La Spagna è un miracolo di energia green che l'Italia non può avere
Radiazione solare spagnola Il vantaggio naturale della Spagna: geografia e clima che noi non abbiamo Partiamo da un dato concreto. La Spagna ha un
Radiazione solare spagnola
Contents- Il vantaggio naturale della Spagna: geografia e clima che noi non abbiamo
- Il nucleare che la Spagna ha, e non di irrisoria potenza
Il vantaggio naturale della Spagna: geografia e clima che noi non abbiamo
Partiamo da un dato concreto. La Spagna ha un irraggiamento solare che in alcune regioni – prendiamo ad esempio l’Andalusia o l’Estremadura – si avvicina a quello del Nordafrica. Non è un merito, è una fortuna geografica. Aggiungiamo poi i venti costanti che spazzano la Meseta e le coste atlantiche, territori enormi e poco abitati dove installare parchi eolici senza che nessuno protesti troppo: produrre energia rinnovabile in Spagna è semplicemente più facile e, di conseguenza, più economico. Non c’è ideologia dietro. Ci sono la geografia, la densità della popolazione, il clima favorevole.
L’Italia, al confronto, parte in salita. Al nord il sole non è nemmeno lontanamente paragonabile. Pensate che le ore di sole, specialmente nella Val Padana occidentale, sono simili a quelle inglesi. Il vento davvero sfruttabile su larga scala è limitato a poche zone e lo spazio, soprattutto nelle pianure più densamente popolate, è una risorsa scarsa. Dire “facciamo come la Spagna” in questo contesto suona un po’ come consigliare a qualcuno di coltivare datteri sul Lago di Como. Va bene, tra qualche anno, con il Cambiamento Climatico, chissà, forse sarà possibile – ma il punto non cambia.
Il gas
C’è però un’altra storia da raccontare, ancora meno nota al grande pubblico. La Spagna è uno dei più grandi importatori di gas naturale liquefatto (GNL) dell’intera Unione Europea, e non per caso. Sul suo territorio operano sei rigassificatori attivi, distribuiti lungo le coste atlantiche e mediterranee: una rete che rappresenta circa il 39% della capacità totale di rigassificazione dell’UE. Sei impianti. Funzionanti. Capaci di ricevere metaniere da ogni angolo del pianeta e trasformare il gas liquido in energia pronta per la rete. Come documenta questa analisi sul realismo della transizione energetica, la dipendenza dai combustibili fossili è tutt’altro che superata, anche nei paesi considerati più virtuosi.
L’Italia, che pure conta quattro rigassificatori operativi, avrebbe dovuto arrivare ad averne otto, stando ai progetti originari. Ma i soliti intoppi – comitati di protesta, polemiche politiche, iter autorizzativi infiniti – hanno bloccato i lavori. Il risultato lo conosciamo: dipendenza dalle forniture via gasdotto e una flessibilità strutturale molto più ridotta rispetto a quella del vicino iberico.
Il nucleare che la Spagna ha, e non di irrisoria potenza
Eccoci al punto che nessun sostenitore del “modello spagnolo” si preoccupa di menzionare. La Spagna ha ancora sette centrali nucleari in funzione, che coprono circa il 20% della produzione elettrica nazionale, garantendo una base stabile, continua, indipendente dalle variazioni meteorologiche. Quando il sole non c’è e il vento si ferma, il nucleare non si spegne. Tiene in piedi il sistema. Basti pensare a quanto accaduto il 28 aprile 2025 con il blackout spagnolo, quando una rete ad altissima penetrazione rinnovabile ha evidenziato i propri limiti strutturali, lasciando milioni di persone senza corrente.
In Italia, come è noto, quella strada è stata chiusa nel 1987 con il referendum che seguì Chernobyl, confermata poi nel 2011 dopo Fukushima. Scelte comprensibili nel loro contesto storico, ma con conseguenze energetiche che paghiamo ancora oggi. Non abbiamo il vantaggio naturale della Spagna e non abbiamo nemmeno quella base nucleare che ammortizza i picchi e le cadute delle fonti intermittenti. Il che ci lascia, inevitabilmente, con due sole opzioni reali: gas o energia importata.
Fare i conti con quello che si ha
L’energia non funziona per slogan, né si risolve guardando i modelli altrui come se fossero trasferibili chiavi in mano. Ogni sistema energetico è figlio del territorio, della storia industriale, delle infrastrutture esistenti e delle scelte politiche accumulate nei decenni. La Spagna ha costruito il suo mix su condizioni che l’Italia non possiede, e probabilmente non potrà replicare in tempi brevi, a prescindere dagli investimenti. Come spiega nel dettaglio questa panoramica sulla transizione energetica e come analizza l’impatto del Cambiamento Climatico sulle energie alternative, le sfide sono strutturali, non risolvibili con slogan.
Questo non significa rassegnarsi. Significa, piuttosto, smettere di ragionare per imitazione e cominciare a costruire una strategia energetica che parta dalle risorse reali del paese: il sole del Sud, le coste ventose della Sicilia e della Sardegna, il potenziale geotermico della Toscana e, forse, prima o poi, è necessario aprire una discussione seria sul nucleare di nuova generazione. E sappiatelo: anche io non lo vorrei, ma non voglio tornare all’Età della pietra. Vorrei un Paese meno dipendente dall’estero, visti i costi dell’energia, le guerre, ma soprattutto il fatto che i consumi energetici pro capite cresceranno nei prossimi anni – e non possiamo tirarci indietro.
Come dimostrano le conseguenze del blackout in Spagna e i rischi che ne derivano anche per l’Italia, la transizione energetica mal pianificata può rivelarsi un boomerang pericoloso.
Insomma, con questo non ho meno ammirazione per la Spagna – anzi, complimenti agli spagnoli – però quel pizzico di fortuna nella produzione di energia “verde” si paga con la siccità e la scarsità sempre più ricorrente dell’acqua. E sì, da loro le fluttuazioni dell’Alta Pressione delle Azzorre, mai così marcate in duemila anni, stanno causando deficit pluviometrici senza precedenti, danneggiando la preziosa agricoltura che necessita di investimenti crescenti pur di avere acqua. Quell’acqua che noi in Italia, specie al Nord e direi anche al Centro, diamo per scontata loro non ce l’hanno.
Credit
- IEA – Renewables 2025 – International Energy Agency
- IEA – Global Energy Review 2025 – International Energy Agency
- IEA – World Energy Outlook 2025 – International Energy Agency
