2023, considerato il primo SMR di nuova generazione su terra in funzione. Fonti di settore citano infine un piccolo reattore modulare di ricerca giapponese come terzo esempio operativo, ma non a scala commerciale paragonabile a una centrale elettrica.

Tra i progetti ancora in costruzione spicca il CAREM-25 in Argentina: un prototipo da 32 MWe nei pressi di Buenos Aires, primo SMR progettato interamente in Argentina, con lavori avviati nel 2014 e oggi circa ai due terzi ma con lunghe interruzioni e difficoltà di finanziamento. Più in generale, la grande maggioranza degli oltre ottanta progetti SMR nel mondo resta su carta o in fase di design.

 

Orizzonte temporale e ruolo nel mix energetico

Il quadro economico degli SMR resta molto incerto. La promessa di economie di scala richiede produzioni in serie molto elevate: se se ne costruiscono pochi esemplari, i costi di progettazione, di licenza e di approvvigionamento si spalmano su pochissime unità, rendendo il kilowattora più caro di quello prodotto dai grandi impianti. I documenti di orientamento italiani collocano un contributo energetico nucleare significativo solo nel periodo 2040-2050, mentre la fusione nucleare viene citata come obiettivo a lunghissimo termine. L’idea di un primo reattore dimostrativo in Italia attorno alla metà del secolo la rende di fatto estranea agli obiettivi clima-energia 2030-2040. Sul fronte della ricerca sulla fusione, è interessante notare i recenti progressi del progetto ITER, di cui si parla in questo articolo sul completamento del sistema di alimentazione del reattore.

 

Nucleare e rinnovabili in Italia

I documenti di indirizzo italiani presentano il nuovo nucleare come eventuale complemento alle rinnovabili, non come loro alternativa, in un sistema che dovrà raggiungere la neutralità climatica intorno al 2050. Il dibattito si inserisce in un contesto in cui l’Italia, a differenza di Francia o Spagna, non dispone di una base nucleare esistente e paga le conseguenze della doppia uscita dal nucleare: il referendum del 1987 e la conferma del 2011 dopo Fukushima. Come ha mostrato il blackout spagnolo del 28 aprile 2025, quando il sole non c’è e il vento si ferma, una base nucleare stabile tiene in piedi il sistema; la sua assenza lascia l’Italia di fronte a due opzioni quasi obbligate: gas o energia importata. Nel panorama delle soluzioni alternative, merita una lettura anche il progetto italiano Prometheus sul “nucleare leggero”, che però appartiene a un ambito scientifico ancora molto dibattuto e distante dalle applicazioni concrete.

  (METEOGIORNALE.IT)

Credit

  • IAEA – Small Modular Reactors: Advances in SMR Developments 2024
  • IAEA – Small Modular Reactors platform
  • PNAS – Waste from small modular reactors
  • IAEA TECDOC 2025 – Considerations to facilitate the accelerated deployment of SMRs
  • ScienceDirect – Deploying small modular reactors in newcomer countries (2025)
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Andrea Meloni

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Sono fondatore, editore e responsabile di numerosi portali meteorologici, italiani e internazionali. Oltre che ti siti web di marketing e visibilità, blog personali di nicchia. La mia avventura nel mondo digitale è iniziata nel 1995, quando pubblicai i primi articoli meteorologici in lingua italiana sui portali dell’epoca. Per questo motivo sono stato definito tra i veterani del web. Dopo aver sfiorato l’ingresso all’Accademia Aeronautica, ho intrapreso un percorso formativo alternativo che mi ha permesso di costruire una solida competenza nel campo della meteorologia. Dal 2000 mi occupo di sviluppo di previsioni meteo, progettazione di servizi dedicati alla meteorologia e marketing. La mia formazione precedente mi ha inoltre consentito di acquisire una visione ampia e multidisciplinare. La scuola mi ha fornito strumenti importanti, ma quelli più validi si sono rivelati quelli acquisiti da autodidatta, grazie a un interesse costante per l’innovazione e per la creazione di soluzioni nuove ed esclusive. Ho fondato il primo giornale meteorologico online italiano, da qui anche altri, recensito alla fine degli anni Novanta nel CD Internet no problem de La Repubblica e citato anche da altre testate nazionali. Nel corso degli anni ho creato servizi meteorologici per realtà di rilievo, curando previsioni e analisi per gruppi editoriali e aziende di primo piano come RCS – Corriere della Sera, Libero Quotidiano, ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, società autostradali, aziende del settore delle energie rinnovabili, società di navigazione, istituti di ricerca di mercato, compagnie assicurative e molte altre realtà italiane ed estere. Creato le previsioni meteo per località per tutto Italia e tutto il Mondo assieme ad un programmatore nel 2000. Quindi, sviluppato con lui modelli matematici di previsione, e poi altri software non meteo, spesso dedicati al marketing delle Aziende. Mi sono occupato anche della gestione contrattuale e della realizzazione di siti web per i clienti, sviluppando, attraverso la mia agenzia web, le sezioni meteo dei principali quotidiani italiani, attività che dopo il 2013 ho deciso di non gestire più direttamente. Ho inoltre creato il servizio Report Grandine, un prodotto di alta qualità destinato ad aziende che hanno poi generato fatturati per decine di milioni di euro, sia in Italia sia all’estero. Ogni sito meteo da me fondato è di mia proprietà fin dall’inizio ed è stato gestito tramite aziende create appositamente, da solo o insieme a partner. Negli ultimi anni ho ampliato i miei interessi professionali, dedicandomi anche ai servizi per il turismo (da qui vari viaggi esplorativi), allo sviluppo software e alle strategie avanzate di SEO e SEM per imprese di diversi settori. Parallelamente, ho approfondito e applicato le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzata, ambito nel quale opero oggi come consulente e imprenditore. Attualmente sono impegnato nell’innovazione digitale e mi sto specializzando nella visibilità sul web, con una particolare attività di ricerca nel settore di Google Discover e il Mondo Google e dei Social Network. La mia propensione, tuttavia, resta quella di essere sempre attivo e creativo, senza limitare le mie attività e le mie ricerche a quanto qui esposto.

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