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El Nino Inverno 2026-2027: se ne parla spesso, quanto dobbiamo preoccuparci, parola all'esperto

Gentili lettori, sono sicuro che praticamente tutti voi avrete sentito parlare di un El Niño strong, il quale potrebbe raggiungere un'intensità

Gentili lettori, sono sicuro che praticamente tutti voi avrete sentito parlare di un El Niño strong, il quale potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale. Ma quanto è realmente giustificato l’allarme che si sente diffusamente nei notiziari? In questo articolo cercherò di spiegarvi perché dobbiamo rimanere sull’attenti, senza però temere alcuna conseguenza catastrofica. Almeno sul nostro Paese.

Perché c’è preoccupazione

Un El Niño forte o molto forte è sempre esistito e fa parte della ciclicità climatica del nostro pianeta. C’è però un grosso problema di fondo. Nasce e si sviluppa oggi all’interno di un clima meteo mondiale molto più caldo rispetto a quello dei grandi episodi del passato. Questo significa che le sue peculiarità si sommano a un sistema già segnato da temperature elevate. Ecco perché, se già di per sé è un amplificatore della temperatura mondiale, quest’anno potrebbe accadere qualcosa di nuovo.

Su scala planetaria, e in particolare nelle aree tropicali, l’attenzione (o forse, per meglio dire, l’allarme) è quindi pienamente giustificata. Gli effetti di El Niño possono essere molto marcati sulla distribuzione delle precipitazioni, sulle temperature e sulla probabilità di eventi meteo estremi. Basti pensare che, senza entrare troppo nei dettagli tecnici, aumenta sensibilmente in alcune regioni il rischio di siccità, incendi e caldo intenso e, in altre, quello di piogge eccezionali e alluvioni. È un fenomeno climatico che esaspera alcune caratteristiche.

È qualcosa a livello mondiale

Ricordiamo che stiamo parlando di un esteso e anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale: siccome la massa d’acqua è immensa, può produrre conseguenze molto lontane dalla sua area d’origine, attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche. Si tratta di collegamenti remoti che permettono di avere alterazioni notevoli anche a migliaia di chilometri. Ciò non toglie una cosa importante: non in tutto il pianeta abbiamo conseguenze simili o gravi. Volendo vedere, in Europa e nel Mediterraneo la situazione è molto più complessa e non possiamo stabilire un legame netto e sicuro.

Facciamo degli esempi

Un El Niño particolarmente intenso non significa automaticamente che nel nostro Paese avremo un inverno caldo e secco. Il fenomeno può modificare la circolazione atmosferica anche alle nostre latitudini, magari favorendo alcuni pattern meteo di blocco su scala euro-atlantica.

A diversi mesi di distanza (l’apice sarà tra dicembre e febbraio) è quindi possibile individuare alcune tendenze e alcune configurazioni meteo che potremmo avere con maggiore frequenza, ma non stabilire con precisione quale scenario si verificherà realmente nel corso della stagione. Inoltre, in area mediterranea ci sono altri fattori che potrebbero condizionare maggiormente l’inverno, tra cui l’Oscillazione Nord Atlantica (NAO), il Vortice Polare e altre configurazioni sinottiche che non possiamo prevedere con precisione adesso.

Una postilla importante

L’errore è già stato commesso da alcune fonti: è sbagliato attribuire al Niño qualunque evento meteo estremo, a maggior ragione in quest’estate, ma così pure nei prossimi mesi. Si tratta semplicemente di un amplificatore di fenomeni estremi su scala mondiale e, pertanto, un inverno scialbo o dominato dalle alte pressioni non ne è la conseguenza scontata. E allora perché parlarne? Per il fatto che stiamo andando incontro a un evento climatico probabilmente di intensità sconosciuta. Sarà un banco di prova per capire come sta evolvendo il nostro clima e la fenomenologia estrema.

Evitiamo quindi di fare il legame tra Niño e inverno anonimo o poco freddo. Con buona probabilità, quello che sta per arrivare risulterà l’ennesima stagione ben poco invernale, con piccoli sussulti freddi e lunghe pause miti e stabili. Ma questo è il trend meteo climatico che c’è già da anni, mentre quello che accadrà dalla parte opposta del mondo saranno eventi estremi ai quali scienziati e climatologi dovranno porre la dovuta attenzione.

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