I primi temporali e le supercelle tra 24 ore in Italia. Il seguito
Un caldo che non ha nulla di settembrino L'estate non accenna a mollare la presa. Anche sabato e domenica le temperature sono rimaste eccezionalmente
Un caldo che non ha nulla di settembrino
L’estate non accenna a mollare la presa. Anche sabato e domenica le temperature sono rimaste eccezionalmente elevate su tutta l’Italia, con valori che in molte zone hanno superato di 10-12 gradi le medie del periodo. Non è il classico strascico di fine stagione: è un caldo anomalo alimentato da un anticiclone ibrido, figlio del sollevamento verso latitudini settentrionali delle fasce subtropicali. Sulla Pianura Padana si viaggia stabilmente sui 34-36°C, mentre nelle aree interne del Centro Italia, del Sud e sulle Isole maggiori si toccano punte prossime o superiori ai 38°C.
Questa struttura di alta pressione, però, ha ormai i giorni contati. Il cedimento non sarà istantaneo: nelle prossime 24-48 ore assisteremo a un logorio progressivo, con i primi segnali di instabilità confinati ai rilievi. Poi, a metà settimana, il quadro cambierà davvero.
I primi temporali tra oggi, lunedì e martedì
Il lunedì 7 settembre si aprirà ancora senza fenomeni degni di nota. È nel pomeriggio, e nella prima parte della sera, che qualcosa comincerà a muoversi: temporali in formazione sulle Alpi Liguri e nel settore compreso tra la Val d’Aosta e la Val Sesia, con qualche rovescio possibile anche sulla Valtellina. Nuclei isolati si svilupperanno tra l’alto Veneto, il Trentino Alto Adige e il nord del Friuli.
Nella notte su martedì 8 qualche rovescio potrà scivolare anche in pianura, in particolare tra Lombardia e Veneto, con esaurimento al sorgere del sole. Sul resto della penisola nulla di rilevante.
Martedì il copione si ripete con qualche variazione. Tra pomeriggio e sera i temporali si concentreranno tra la Val d’Aosta e l’alto Piemonte, con possibili sconfinamenti serali o notturni verso la pianura piemontese, alle spalle di Torino. Rovesci isolati interesseranno il nord della Lombardia e l’alto Veneto, mentre lungo la dorsale appenninica si formeranno nubi cumuliformi con qualche temporale tra il settore umbro-marchigiano e quello abruzzese, in rapida dissoluzione dopo il tramonto. Altrove sole implacabile.
La svolta arriva a metà settimana
I principali centri di calcolo sono ormai allineati da giorni: tra mercoledì 9 e giovedì 10 settembre l’anticiclone verrà scalzato da un impulso instabile di matrice atlantica. Va chiarito subito un concetto, perché fa la differenza nel modo di leggere questa fase: non si tratterà di una perturbazione organizzata né di un cambio strutturale della circolazione. Il cambiamento ci sarà, ma essendo ancora in un contesto tardo estivo assumerà i contorni di un affondo temporalesco rapido, capace però di produrre fenomeni anche intensi e un generale ridimensionamento termico.
Il primo settore coinvolto sarà il Nord-Est, in particolare l’est della Lombardia e il Triveneto. Tra pomeriggio e serata di mercoledì potranno svilupparsi celle temporalesche piuttosto severe, localmente accompagnate da grandinate di piccola e media taglia, raffiche di vento e precipitazioni brevi ma concentrate. L’instabilità si trasferirà poi verso l’Emilia-Romagna, dove non si escludono sistemi organizzati: attenzione all’area tra Venezia e Bologna. Un fattore aggravante è il mare eccezionalmente caldo, che fornisce energia e umidità in quantità anomala per il periodo.
Tra la notte e la mattinata di giovedì la linea instabile dovrebbe scivolare lungo il versante adriatico, coinvolgendo Umbria, Marche, Abruzzo e Molise – quindi le fasce costiere di Ancona e Pescara – per poi puntare le regioni meridionali. È lo scenario indicato dall’ultimo aggiornamento del modello matematico europeo, coerente con quanto emergeva già nei giorni scorsi in vista di questa irruzione di stampo autunnale.
Dove pioverà davvero: il confronto tra i modelli matematici
Sapere quando cambia è ormai acquisito. Sapere dove cadrà l’acqua, molto meno. Il confronto tra i tre principali modelli matematici – GFS, ECMWF e ICON – restituisce un’immagine coerente nella tempistica ma divergente nella distribuzione delle precipitazioni, e questa resta la vera incognita.
Il denominatore comune è che non pioverà ovunque. Il passaggio sarà rapido, con fenomenologia sparsa: temporali di breve durata, ma energici laddove riusciranno a organizzarsi. Il Nord-Ovest, stando alle proiezioni attuali, rischia invece di restare ai margini, penalizzato dai flussi nord-occidentali che impattano contro la barriera alpina e generano vento di caduta secco su Piemonte e Lombardia occidentale: a Milano e nelle zone limitrofe gli accumuli potrebbero risultare modesti. Non è una sorpresa: già nei giorni scorsi si parlava di un possibile ridimensionamento delle piogge rispetto alle attese iniziali.
Quanto scenderanno le temperature
L’effetto più tangibile e diffuso sarà il calo termico. Sul Nord-Est la flessione potrà raggiungere gli 8-10°C rispetto alle punte eccessive di questi giorni, un salto che si avvertirà nettamente. Anche nelle regioni nord-occidentali il ridimensionamento si farà sentire, a maggior ragione in assenza di venti di favonio, che tendono invece a rialzare i valori diurni. Al Centro e al Sud il calo arriverà con qualche ora di ritardo, in progressiva estensione verso le estreme regioni meridionali.
Una boccata d’ossigeno che non risolve la siccità
Questo passaggio non sistemerà il problema di fondo. Le precipitazioni, anche dove localmente intense, non avranno durata né organizzazione sufficienti a colmare il deficit idrico accumulato in gran parte del territorio nazionale. Una saccatura mordi e fuggi bagna gli strati superficiali del suolo e poco altro; l’acqua non raggiunge le falde profonde, tanto più su terreni induriti dalla siccità, che oppongono resistenza all’infiltrazione e favoriscono il ruscellamento.
Per ottenere piogge realmente utili servirebbe una configurazione ben più strutturata: come minimo un centro di bassa pressione stabilmente posizionato, oppure una successione di peggioramenti simili distribuiti nell’arco di due o tre settimane. Settembre, statisticamente, non è il mese più favorevole per recuperare una carenza pluviometrica di questa portata, salvo eccezioni, si veda l’entità delle piogge cadute nel 2025 al Nord Ovest, ad esempio. Il deficit è nato nella seconda parte della primavera e si è aggravato durante un’estate segnata da calura estrema e precipitazioni scarse, quando presenti violentissime e concentrate.
Che cosa aspettarsi dopo
Le giornate successive al passaggio potranno conservare residue fasi di variabilità lungo l’Adriatico, sull’Appennino e al Sud, ma con prevalenza di schiarite e un clima finalmente più vivibile. Attenzione però a considerare chiusa la partita: l’ingerenza anticiclonica non è terminata e nelle prossime settimane restano possibili nuove fasi di stampo simil estivo, con l’ennesimo colpo di scena sempre dietro l’angolo. Il caldo estremo, quello sì, diventerà presto un ricordo. Per dire addio allo status siccitoso, invece, bisognerà probabilmente attendere ottobre e forse novembre.
Credit
Federico De Michelis