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Inquietante Vortice Polare: gelo dalla Siberia verso Italia

Federico De Michelis di Federico De Michelis
14 Feb 2026 - 17:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Effetti del Vortice Polare su Euorpa e Italia.

Il destino del Vortice Polare sembra segnato

(METEOGIORNALE.IT) La natura e le stazioni sempre più non seguono un copione prestabilito, specialmente quando si parla di dinamiche atmosferiche d’alta quota. Osservando le proiezioni attuali, l’attenzione degli esperti è tutta rivolta a quella mastodontica trottola d’aria gelida che staziona sopra il Polo Nord: il Vortice Polare.

Se fino a poche settimane fa sembrava reggere l’urto delle onde di calore troposferiche, le ultime emissioni del modello europeo ECMWF suggeriscono una metamorfosi profonda, quasi inquietante per chi sperava in una primavera anticipata e mite. Insomma, i giochi non sono affatto chiusi, anzi, potremmo essere testimoni di uno degli eventi più significativi della stagione invernale proprio quando il calendario ci direbbe di guardare altrove.

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Vortice Polare a rischio Split: c’è lo Strawarming

In effetti, il processo di Stratwarming – quel riscaldamento anomalo e repentino della stratosfera – sta entrando in una fase critica. Quando la temperatura a circa 30 chilometri di altezza schizza verso l’alto di decine di gradi in pochissimi giorni, il Vortice Polare subisce una sorta di trauma meccanico.

Immaginate un palloncino che viene schiacciato ai poli o, nei casi più estremi, letteralmente spaccato in due lobi distinti. Questo fenomeno, tecnicamente noto come “split”, è quello che le mappe mostrano per la seconda metà di Febbraio. Non è solo una questione di numeri o di grafici colorati, si tratta di un ribaltamento barico che ha ripercussioni dirette su scala emisferica, modificando il percorso delle correnti che solitamente trasportano il clima mite atlantico verso l’Europa.

 

Il Vortice Polare sarà fortemente instabile

Diciamolo chiaramente: la statistica ci insegna che quando il cuore del gelo si frammenta, le probabilità che una di queste masse d’aria gelida scivoli verso sud aumentano drasticamente. Non è un automatismo, sia chiaro, ma la configurazione che si sta delineando per i prossimi giorni vede un Anticiclone di blocco posizionarsi in modo anomalo tra la Groenlandia e l’Islanda. Questa “montagna” di alta pressione agisce come un muro, costringendo il flusso perturbato e freddo a scendere di latitudine. Il risultato? L’Europa centrale e il bacino del Mediterraneo diventano il bersaglio preferito per colate d’aria artica o, peggio ancora, continentale siberiana.

 

Analizzando nel dettaglio le proiezioni per il 20 Febbraio e i giorni successivi, si nota una spiccata propensione allo sbilanciamento delle masse d’aria. Mentre l’America del Nord potrebbe godere di una relativa protezione, il settore eurasiatico appare decisamente più vulnerabile.

 

In Italia, questo si traduce spesso in un richiamo di venti dai quadranti settentrionali. La tramontana e il grecale potrebbero tornare a soffiare con forza, portando un crollo termico che farebbe precipitare le temperature ben al di sotto delle medie stagionali del periodo.

 

Molti si chiedono se sia normale temere il gelo proprio ora. In realtà, la storia climatica del nostro Paese è piena di esempi in cui l’inverno ha mostrato i muscoli proprio sul traguardo. Come non ricordare il Febbraio del 1956 o, più recentemente, la storica ondata di freddo del 2012.

 

Ondate di gelo tardivo, sempre più frequenti

Ma se vogliamo parlare di colpi di coda tardivi, il pensiero corre immediatamente alla fine di Febbraio e ai primi di Marzo del 2018, quando il famigerato “Burian” portò la neve su molte spiagge italiane e paralizzò le città del Centro-Sud. Fu un evento emblematico, innescato proprio da uno Stratwarming simile a quello che stiamo monitorando oggi. Anche nel 2005, l’inizio di Marzo regalò nevicate storiche su gran parte del settentrione, ricordandoci che la primavera meteorologica – che inizia il primo del mese – è spesso solo una convenzione burocratica.

 

C’è un dettaglio tecnico che non va sottovalutato: la propagazione del disturbo dalla stratosfera alla troposfera non è immediata. Serve tempo, solitamente una decina di giorni, perché l’effetto della frenata del Vortice Polare si faccia sentire ai livelli dove viviamo noi. Questo “lag” temporale è ciò che rende le previsioni a lungo termine così affascinanti e complesse. Le proiezioni attuali indicano che il picco del disturbo potrebbe manifestarsi tra l’ultima settimana di Febbraio e la prima decade di Marzo. In quel frangente, la struttura del Vortice Polare apparirà completamente distorta, con l’alta pressione polare che prenderà il posto del classico ciclone gelido permanente.

 

Impatto del Vortice Polare in Italia

L’impatto sull’Italia dipenderebbe poi dall’esatto posizionamento dei minimi pressori. Se l’aria fredda dovesse entrare dalla porta della Bora, il versante adriatico e il Sud sarebbero i primi a vedere la neve a quote basse. Se invece il flusso dovesse scivolare dal Rodano, sarebbe il Nord a rischiare nevicate copiose anche in pianura per i contrasti termici si formerebbe una bassa pressione, e poi rischierebbe la Sardegna, il settore tirrenico. È un equilibrio delicatissimo, quasi un gioco di incastri dove pochi chilometri di spostamento dei centri di bassa pressione fanno la differenza tra una giornata di pioggia e una nevicata storica.

 

Osservando la situazione attuale in Europa, notiamo un continente diviso. Da una parte la Spagna e la Francia meridionale che hanno assaggiato scampoli di primavera precoce, dall’altra la Scandinavia e la Russia europea che restano sotto un gelo siderale.

 

Serbatoio di gelo inisuale già in Europa

In questo 2026, il “serbatoio” del freddo è pieno, aspetta solo una spinta per svuotarsi verso latitudini più basse. Il Riscaldamento Globale, paradossalmente, potrebbe giocare un ruolo in questo caos: studi recenti suggeriscono che un’artide più calda rende il Vortice Polare più instabile e incline a queste repentine rotture. Insomma, un clima più caldo a livello globale non esclude affatto episodi di gelo estremo localizzati e intensi. Avrete sentito parlare di Amplificazione Artica.

 

Guardando alle simulazioni modellistiche di ECMWF, la persistenza di anomalie termiche negative su gran parte dell’Europa orientale è un segnale chiaro. Non stiamo parlando di una rinfrescata passeggera, ma di un potenziale cambio di assetto barico che potrebbe condizionare anche buona parte del prossimo mese.

 

La prudenza è d’obbligo, ma i segnali che arrivano dall’alta atmosfera sono troppo forti per essere ignorati. È come se il Vortice Polare stesse preparando un ultimo, fragoroso atto prima di congedarsi per la stagione estiva.

 

E poi c’è il fattore sorpresa. Le ondate di freddo marzoline sono spesso le più insidiose perché colpiscono una natura che sta già iniziando a risvegliarsi. Le fioriture precoci, stimolate da un Gennaio e un inizio Febbraio spesso troppo miti, rischiano di essere bruciate da gelate tardive improvvise.

 

In conclusione, ci attende un periodo di estrema dinamicità. Le mappe che mostrano la velocità dei venti zonali in calo e l’inversione delle correnti in stratosfera sono un campanello d’allarme per chiunque si occupi di previsioni. Il Vortice Polare è ferito, compresso e pronto a scaricare la sua energia gelida verso sud. Resta solo da capire chi, nella lotteria delle correnti, pescherà il biglietto del gelo crudo.

 

L’Italia, con la sua posizione centrale nel Mediterraneo, è spesso l’ago della bilancia di queste dinamiche così vaste e complesse. Non ci resta che attendere le prossime conferme, tenendo i cappotti a portata di mano, perché l’inverno potrebbe aver deciso di presentare il conto proprio quando pensavamo fosse già finita.

 

Credit

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • Nature Geoscience
  • American Meteorological Society (AMS)

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  (METEOGIORNALE.IT)

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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