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Dannata Alta Pressione di Febbraio, riporta il freddo peggiore a Marzo

Federico De Michelis di Federico De Michelis
21 Feb 2026 - 16:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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Marzo colpo di coda invernale acutissimo

L’inverno diviso a metà, il gelo in Europa orientale e il caldo anomalo che si affaccia in quella ovest e Italia

(METEOGIORNALE.IT) Il peggior danno di questo scorcio di Febbraio coincide con l’avvento dell’alta pressione, proprio mentre nel nord est dell’Europa staziona una massa d’aria estremamente fredda, caratterizzata da un gelo che potremmo definire siderale. Questa morsa di ghiaccio avvolge l’intera Scandinavia, arrivando a congelare le acque dei mari che bagnano le coste di Germania, Polonia, Paesi Bassi, Paesi Baltici e, spingendosi verso settentrione, il Golfo di Botnia. Erano ormai trascorsi circa 15, forse 20 anni dall’ultima volta in cui si era concretizzata una configurazione di freddo così intenso sull’Europa orientale.

Tale ondata glaciale ha poi interessato, per un arco temporale più circoscritto, l’intera Germania, i Paesi Bassi, la Francia, le Isole Britanniche, la Svizzera, l’Austria e ovviamente l’Europa centrale e orientale, fino a spingersi in Ucraina, nazione in cui è stato addirittura richiesto un cessate il fuoco a causa delle temperature eccezionalmente rigide. Tuttavia, quell’aria gelida è rimasta paralizzata su quei territori, quando solitamente il transito di una qualsiasi bassa pressione nel Mar Mediterraneo avrebbe potuto aspirare le correnti artiche verso sud.

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Il fiume atmosferico e le piogge estreme tra la Penisola Iberica e l’Italia

Questo mancato aggancio non si è verificato a causa di un evento atmosferico di portata eccezionale, se non addirittura da record. Un gigantesco fiume atmosferico si è infatti sviluppato dal Mar dei Caraibi in direzione della Penisola Iberica, andando a lambire anche le Isole Canarie. Un fiume atmosferico rappresenta un’area di spiccata instabilità, estremamente umida e foriera di precipitazioni intense e frequenti, che, entrando a contatto con la terraferma, possono innescare piogge di proporzioni inaudite. Sui rilievi esposti tali precipitazioni assumono carattere torrenziale.

Ecco spiegato il motivo per cui in svariate località tra il Portogallo e la Spagna meridionale, in un solo mese, è caduta la quantità di pioggia che normalmente si registra in un intero anno, se non di più. Questo surplus idrico ha inevitabilmente provocato allagamenti, esondazioni fluviali e purtroppo anche vittime. Le piogge eccezionali si sono abbattute con ferocia persino sulle Isole Canarie, arcipelago solitamente baciato dal sole e che negli ultimi anni stava affrontando un deficit pluviometrico così grave da far temere un imminente processo di desertificazione. Ciononostante, questa fase di maltempo isolata, derivante dalle alterazioni del clima o da cicli ricorrenti nel corso degli anni, non cancella definitivamente il rischio di aridità per queste zone o per il sud della Spagna.

 

Le conseguenze sul Mar Mediterraneo: precipitazioni e vento da record

Questa tesa corrente umida si è poi spostata verso l’Italia centrale e meridionale, coinvolgendo la Sardegna e la Sicilia, dove i settori occidentali hanno registrato un considerevole surplus pluviometrico. Successivamente, la repentina genesi di una bassa pressione ha innescato una violenta tempesta, caratterizzata da raffiche di vento a velocità inaudita e onde altissime, scaricando piogge torrenziali sulla Sardegna orientale, sulla Sicilia orientale, sulla Calabria orientale e fino alla costa ionica della Basilicata.

I furiosi venti di sud est hanno scatenato precipitazioni ai limiti dell’incredibile. In Sardegna, nell’arco di sole 24 ore, i pluviometri di alcune stazioni hanno registrato oltre 400 millimetri di pioggia, mentre in Sicilia si sono toccati i 700 millimetri. Numeri stratosferici, degni dei cicloni tropicali o dei monsoni che colpiscono l’India. Eppure, tutto ciò può accadere alle nostre latitudini perché il Mar Mediterraneo è un bacino caldo, capace di innescare fortissimi contrasti termici che troppo spesso tendiamo a sottovalutare.

In Italia ci siamo quasi abituati a sentire queste cifre: basti pensare alle alluvioni cicliche in Liguria o alle nevicate smisurate che a inizio inverno hanno scaricato circa 3 metri di neve nell’ovest del Piemonte. Il Mar Mediterraneo rende l’Italia, la fascia sud orientale della Spagna, il sud est della Francia, le coste dei Balcani e la Grecia territori estremamente vulnerabili a simili eventi estremi.

 

Le anomalie termiche globali, dal caldo in Medioriente alle bufere di neve in Nord Est America

L’alta pressione attuale risulta particolarmente dannosa poiché sta alimentando un aumento abnorme delle temperature in Italia, anomalia che secondo le previsioni ci terrà compagnia per parecchi giorni. Con molta probabilità vivremo almeno una settimana di clima mitissimo, con picchi termici totalmente fuori stagione per essere nel mese di Febbraio.

Il grande gelo stazionante nel nord est europeo non riuscirà a raggiungere l’Italia, almeno per ora, sebbene l’affidabilità delle previsioni decada oltre i cinque giorni. Il freddo sulle pianure orientali del Vecchio Continente è destinato a consolidarsi, nutrito da nuove irruzioni di aria artica che scorreranno su territori già coperti di neve. Nonostante l’imminente aumento della radiazione solare primaverile, ci troviamo nel momento in cui le terre emerse registrano i valori termici più bassi, prestando il fianco a colpi di freddo estremo, come accadde durante la storica ondata di gelo del 2018.

In questo contesto di anomalie atmosferiche dirompenti si inseriscono dinamiche globali che lasciano senza parole. In Iran, regione dal clima invernale potenzialmente rigido, i termometri di svariate località hanno toccato i 37°C e, in generale, l’intero Medioriente centro settentrionale è avvolto da un caldo fuori dal normale, con temperature di ben 20°C superiori alle medie stagionali. Questo fenomeno è una diretta conseguenza dell’amplificazione artica, meccanismo capace di generare non solo ondate di freddo, ma anche picchi di calore.

Sul fronte opposto, il nord est degli Stati Uniti d’America e il Canada si preparano ad affrontare una nuova tempesta di neve, un blizzard che porterà temperature di svariati gradi centigradi sotto lo zero, riportando abbondanti nevicate anche nella città di New York.

 

Un colpo di coda invernale in primavera

I vari indici di comportamento del clima suggerivano un inverno più rigido, ma affinché ciò si realizzi è necessaria la giusta sinottica atmosferica. Purtroppo, questa configurazione favorevole al grande freddo potrebbe materializzarsi nel mese di Marzo o addirittura nei primi giorni di Aprile, come già accaduto in epoche in cui il Riscaldamento Globale era meno vigoroso.

Oggi, affrontando un incremento termico di circa 1,5°C rispetto all’era preindustriale, soglia che non avremmo mai dovuto oltrepassare, gli eccessi meteorologici si accentuano, portando ondate di tepore ma esponendoci al rischio di gelate tardive tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo. Una bufera a Marzo possiede chiaramente impatti differenti rispetto a una burrasca di Dicembre, poiché la neve non riesce a permanere al suolo per molti giorni in pianura a causa della maggiore radiazione solare. Questa transizione verso la primavera meteorologica inasprisce gli eventi estremi, fondendo le caratteristiche delle due stagioni in un mix pericoloso.

Certo, non possiamo definire un nuovo assetto climatico basandoci esclusivamente sugli ultimi cinque anni, poiché la climatologia richiede medie calcolate su un trentennio, ma il cambiamento climatico galoppante ci sta proiettando verso scenari inediti. Queste dinamiche portano alla disperazione i meteorologi, ritrovatisi a fare i conti con un invadente anticiclone africano che negli inverni passati dominava per intere settimane, ma che quest’anno non si era ancora palesato.

Questa immensa cupola di alta pressione potrebbe svanire con la stessa rapidità con cui è arrivata, lasciandoci estremamente vulnerabili al grande freddo proveniente da nord est. A rimescolare le carte ci penserà anche il Vortice Polare, destinato a entrare presto in crisi. Un forte riscaldamento della stratosfera, per quanto tardivo, potrebbe spingerci verso condizioni da tardo inverno in piena primavera. Ne abbiamo avuto un assaggio alcuni anni fa, quando nei primissimi giorni di Maggio la neve imbiancò il Nord Italia, scendendo fino a 200 metri di quota.

L’inverno volge al termine, ma gli eventi meteorologici estremi non arretrano e i colpi di coda finali rischiano di risultare ancor più insidiosi rispetto alla stagione stessa.

 

Crediti: dati e analisi di ECMWF – https://www.ecmwf.int/ – e NOAA – https://www.noaa.gov/ (METEOGIORNALE.IT)

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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