
(METEOGIORNALE.IT) C’è qualcosa che si muove, lassù, dove l’aria si fa sottile e il gelo diventa una costante assoluta: si chiama Stratosfera. Mentre noi, quaggiù in Italia, iniziamo a percepire i primi timidi segnali di una primavera che vorrebbe farsi avanti, la Stratosfera ha deciso di riscrivere il copione di questo finale di stagione. Non è la prima volta che accade, sia chiaro, ma la dinamica che si sta delineando nelle ultime ore ha quel sapore di eccezionalità che ci porta ad un nuovo livello di attenzione. I principali centri di calcolo, parlo del modello europeo ECMWF e di quello americano GFS, sembrano aver trovato una rara e quasi plebiscitaria convergenza su un evento di portata rilevante, un imponente Stratwarming.
Diciamolo chiaramente, non stiamo parlando di una semplice fluttuazione barica locale. Si tratta di un vero e proprio scossone ai piani alti dell’atmosfera che potrebbe, il condizionale è d’obbligo, ribaltare completamente l’assetto meteorologico dell’Europa per il mese di Marzo. In effetti, osservando le mappe che analizzano la quota di 10 hPa, ovvero circa trentamila metri di altezza, si nota una risalita termica impressionante sopra l’Artico. Questo riscaldamento non è solo un numero su un grafico, ma un’energia dirompente che punta dritta al cuore del Vortice Polare.
La meccanica di uno Split stratosferico imminente
Ma cosa sta succedendo tecnicamente? La questione ruota attorno a quello che gli esperti chiamano Split del Vortice Polare. In termini poveri, invece di avere una trottola gelida e compatta che ruota sopra il Polo Nord, ci troviamo di fronte a una struttura che viene letteralmente spezzata in due tronconi. Questa volta la causa sembra risiedere in una scarsa allocazione delle vorticità potenziali in area canadese. Insomma, il settore del Canada non ha avuto il tempo materiale per riorganizzarsi e opporre resistenza all’intrusione di calore. Questa debolezza strutturale ha spalancato le porte a un massiccio afflusso di momento in sede polare.
La riorganizzazione del vortice appare lenta, pigra, quasi rassegnata all’avanzamento stagionale. Eppure, proprio questa lentezza potrebbe essere la chiave di volta. Quando la Stratosfera subisce un attacco di questa portata, si innesca un processo di rottura dei vincoli troposferici. Solitamente siamo abituati a una circolazione zonale, ovvero venti che corrono veloci da ovest verso est, mantenendo il freddo confinato alle alte latitudini. Tuttavia, il calo del piano antizonale, che dalla Stratosfera tende a scendere verso il basso, potrebbe rimescolare le carte in tavola per l’intera colonna del Vortice Polare.
È un gioco di specchi affascinante. Immaginiamo la Stratosfera come un direttore d’orchestra che improvvisamente cambia spartito. La Troposfera, che è lo strato dove avvengono i nostri fenomeni meteorologici, inizialmente continua a suonare la vecchia melodia, ma col passare dei giorni è costretta ad adeguarsi. Questo passaggio di consegne, però, non è mai immediato e soprattutto non è scontato. In effetti, la collaborazione tra i diversi piani atmosferici è l’elemento più difficile da prevedere. Non basta che il Vortice Polare si spacchi in due lassù a trenta chilometri di altezza, bisogna vedere se e come questo segnale riuscirà a bucare la barriera e influenzare il tempo che viviamo noi.
Le incognite del freddo verso l’Europa e l’Italia
Non facciamoci illusioni troppo facili, però. Il fatto che si verifichi uno Stratwarming di tipo Split non garantisce automaticamente nevicate in pianura a Roma o gelate tardive a Parigi. C’è di mezzo la resistenza della Troposfera, che ha sempre l’ultima parola. La circolazione imposta da fattori esterni, come il trend climatico generale legato al Riscaldamento Globale, potrebbe mitigare o addirittura annullare gli effetti di questa manovra stratosferica. In molti si aspettano il colpo di coda dell’inverno proprio quando i mandorli iniziano a fiorire, ma occorre attendere con estrema cautela.
Il nodo della questione sta nella costituzione di un blocco di alta pressione in grado di deviare le correnti gelide verso le latitudini più basse dell’Europa. Se questo blocco non dovesse formarsi correttamente, il freddo potrebbe scivolare via verso l’Asia o perdersi nell’Oceano Atlantico. È un equilibrio di forze delicatissimo. D’altronde, la natura non segue schemi rigidi e la meteorologia ci insegna che la sorpresa è sempre dietro l’angolo. In questo scenario, il periodo tra la fine di Febbraio e la prima decade di Marzo diventerà un laboratorio a cielo aperto per verificare queste teorie.
Osservando i dati dell’ECMWF, la soluzione dello Split appare quasi plebiscitaria oltre le 200 ore. È un segnale forte, questo va ammesso. Quando entrambi i modelli principali, compreso il GFS, convergono su una dinamica così complessa a una distanza temporale così ampia, significa che il segnale è robusto. Non sono semplici “fantasie” dei modelli, ma una tendenza fisica basata sulla conservazione del momento angolare e sulla dinamica dei fluidi su scala planetaria. Insomma, il potenziale per un evento di rilievo c’è tutto, resta da capire chi sarà il destinatario finale di questo pacco regalo artico.
Tra statistica e realtà climatica attuale
Negli ultimi anni abbiamo assistito spesso a tentativi di Stratwarming che poi si sono risolti in un nulla di fatto per l’Italia. Forse è anche per questo che c’è un certo scetticismo tra i previsori più esperti. Eppure, le condizioni attuali mostrano delle anomalie interessanti. La scarsa opposizione del settore canadese, di cui parlavamo prima, è un dettaglio tecnico non da poco. Significa che il Vortice Polare è vulnerabile su più fronti. Se l’onda di calore stratosferico riuscirà a completare la sua opera di separazione dei lobi, potremmo assistere a una configurazione a “due teste” del gelo mondiale.
Una di queste teste potrebbe finire sopra il continente nordamericano, portando bufere di neve tra Canada e Stati Uniti, mentre l’altra potrebbe vagare tra la Siberia e l’Europa. Se l’Italia dovesse finire sotto il tiro di questa seconda massa d’aria, ci troveremmo a vivere un Marzo decisamente d’altri tempi. In effetti, non sarebbe la prima volta che il mese della primavera si trasforma nel più crudo dell’inverno. Ricordiamo tutti eventi storici in cui la neve ha fatto la sua comparsa tardiva, mandando in crisi l’agricoltura e sorprendendo chi aveva già fatto il cambio di stagione negli armadi.
Tuttavia, bisogna considerare che il sistema atmosfera è caotico per definizione. La discesa del segnale antizonale deve fare i conti con una Troposfera che quest’anno è apparsa particolarmente dinamica, ma anche molto influenzata dalle acque superficiali degli oceani piuttosto calde. Questo calore latente potrebbe fungere da ammortizzatore, impedendo al freddo di scendere troppo a sud. Insomma, è una sfida tra titani quella che si sta preparando sopra le nostre teste.
Osservazioni conclusive sulle dinamiche polari
Altro discorso importante riguarda la tempistica. Un evento che si innesca intorno al 23 Febbraio o al 24 Febbraio impiega solitamente dai dieci ai quindici giorni per manifestare i suoi effetti al suolo. Questo ci porta direttamente alla prima metà di Marzo. Sarà un mese di transizione, questo è certo, ma potrebbe essere molto più turbolento del previsto. La rottura dei legami zonali favorisce scambi meridiani, ovvero aria calda che sale verso nord e aria gelida che scende verso sud. È il respiro profondo del pianeta che cerca di riequilibrare le differenze termiche tra polo ed equatore.
In definitiva, quello che vediamo oggi sulle mappe è un’ipotesi estremamente affascinante e supportata da dati solidi. Ma, come ogni buon giornalista sa, la notizia è tale solo quando accade. Per ora siamo nel campo delle grandi manovre stratosferiche, un regno lontano ma non troppo, capace di condizionare le nostre giornate più di quanto possiamo immaginare. Restiamo in attesa dei prossimi aggiornamenti, con la consapevolezza che la natura ha ancora molte carte da giocare prima di dichiarare chiusa la stagione fredda. Forse, proprio quando pensavamo di essere in procinto di archiviare i cappotti, dovremo tornare a fare i conti con il vero volto dell’Artico.
Diciamolo, la meteorologia è bella proprio per questa sua imprevedibilità di fondo, per quella capacità di rimescolare tutto proprio nell’ultimo chilometro. Non resta che monitorare la situazione con occhio critico, senza lasciarsi andare a facili entusiasmi ma nemmeno ignorando segnali che, mai come quest’anno, appaiono così nitidi e concordi tra i giganti del calcolo meteorologico mondiale.
Credit (METEOGIORNALE.IT)
