Nuovo nucleare in Italia, indicate come le più idonee
Nucleare in Italia: ecco le 51 aree idonee e dove potrebbero sorgere i nuovi impianti C'è una mappa. Non è ancora definitiva, non vincola nessun sindaco,
Nucleare in Italia: ecco le 51 aree idonee e dove potrebbero sorgere i nuovi impianti
C’è una mappa. Non è ancora definitiva, non vincola nessun sindaco, non obbliga nessuna regione. Eppure esiste, è pubblica, e racconta molto su dove l’Italia potrebbe costruire le infrastrutture nucleari del futuro. Parliamo della Carta Nazionale delle Aree Idonee – la cosiddetta CNAI – pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha identificato 51 aree distribuite in sei regioni come potenzialmente adatte a ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Un documento tecnico, certo, ma anche uno specchio di quanto il dibattito sul nucleare in Italia non sia più soltanto accademico.
ContentsIl ritorno di un dossier scomodo
Diciamolo subito: il nucleare italiano è tornato a fare notizia con una certa frequenza. Nel 2025 il governo ha approvato la legge delega sul “nucleare sostenibile”, aprendo la strada a reattori di nuova generazione – gli SMR (Small Modular Reactor) – e in prospettiva alla fusione nucleare. I tempi sono lunghi, le resistenze politiche e sociali considerevoli, ma il quadro normativo si sta costruendo pezzo per pezzo. E nel frattempo, il problema delle scorie – che esistono già, che vanno stoccate da qualche parte in sicurezza – resta lì, irrisolto da decenni.
Il Deposito Nazionale è altra cosa rispetto a una centrale. Non produce energia, non genera reazioni nucleari attive. È un sito di confinamento, pensato per raccogliere i rifiuti radioattivi a bassa e media attività in strutture ingegnerizzate, con un secondo livello sotterraneo dedicato ai materiali più pericolosi. Ma i criteri per individuarlo sono sostanzialmente gli stessi che si utilizzeranno per qualsiasi futura installazione nucleare.
Come si sceglie un sito
La metodologia segue le linee guida tecniche dell’ISIN e gli standard dell’AIEA, il braccio nucleare dell’ONU. In sintesi, si parte da criteri di esclusione: fuori gioco le aree ad elevata sismicità (dove il picco di accelerazione al suolo supera 0,25 g), le zone con vulcani attivi o quiescenti, i territori soggetti a inondazioni, frane o subsidenza. Escluse anche le quote superiori ai 700 metri, le falde poco profonde e le aree entro un chilometro da autostrade principali e linee ferroviarie strategiche.
Quello che rimane, dopo questa prima scrematura, viene analizzato in maggiore dettaglio: geologia, idrogeologia, radioecologia, uso del suolo, densità di popolazione nei dintorni. È un processo lungo, metodico, tutt’altro che infallibile ma scientificamente fondato. Non è la politica che disegna questi confini, almeno in prima battuta, bensì i geologi, i radiologi e gli ingegneri ambientali.
La Pianura Padana e i siti per i futuri impianti
Uno studio commissionato da Gauss Fusion, una società specializzata nella fusione nucleare, ha identificato in Europa circa 900 aree potenzialmente idonee per future centrali, di cui 196 in Italia. Le macro-zone che emergono per il nostro Paese sono piuttosto definite. L’ampia fascia della Pianura Padana, tra Torino e Milano fino a Cremona e Venezia, risulta particolarmente indicata per la robustezza della rete elettrica ad alta tensione e la concentrazione di poli industriali. Lungo l’asse del Po, tra Milano, Cremona e il Nordest, le infrastrutture energetiche già esistenti abbassano notevolmente i costi di integrazione.
A nordest emergono aree tra Verona e Venezia, e una zona intorno a Udine. In Emilia-Romagna, la fascia che va da Bologna alla costa adriatica – tra Ravenna e Rimini – è considerata favorevole. Al centro del Paese, la zona di confine tra Umbria e Lazio viene indicata come adatta, soprattutto per impianti a fusione. Nel Sud, infine, 15 cluster più piccoli, spesso costieri, completano il quadro.
Va chiarito però – ed è fondamentale – che queste mappe non sono decisioni di governo. Sono strumenti tecnico-scientifici, fotografie di un’idoneità potenziale. La scelta finale dipenderà da accordi con regioni e comuni, da valutazioni ambientali strategiche e da quella che gli esperti chiamano “accettabilità sociale” – in parole povere: quanta gente del posto è disposta ad averlo vicino casa.
Un obiettivo al 2050 ancora molto vago
Il governo ha indicato un obiettivo di potenza nucleare compreso tra 8 e 16 GW entro il 2050, una forchetta così ampia da suggerire quanto sia ancora incerta la traiettoria. I procedimenti tecnici, le valutazioni ambientali, le consultazioni locali, le compensazioni economiche per i territori ospitanti: tutto ciò richiederà anni, forse decenni. Il confronto con la Francia – che ha costruito la propria flotta nucleare in tempi relativamente brevi grazie a una decisione politica centralizzata – è istruttivo ma non trasponibile: l’Italia ha una struttura istituzionale più frammentata, e la memoria del referendum del 1987 pesa ancora.
Le 51 aree idonee per il Deposito Nazionale
Come anticipato, il dettaglio geografico della CNAI è ora disponibile. Le 51 aree si distribuiscono in sei regioni con densità molto diverse tra loro.
Il Piemonte conta 9 aree, concentrate tra le province di Alessandria e Torino: i territori di Bosco Marengo, Novi Ligure, Fubine Monferrato, Mazzè e Rondissone sono tra i più citati nelle schede tecniche. Il Lazio è la regione con il maggior numero di siti – ben 21 – tutti in provincia di Viterbo: i comuni di Montalto di Castro, Canino, Tessennano, Arlena di Castro, Piansano, Cellere e Tarquinia rientrano nelle aree selezionate. Non è un caso: il Lazio ospita già oltre il 30% dei rifiuti radioattivi italiani, per ragioni storiche legate agli impianti del passato.
La Basilicata porta in dote 10 aree tra le province di Matera e Potenza, in territori come Genzano di Lucania, Oppido Lucano e zone limitrofe a Montalbano Ionico e Bernalda. La Puglia ha 3 aree, riconducibili principalmente ai comuni di Altamura, Gravina in Puglia e Laterza. La Sicilia ne ha 2, in provincia di Trapani, nei territori di Calatafimi-Segesta e Castellammare del Golfo. La Sardegna, infine, conta 8 aree tra la provincia di Oristano e il Sud Sardegna, con comuni come Oristano, Palmas Arborea, Marrubiu, Decimoputzu, Villasor, Segariu e Guasila.
Ogni area ha un codice tecnico assegnato dal MASE e da Sogin ed è accompagnata da una relazione che ne descrive geologia, uso del suolo, prossimità ai centri abitati e condizioni idrogeologiche. La documentazione completa è consultabile sul sito ufficiale del Deposito Nazionale.
Credit:
- IAEA – Italy Committed to Managing Radioactive Waste Safely – International Atomic Energy Agency
- SOGIN – National Repository and Technology Park – Sogin, società statale italiana per il decommissioning nucleare
- World Nuclear News – IAEA reviews Italy’s management of radioactive waste – World Nuclear Association
- OECD NEA – Italy Nuclear Energy – Nuclear Energy Agency, OCSE
- IAEA – Italy National Report on Spent Fuel and Radioactive Waste Management – International Atomic Energy Agency, 8ª relazione nazionale
