Continua a piovere in Italia, ma può arrivare la NEVE a bassa quota? Le ipotesi
Stiamo entrando nella seconda decade di febbraio e le condizioni meteo continuano a essere ostinatamente autunnali più che invernali. Piogge
Stiamo entrando nella seconda decade di febbraio e le condizioni meteo continuano a essere ostinatamente autunnali più che invernali. Piogge incessanti, abbondanti nevicate solo ad alta quota e fronti in successione, senza la possibilità di avere gelo alle basse quote.
Cosa sta succedendo
Le grandi configurazioni meteo a livello europeo, capaci di convogliare sull’Italia masse d’aria gelida di origine continentale, sono veramente del tutto assenti. Nonostante la fiacchezza generale del Vortice Polare, continuiamo a subire correnti miti provenienti da ovest.
Con una sequenza frequente (e allarmante, diremmo) di sistemi perturbati ricchi di precipitazioni piovose e con la neve confinata quasi esclusivamente alle Alpi, e solo a partire da quote medio-alte. Un tipo di pattern più consono a fine ottobre o metà novembre. Di certo non nel cuore di febbraio.
Ma oramai la neve è finita?
Se intendiamo scenari estremi o di eventi memorabili, possiamo dire di sì. Non ci sono i presupposti per ondate di gelo notevoli. Ma, come sempre accade, non tutto è da buttare. Se intendiamo invece quelle evoluzioni tipiche del tardo inverno che, se si incastrano nel modo giusto e che possono offrire un’ultima occasione per rivedere la neve, allora la risposta è sì.
Una prima fase potrebbe concretizzarsi con un afflusso di aria fredda in discesa dai quadranti nord-occidentali. Peraltro, si tratta di una ipotesi che trova un discreto consenso tra i principali modelli previsionali. Si tratterebbe di masse d’aria di origine polare marittima o artica, inserite in un contesto dinamico e veloce. Freddo sì, ma proprio mordi e fuggi.
Non ovunque sortirà gli stessi effetti
Questo tipo di irruzione avrebbe due diverse conseguenze. La prima è un netto abbassamento delle temperature su tutta la Penisola, il ritorno della neve a quote più basse lungo l’Appennino centrale e localmente anche su quello meridionale, nuove imbiancate sui settori alpini più esposti e l’attivazione di venti freddi di Maestrale e Tramontana. La seconda è avere episodi di fohn in Pianura Padana.
Addirittura qui con un clima paradossalmente più dolce di quello attuale. Si tratta però di una configurazione meteo già osservata più volte negli ultimi anni, capace di portare freddo molto rapido e altrettanto rapidamente sostituito da correnti miti. Inoltre in Valle Padana è oramai finito il tempo del cuscinetto freddo molto resistente.
Questo vuol dire che, alla stregua di qualche gelata ancora possibile, una nevicata padana diffusa appare piuttosto improbabile. Ciò non toglie che potremmo avere ancora episodi di freddo invernale anche nel mese di marzo. Anzi le tendenze meteo per il prossimo mese paiono comunque interessanti. Ma oramai le occasioni di una nuova irruzione di neve a bassa quota diventano via via più basse, fino praticamente a diventare zero all’inizio del prossimo mese.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE
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