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Home A Scelta dalla Redazione

GELO negli USA: dov’è finito il Global Warming? Un classico errore meteo

Davide Santini di Davide Santini
04 Feb 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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Crollo temperature e neve in arrivo, l’improvviso dietrofront di maggio

Freddo in arrivo, temporali e anche neve tra poche ore

(METEOGIORNALE.IT) Spesso e volentieri quando c’è un’ondata di gelo in qualche posto importante balza subito sui notiziari. Ed ecco che emerge una domanda in molti lettori. Che fine ha fatto il riscaldamento globale? Se le condizioni meteo sono così estremamente fredde, non dovrebbe essere una contraddizione? In questo articolo andiamo a spiegare tutto quanto.

 

Si fanno diversi errori

Quando si prende in esame un singolo episodio, anche estremo come ad esempio è successo negli Stati Uniti, ecco che saltano subito le critiche al Global warming. La scena, in fondo, è sempre la stessa. Avete presente cosa è successo negli Stati Uniti? Neve abbondante, temperature rigidissime e freddo intenso persino in aree normalmente molto calde, come la Florida: difficile non averne avuto notizia, giusto?

 

Quello che invece passa quasi sempre sotto silenzio è il quadro meteo continentale o peggio ancora globale. Perché, se da un lato gli USA hanno avuto un’ondata di gelo ragguardevole (e nessuno dice nulla perché la verità), dall’altro non c’è stata praticamente traccia del caldo fino in Alaska.

 

Temperature medie superficiali fino all’anno 2000. Come si nota, già nello scorso millennio era evidente il riscaldamento globale. Nel nuovo millennio invece è diventato molto più drammatico. (https://www.grida.no/resources/6473)

 

Gli episodi aumentano

Basti pensare che qualcuno conosce la feroce ondata di caldo presente in Australia? Praticamente gli addetti ai lavori e basta. Nessun notiziario lo mette in prima pagina. Basti pensare che, nell’ultima decade di gennaio, sono stati raggiunti i 50 gradi in diverse località, un valore mai osservato prima dall’inizio delle rilevazioni strumentali. E si parla di decenni!

 

Ondata di calore estrema in Australia. Talvolta numerosi record secolari sono stati letteralmente abbattuti. Immagine a cura del dottor Guido Cioni.

 

Le ondate di calore sono un esempio

Spesso se ne sente parlare ma perché diventano molto più comuni. A titolo informativo, questi eventi sono circa cinque volte più frequenti rispetto al passato, oltre a essere mediamente più intensi e più vasti. Nonché persistenti. Un dato isolato, preso da solo, non descrive il clima, ma può aiutare a ricostruire uno scenario coerente.

 

Il freddo estremo c’è ancora

Gli eventi di gelo cruento esistono ed esisteranno anche in un clima più caldo. Ma il punto è che sono e soprattutto saranno sempre meno numerosi rispetto a quelli di caldo estremo. Il Trend meteo climatico è scritto in maniera inequivocabile. Lo dicono i dati. Anche una persona non addetta ai lavori nota chiaramente il grafico che vi mostriamo…

 

Il grafico mostrato poco sopra che però include le temperature fino al 2024. Come si vede, il riscaldamento è veramente schiacciante e lo capisce chiunque osservi il grafico.

 

Credits

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society

JMA –

WMO – World Meteorological Organization (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: Australiacaldo estremocambiamento climaticoclima e meteoclima globaleCopernicus Climate Change Servicedati climaticiECMWFeventi estremifreddo estremoglobal warmingIPCCmeteorologiaNASAondate di caloreondate di geloriscaldamento globalescienza del climaStati Unititemperature recordtrend climatici
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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