Diciamolo chiaramente, abbiamo passato settimane a chiederci se l’inverno avesse deciso di dare le dimissioni anticipate, magari per prendersi una vacanza alle Maldive. Invece, proprio quando i primi timidi fiori provano a bucare il terreno, ecco che i modelli matematici rimescolano le carte in tavola con una sfrontatezza quasi irritante. Non è solo una sensazione da bar, ma un dato che emerge con forza dalle analisi più recenti, quelle che osservano il respiro profondo dell’atmosfera sopra il nostro Continente. Sembra infatti che la Neve possa arrivare a sorpresa, un colpo di scena che molti davano per spacciato.
C’è una corrente occidentale fortissima che sta letteralmente facendo a pugni con una massa d’aria molto fredda, un duello che si consuma sopra le nostre teste mentre noi, in basso, cerchiamo di capire se riporre o meno il cappotto pesante. Questa aria fredda non ha intenzione di mollare la presa sull’Europa. Anzi, tende a rinnovarsi con una costanza quasi eroica. Dopo l’irruzione gelida che ha sferzato diverse zone nei giorni scorsi, ne è prevista una nuova, diciamo nel giro di una settimana, con una violenza che potrebbe persino superare la precedente. Il punto vero, quello che ci tocca da vicino, è che questa massa d’aria potrebbe espandersi in modo deciso verso ovest. E quando dico ovest, intendo che potrebbe finire per abbracciare il Nord Italia, portando quella Neve a quote pianeggianti che, quest’anno, si è fatta desiderare più di un aumento di stipendio.
Siamo immersi in una situazione atmosferica che definire anomala è quasi un complimento, o almeno lo è rispetto ai canoni classici a cui eravamo abituati. Solitamente, durante il mese di Febbraio, la Pianura Padana diventa una sorta di frigorifero naturale grazie a quelle figure di Alta Pressione che stazionano per giorni, permettendo all’aria fredda di accumularsi nei bassi strati. È il famoso cuscinetto d’aria fredda, quella barriera invisibile che permette alla Neve di cadere anche quando, poco più in alto, le temperature non sarebbero così proibitive. Quest’anno, però, il copione è stato riscritto da un regista un po’ distratto, o forse troppo creativo.
In questo strano Inverno, il cuscinetto freddo è stato il grande assente. Ogni volta che l’aria fredda provava a stabilizzarsi, l’Alta Pressione durava quanto un battito di ciglia, subito scalzata da un regime di Bassa Pressione inquieto e dinamico. Questo ha cambiato radicalmente la distribuzione delle precipitazioni. Pensiamo a Gennaio, un mese in cui i fenomeni sono arrivati in ritardo e si sono concentrati soprattutto sulle regioni centrali e meridionali dell’Italia. Eppure, un segnale c’è stato. Quando la Neve è riuscita a imbiancare l’Emilia-Romagna, spingendosi fino alle coste, ci ha ricordato che il serbatoio del freddo è tutt’altro che vuoto. Vedere i fiocchi che toccano la sabbia romagnola è la prova che le condizioni per un colpo di coda invernale ci sono ancora tutte, nonostante tutto quello che sentiamo dire ogni giorno.
Il Riscaldamento Globale è una realtà innegabile, sia chiaro, ma non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che significhi la fine definitiva del gelo. Al contrario, questi cambiamenti climatici sembrano esaltare le situazioni atmosferiche estreme, quasi volessero gridare la loro presenza attraverso eventi meteo sempre più violenti e improvvisi. È quello che gli scienziati chiamano amplificazione artica, un fenomeno che tende a intensificare i contrasti, alternando periodi insolitamente miti a ondate di gelo che sembrano rubate a un romanzo di ambientazione russa.
Se alziamo lo sguardo oltre i confini dell’Europa, quello che succede nel Nord America è a dir poco impressionante, quasi spaventoso se pensiamo alla velocità con cui cambiano le cose. Negli Stati Uniti e in Canada, la parte orientale del continente è diventata il teatro di un’ondata di freddo eccezionale che ha letteralmente congelato tutto. Le cascate del Niagara si sono trasformate in sculture di ghiaccio immobili, un’immagine che toglie il fiato, e persino il fiume Hudson a New York ha mostrato segni di un congelamento istantaneo che non si vedeva da tempo. Fa freddo, un freddo vero, di quelli che ti entrano nelle ossa e non ti lasciano più.
E non è che l’Europa stia a guardare dal calduccio. In Polonia, il mare ha iniziato a ghiacciare lungo la costa, un evento che non capita certo tutti i giorni, e i grandi fiumi della Germania, dell’Austria e dell’Ungheria trasportano lastre di ghiaccio che sembrano zattere bianche. Questa situazione si estende verso sud, toccando la Romania e l’Ucraina, fino ad arrivare ai Paesi Baltici e alla Russia, dove, intendiamoci, il gelo è di casa, ma quest’anno si presenta con una prepotenza particolare. Tutto questo ci dimostra che il freddo esiste ancora, eccome se esiste. Non è una riserva esclusiva della Siberia, anzi, spesso ormai non serve nemmeno andare a scomodare le steppe asiatiche per trovare temperature polari.
Nel breve termine, noi in Italia siamo diventati il bersaglio delle correnti oceaniche, ma attenzione, perché non sono le solite correnti miti e umide a cui siamo abituati. Sono masse d’aria molto più fredde rispetto al passato. Se andiamo a guardare cosa succede a circa 1500 metri di quota, troviamo lo zero termico a altezze sorprendentemente basse. Questo è il risultato di un Vortice Polare che, nella Troposfera, appare sfilacciato, quasi sbrindellato. Invece di restare compatto sopra il polo, tende a spingersi verso sud, travasando aria gelida verso le regioni che normalmente godono di un clima temperato.
Tuttavia, come in ogni buona trama noir che si rispetti, c’è sempre un elemento di disturbo. Mentre il nord si prepara a un possibile ritorno dell’inverno crudo, iniziano a palesarsi i primi richiami di aria calda nel Mediterraneo. Questo lo vedremo in modo progressivo con fasi quasi miti che toccheranno il sud dell’Italia, la Sicilia e la Sardegna. Ma non lasciatevi ingannare. Saranno solo brevi parentesi, piccoli assaggi di un futuro che è ancora molto lontano dal realizzarsi stabilmente. La primavera vera, quella che ci fa togliere le sciarpe per davvero, è ancora un puntino sfocato all’orizzonte.
Prendiamo ancora una volta l’esempio degli Stati Uniti. La settimana prossima, nella parte orientale, è attesa una fiammata calda improvvisa con temperature ben sopra la media stagionale. Tutto questo accade dopo che, per quindici giorni, il ghiaccio ha dominato la scena con tempeste di neve che sono scese giù, giù fino a lambire la Florida. È questa la nuova normalità, se così vogliamo chiamarla: un’altalena termica che non lascia spazio a certezze granitiche.
Quindi, parliamoci chiaro, chi oggi si avventura a dire che l’inverno è finito o che non vedremo più la Neve a bassa quota, forse pecca di un pizzico di fantasia, o forse non ha guardato bene le mappe. Allo stesso tempo, pretendere la certezza matematica di una nevicata in Pianura Padana è altrettanto azzardato, vista la variabilità atmosferica estrema in cui siamo immersi. Ma i segnali ci sono, tutti quanti. Le pedine sulla scacchiera meteorologica si stanno muovendo in una direzione che suggerisce prudenza nel mettere via gli sci.
L’Italia, con la sua geografia così complessa, si trova nel mezzo di questo scontro tra titani. Da una parte l’aria gelida che preme dai Balcani e dal nord Europa, dall’altra il respiro umido dell’Oceano Atlantico e le fiammate calde dal Nord Africa. È un equilibrio sottilissimo, basta uno spostamento del minimo barico di pochi chilometri, magari cento o duecento metri di differenza nella quota dello zero termico, per trasformare una giornata di pioggia battente in uno spettacolo bianco e silenzioso.
In questa analisi del modello matematico, emerge chiaramente che l’evoluzione meteo per i prossimi giorni sarà dominata dall’incertezza, ma con una pendenza decisa verso il freddo per le regioni settentrionali. Il rischio, o la speranza, a seconda dei punti di vista, è che ci si svegli una mattina con il mondo trasformato. E non sarà merito di una perturbazione classica, ma di questo travaso di aria polare che ha deciso di fare una deviazione verso le latitudini mediterranee. Insomma, prepariamoci a tutto, perché l’atmosfera ha ancora parecchie cartucce da sparare prima di arrendersi al sole primaverile. In effetti, l’inverno sembra aver conservato il meglio, o il peggio, proprio per il gran finale.
Credit
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NASA Earth Observatory
- Nature Climate Change