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Ribaltone: il vero Inverno da metà Febbraio e sino a quasi tutto Marzo

L’inverno ha in serbo un finale a sorpresa: le proiezioni del tutto inatteso secondo le proiezioni ECMWF.

Federico De Michelis di Federico De Michelis
08 Feb 2026 - 17:45
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Zoom
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Aria fredda verso Italia.

(METEOGIORNALE.IT) Diciamocelo chiaramente, sembrava quasi fatta. Guardando fuori dalla finestra in questi giorni, con quel sole che inizia a scaldare timidamente le facciate dei palazzi e le temperature che, specie al Centro-Sud, profumano già di primavera, verrebbe voglia di mettere via il cappotto pesante. E invece no. Guai a farsi ingannare dalle apparenze o da una settimana di tregua, perché le carte meteorologiche – quelle serie, prodotte dal centro di calcolo europeo ECMWF – stanno disegnando uno scenario che ha del clamoroso. O forse, sarebbe meglio dire, del “normale”, se solo ci ricordassimo com’era il meteo prima che il cambiamento climatico scombinasse le carte in tavola.

Insomma, l’inverno non ha alcuna intenzione di abdicare. Anzi, pare stia prendendo la rincorsa per un colpo di coda che potrebbe protrarsi ben oltre le aspettative, invadendo un mese, Marzo, che nell’immaginario collettivo dovrebbe portarci verso le prime fioriture e non verso i fiocchi di neve. Nel fondo pagina, una serie di mappe.

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Un’illusione termica prima del ribaltone

Se analizziamo la situazione attuale e quella prevista per la prima metà di Febbraio, notiamo un’Italia quasi divisa in due, ma con una tendenza al sopramedia termico che potrebbe trarre in inganno i meno esperti. Le mappe delle anomalie di temperatura a 2 metri ci mostrano, per i primi giorni, colori caldi, rassicuranti per chi ama il tepore. Ma è un fuoco di paglia.

Il vero nodo cruciale, il punto di svolta che rimescola l’intero scacchiere barico europeo, si colloca poco dopo la metà del mese. È lì che i modelli matematici iniziano a fiutare un cambiamento radicale. Le correnti, finora provenienti dai quadranti occidentali o meridionali, miti e umide, lasceranno spazio a masse d’aria di origine ben diversa. Si intravede, osservando l’evoluzione delle anomalie termiche settimanali, una progressiva “invasione” di colori più freddi – tecnicamente anomalie negative – che dal nord-est Europa iniziano a scivolare verso il bacino del Mediterraneo.

Non stiamo parlando di un evento mordi e fuggi, di quelli che durano 24 ore e poi arrivederci. No, la struttura che si va delineando suggerisce una persistenza. L’alta pressione, che spesso ci ha protetto (o condannato allo smog, dipende dai punti di vista) in questi anni, sembra voler migrare verso latitudini più settentrionali, lasciando il fianco orientale dell’Europa e l’Italia esposte a correnti di rientro. Fredde, taglienti, invernali.

 

Precipitazioni: tanta acqua subito, poi il rebus

C’è poi il capitolo piogge e nevicate, forse quello più delicato per la gestione del territorio. Le mappe delle anomalie pluviometriche (QPF) sono piuttosto eloquenti. Nella prima fase, quella che stiamo vivendo e che ci accompagnerà ancora per un po’, l’Atlantico ha la porta spalancata. Questo significa perturbazioni in serie, cariche di umidità.

Si nota chiaramente un surplus precipitativo concentrato soprattutto sui versanti tirrenici, sulla Sardegna, sulla Sicilia e su buona parte del Nord Italia. È una manna dal cielo per le falde acquifere, certo, ma porta con sé anche il rischio di fenomeni intensi, dato che i mari sono ancora relativamente caldi e forniscono energia al sistema.

Tuttavia, con l’avanzare dei giorni e con il cambio di circolazione di cui parlavamo prima, lo scenario muta. Quando l’aria fredda continentale prende il sopravvento, le precipitazioni tendono statisticamente a diminuire, o meglio, a localizzarsi. Le mappe a lungo termine (quelle che guardano verso la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo) mostrano un segnale più neutro o addirittura leggermente sottomedia per quanto riguarda le quantità di pioggia.

Attenzione però a non interpretare male questo dato: “meno precipitazioni” non significa cielo sereno ovunque. Significa che i grandi fronti atlantici organizzati faranno fatica a entrare, bloccati dal muro di alta pressione a nord, ma l’instabilità, quella insidiosa e imprevedibile, sarà padrona di casa. E con l’aria fredda che, nel frattempo, avrà fatto crollare le temperature, ogni minima precipitazione potrà trasformarsi in neve a quote molto interessanti.

 

Il ruolo chiave del Vortice Polare

Ma perché accade tutto questo proprio ora, quando le giornate si allungano? La risposta, come spesso accade d’inverno, va cercata lassù, in Stratosfera. Il Vortice Polare, quella grande trottola di aria gelida che ruota sopra il Polo Nord, sta vivendo momenti di forte stress. Senza entrare in tecnicismi troppo spinti, diciamo che sta “frenando” e potrebbe addirittura rompersi o dislocarsi (split).

Quando il Vortice è compatto, il freddo resta confinato al Polo. Quando invece rallenta o si “disturba”, come pare stia accadendo nelle proiezioni ECMWF, lobi di aria gelida tendono a scappare verso sud. È come se il recinto del freddo si aprisse improvvisamente. Questa dinamica favorisce gli scambi meridiani: aria calda che sale verso il Polo e aria fredda che scende verso di noi.

È proprio questa configurazione a suggerire che Marzo potrebbe vestirsi da Gennaio. Un inverno prolungato, insomma, esteso ben oltre ogni immaginazione se raffrontato al meteo scialbo e anonimo di questi ultimi anni. Non è il “Burian” storico del 2018, sia chiaro – inutile fare terrorismo mediatico – ma è un ritorno a una dinamicità invernale vecchia scuola che avevamo quasi dimenticato.

 

Neve: dove e quando?

Arriviamo al dunque, alla domanda che tutti si pongono: nevicherà? Con il drastico calo termico previsto tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo, lo zero termico è destinato a crollare. Sui rilievi, sia sulle Alpi che lungo la dorsale dell’Appennino, la neve dovrebbe tornare a fare la sua comparsa in modo scenografico, consolidando un manto che servirà come riserva idrica per l’estate.

Ma la vera notizia è un’altra. L’incastro tra l’aria fredda che affluisce nei bassi strati e l’instabilità atmosferica in quota crea le condizioni ideali per sorprese anche in pianura. In Valle Padana, in particolare, potrebbe formarsi quel famoso “cuscino freddo”: uno strato d’aria gelida che rimane intrappolato vicino al suolo. Se sopra questo cuscino dovesse scorrere aria più umida (e l’instabilità prevista non lo esclude affatto), ecco che la neve potrebbe fare la sua comparsa a quote di pianura, imbiancando città che da tempo vedono solo pioggia o nebbia.

Anche il Centro Italia e le zone interne del Sud non sono immuni da questo scenario, sebbene lì molto dipenderà dall’esatta traiettoria dei minimi depressionari. Se il freddo entrerà dalla porta della Bora o del Rodano, le sorprese bianche a bassa quota saranno molto probabili anche lì.

 

Un Marzo travestito d’Inverno

Guardando le mappe estese fino a metà Marzo, colpisce la persistenza delle anomalie termiche negative su gran parte dell’Europa centrale e mediterranea. È un segnale forte. Ci dice che la primavera dovrà attendere, che dovremo tenere sciarpe e cappelli a portata di mano ancora per un bel pezzo.

Questa evoluzione ha del paradossale se pensiamo a come è iniziato l’anno, ma ci ricorda quanto l’atmosfera sia un sistema caotico e affascinante. L’inverno 2026 (o meglio, la seconda parte dell’inverno 2025-2026) sembra voler riscattare una stagione che spesso, negli ultimi decenni, è stata latitante.

È interessante notare come il modello europeo ECMWF, solitamente molto performante sul medio-lungo termine, insista su questa visione da diverse corse (run). Non è un’uscita isolata, un “bug” del sistema, ma una tendenza che si consolida giorno dopo giorno. Le precipitazioni, pur calando in termini di quantità totali rispetto alle piogge torrenziali di inizio periodo, diventeranno più “fredde”, più incisive in termini di percezione invernale.

In sintesi, preparatevi a sbalzi d’umore meteorologici. Passeremo da giornate che sembrano un anticipo di primavera a bruschi ritorni al pieno inverno, con venti freddi e fiocchi che danzano nell’aria. È il bello (e il brutto, per chi non lo ama) della meteorologia: nulla è mai scritto fino all’ultimo, ma questa volta gli indizi per un finale di stagione scoppiettante ci sono tutti.

 

Fonti

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Charts and data visualization of extended range forecasts
  • WMO (World Meteorological Organization): State of the Global Climate reports
  • Copernicus Climate Change Service: Monthly climate bulletins and temperature analysis

(METEOGIORNALE.IT)

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Tags: anomalie termichefreddo tardivometeo marzoneve bassa quotaprevisioni ECMWFValle Padanavortice polare
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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