
(METEOGIORNALE.IT) In riferimento alle proiezioni modellistiche che si allungano oltre i 6-7 giorni, i margini di incertezza sono ancora abbastanza significativi a scala Italia, ma la distanza non è siderale, per cui le indicazioni possono essere considerate di buona validità, perlomeno in termini generali a scala un po’ più vasta, mediterranea.
Ebbene, da queste proiezioni oltre i 6-7 giorni, per di più con una certa univocità di veduta da parte di tutti i centri di calcolo mondiali, continuano a giungere indicazioni per un tempo che ha tutte le intenzioni di mostrarsi invernale sul nostro bacino e con buona probabilità anche sull’Italia.
Ricordiamo, intanto, che domani, venerdì 20 marzo, farà la sua entrata ufficiale la primavera 2026, ma, come abbiamo rilevato anche in diversi nostri editoriali pregressi, il tempo associato alla nuova stagione potrebbe mostrarsi piuttosto anacronistico.
A dire il vero, una azione anomala e più fredda, meridiana, vi è stata già proprio in queste ultime ore, per via di un primo impulso meridiano verso l’Italia, impulso di aria moderatamente fredda che ha fatto irruzione sull’Italia dai settori baltici sotto forma di “Goccia Fredda” in quota, arrecando, nella giornata di ieri, 18 marzo, un calo termico vistoso e anche neve fino a 6/700 m sull’Appennino centrale.
Si è trattato di una prima azione dell’annunciata fase meridiana, la quale avrebbe tutta l’intenzione di persistere su buona parte del continente per il prosieguo di marzo e anche oltre, magari presentando alcune giornate con maggiore ingerenza anticiclonica da Ovest, ma anche altre con sfondamenti di cavi moderatamente freddi di matrice polare o sub-polare lungo il bordo orientale anticiclonico.
Una configurazione meridiana, infatti, computa come protagonista principale e timone della circolazione, la presenza di un’alta pressione di blocco disposta, appunto, in senso meridiano su Ovest Europa, alta pressione che con le sue manovre, ora di spanciamento, ora di slancio verso Nord, funge da barriera “apri e chiudi”, rispetto alle correnti più fredde settentrionali.

Questo tipo di configurazione, appare, oramai, piuttosto probabile per il prosieguo di marzo e anche per la prima settimana di aprile e si tratta di una configurazione schiettamente invernale, tutt’altro che primaverile.
Certo, per quanto i modelli possano avere una discreta attitudine a simulare le possibili manovre, rimane sempre molto incerta l’evoluzione oltre i 6/7 giorni, ancora più, poi, in una fase stagionale particolarmente dinamica alle medie e basse latitudini, per l’interazione di aria più calda che inizia a farsi più coraggiosa dal fronte subtropicale e i residui di correnti più fredde legate all’inverno in declino.
E’ nei dati, tuttavia, una prospettiva simulata più invernale che primaverile per il lungo periodo e, dunque, sulla base degli ultimi calcoli, la tendenza del tempo per la fase che andrebbe dal 26/27 marzo al giorno di Pasqua, quindi per tutta la settimana pasquale, sarebbe caratterizzata da maltempo con piogge diffuse e anche da nevicate fuori stagione su buona parte d’Italia.
Nella prima mappa interna sopra, abbiamo evidenziato l’anomalia piogge attesa nei 10 giorni circa dal 26/27 marzo a Pasqua, 5 aprile, ossia per la fase prossima, presumibilmente, con instabilità abbastanza continua.
Da essa è evincibile un quantitativo di pioggia sopra media un po’ su tutta Italia, nella media solo su qualche settore toscano e su altri più estesi del Nord. Nelle aree in celeste, il sopra media sarebbe nell’ordine del 10/20% in più rispetto alla norma, surplus crescente, invece, sulle aree adriatiche, meridionali e insulari circoscritte con blu più tenue, poi con blu più intenso e in fucsia.
Percentuali di pioggia, su questi settori, dal 30/40% in più, fino anche al 70/100% in più, questi estremi specie su Calabria tirrenica e Nordest Sicilia.

Nella seconda mappa interna, invece, abbiamo evidenziato le aree con rischio nevicate sempre per il medesimo periodo di riferimento. Potrebbe nevicare, certamente non tutti i giorni, tuttavia in diverse occasioni, mediamente a 800/1000 m, ma, in alcune fasi, potenzialità anche per neve in bassa montagna o alta collina, a 5/700 m in Appennino, fino in valle su Alpi.
Potrebbero esserci nevicate piuttosto ricorrenti e anche di un certo spessore, in particolare su Alpi, su diverse aree del Centro Nord Appennino e su qualche settore più alto dell’Appennino meridionale, aree in blu più scuro.
Da mettere nel conto, infine, il rischio di gelate tardive, rischio diffuso un po’ su tutte le aree interne del paese e fino a bassa quota.
Naturalmente questa evoluzione è solo indicativa, non costituisce una previsione in senso stretto, piuttosto solo una tendenza, suscettibile di cambiamento, data la distanza ancora abbastanza lontana. La monitoreremo costantemente apportando aggiornamenti quotidiani.
