Sembra quasi di vivere in una strana normalità, ma basta guardare fuori dalla finestra per capire che qualcosa non torna affatto. In questo momento, mentre le regioni del centro e del sud si godono temperature decisamente miti, quasi fuori stagione, il nord ha iniziato a sentire i primi morsi del freddo. Eppure, nonostante il calo termico, la zona settentrionale dell’Italia resta ai margini del flusso perturbato, portando con sé un preoccupante deficit di pioggia e neve. Sull’arco alpino, diciamolo chiaramente, la neve scarseggia e quella poca che è caduta non basta a colmare il vuoto degli scorsi mesi.
La situazione cambia drasticamente appena scendiamo verso le aree centrali della penisola. Qui, da metà Gennaio in poi, le precipitazioni hanno letteralmente rotto gli argini, superando il doppio della media stagionale. Ho visto le immagini dei fiumi in piena e, in effetti, fanno impressione. A Roma, il Tevere si è gonfiato a tal punto da invadere zone che solitamente restano asciutte, trasformandosi in un serpente di fango limaccioso. Stessa sorte per l’Arno a Firenze e a Pisa, dove l’acqua scorre torbida e minacciosa. Anche la Sardegna e parte della Sicilia non sono state risparmiate da questo eccesso idrico che sta mettendo a dura prova il territorio.
Ma se la pioggia battente è un fenomeno che, pur nella sua intensità, abbiamo già conosciuto, sono le Tempeste di vento a lasciare senza parole. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a mareggiate di una violenza inaudita, come quelle provocate dalla Tempesta Harry, che ha devastato le coste orientali della Sardegna e i litorali ionici tra Sicilia, Calabria e Puglia. I danni sono ingentissimi, con spiagge letteralmente divorate dai marosi. Pensate che persino in Islanda la celebre spiaggia nera, meta di migliaia di turisti, è stata quasi cancellata dalla furia dell’Oceano Atlantico. È un segnale chiaro: qualcosa nell’atmosfera si è rotto.
Cosa sta succedendo veramente al nostro clima? In realtà, nulla che non fosse già stato ampiamente previsto dagli esperti di Riscaldamento Globale. L’estremizzazione climatica si manifesta proprio così, con eventi che passano dal nulla al troppo in una manciata di ore. Diventa difficile persino fare previsioni attendibili senza sembrare allarmisti, perché i modelli matematici mostrano scenari che fino a pochi anni fa avremmo definito fantascientifici. Eppure la realtà bussa alla porta e ci costringe a fare i conti con raffiche di vento che, già nella giornata di Giovedì 12 Febbraio, hanno toccato i 150 chilometri orari in mare aperto, costringendo le grandi petroliere a cercare riparo.
Il peggio, però, potrebbe arrivare tra la serata di Venerdì 13 e la giornata di Sabato 14 Febbraio. Una nuova, violenta Tempesta è in fase di gestazione e colpirà con forza il Mar Tirreno e le grandi Isole. Ci aspettiamo piogge torrenziali, grandinate e venti che cambieranno direzione bruscamente, complicando non poco i collegamenti marittimi per i traghetti. Al nord, nel frattempo, inizierà a soffiare il favonio, quel vento secco che scende dalle Alpi riscaldandosi, ma è solo il preludio a un cambiamento ancora più radicale. Si tratta infatti di aria artica che viene richiamata verso il cuore del Mediterraneo dalla bassa pressione in formazione.
E poi arriverà il freddo, quello vero. Le proiezioni indicano una imminente propagazione del Vortice Polare verso sud, una discesa di aria gelata che transiterà su territori già innevati dell’Europa settentrionale, mantenendo intatto il suo potenziale frigorifero. Sebbene manchi ancora qualche giorno per i dettagli millimetrici, l’incognita neve sulla Pianura Padana resta alta. Il freddo colpirà duramente la catena alpina e l’Appennino settentrionale, scivolando poi verso il centro. La Sardegna, in particolare, potrebbe riservare grandi sorprese, con possibili rovesci di gragnola o addirittura temporali di neve a quote bassissime. Insomma, meglio tenere i cappotti a portata di mano, perché la natura ha deciso di mostrarci il suo volto più turbolento.
Credit
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- NASA Climate Change
- Météo-France