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      Home ยป Torino e le sue nevicate storiche: dalla Piccola Era Glaciale al raffreddamento del 500
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      Torino e le sue nevicate storiche: dalla Piccola Era Glaciale al raffreddamento del 500

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 21/02/2026
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      13 Min Lettura
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      Torino innevata e gelo storico.

      Le nevicate storiche di Torino: un viaggio attraverso secoli di clima estremo, dalla Piccola Era Glaciale al periodo tardoantico intorno al 500 d.C.

      Torino, capoluogo piemontese incastonato nella Pianura Padana ai piedi delle Alpi, ha una lunga e documentata storia di nevicate che ha plasmato non solo il suo paesaggio urbano, ma anche la vita quotidiana, lโ€™economia e la cultura dei suoi abitanti. La cittร  vanta una delle serie nivometriche piรน lunghe dโ€™Europa, con osservazioni quotidiane continue dal 1787, e parziali dal 1784, come documentato in uno studio fondamentale pubblicato su Annals of Glaciology (volume 46, 2007).

      Contents
      • Le nevicate storiche di Torino: un viaggio attraverso secoli di clima estremo, dalla Piccola Era Glaciale al periodo tardoantico intorno al 500 d.C.
        • Le origini della serie storica torinese e il contesto climatico pre-1780
        • La serie strumentale di Torino (1784-oggi): dati scientifici e trend
        • La Piccola Era Glaciale in Piemonte: cause, estremi e impatti
        • Eventi estremi intorno al 500 d.C.: la Late Antique Little Ice Age
        • Prospettive future
        • Conclusione: lezioni dal passato per un futuro incerto
        • Creditiย 

      Questa serie, analizzata con rigore scientifico attraverso lโ€™omogeneizzazione dei dati ricavati da manoscritti originali, rivela una media annuale di 48,9 centimetri di neve fresca tra ottobre e aprile, con una variabilitร  interannuale elevatissima, pari a un coefficiente di variazione del 79%. Dietro questi numeri si nascondono eventi epocali che, soprattutto durante la Piccola Era Glaciale (PEG, circa 1300-1850 d.C.), hanno reso Torino teatro di inverni quasi polari, con accumuli che oggi sembrano leggendari.

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      Lโ€™articolo esplora in profonditร  queste nevicate storiche, integrando dati provenienti da riviste scientifiche di alto livello come Annals of Glaciology, International Journal of Climatology, The Holocene, oltre a ricostruzioni di enti quali ARPA Piemonte, CNR e osservatori storici. Si attinge inoltre a cronache primarie, al volume enciclopedico Il clima di Torino di Gennaro Di Napoli e Luca Mercalli (2008, Bollati Boringhieri) e a studi sugli eventi estremi pre-moderni. Lโ€™obiettivo รจ fornire un quadro veritiero, accurato e utile: non solo una cronologia, ma unโ€™analisi delle cause climatiche โ€“ vulcanismo, minimi solari, oscillazione NAO negativa โ€“ degli impatti socio-economici e del confronto con il riscaldamento post-PEG e attuale. Particolare attenzione รจ dedicata agli eventi estremi della PEG e al periodo di raffreddamento tardoantico intorno al 500-600 d.C., noto come Late Antique Little Ice Age (LALIA), innescato da eruzioni vulcaniche catastrofiche.

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      Le origini della serie storica torinese e il contesto climatico pre-1780

      Le prime testimonianze scritte di nevicate a Torino risalgono al Medioevo e al Rinascimento, quando la cittร  era giร  un centro sabaudo in espansione. Le cronache non quantificano sempre in centimetri, ma descrivono accumuli straordinari. Nel 1448-1449, ad esempio, nevicate ingenti colpirono tutto il Nord Italia: fonti coeve parlano di neve che superava lโ€™altezza di un uomo in Pianura Padana, con blocchi del traffico e danni alle colture.

      A Torino, lโ€™inverno 1570-1571 vide circa due metri di neve accumulati in cittร , un evento che paralizzรฒ la vita urbana per settimane: slitte al posto dei carri, mercati bloccati e rischio di crolli dei tetti.

      Tra il 1675 e il 1681, in un periodo di freddo estremo documentato dal matematico Donato Rossetti nel suo trattato La figura della neve (1681, primo studio microscopico sui cristalli di neve), Torino registrรฒ ben 144 nevicate. Una frequenza media superiore ai 20 episodi lโ€™anno, contro i 4-7 attuali.

      Lโ€™inverno 1683-1684 fu ancora piรน duro: aria siberiana portรฒ nevicate abbondanti persino a Roma, con gelate del Po e dei laghi alpini. Questi eventi si inseriscono nel cuore della Piccola Era Glaciale, un periodo di raffreddamento emisferico di circa 1-2ยฐC rispetto al XX secolo, associato al minimo solare di Maunder (1645-1715), a intense eruzioni vulcaniche e a una fase negativa della NAO, favorevole a blocchi anticiclonici sullโ€™Europa orientale e a irruzioni artiche verso il Mediterraneo.

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      La grande gelata del 1709 rimane uno dei picchi assoluti. In tutta Europa le temperature crollarono: Parigi toccรฒ -23ยฐC; in Pianura Padana il Po gelรฒ completamente per 15 giorni a San Mauro Torinese, consentendo il passaggio di carri carichi. A Torino, cronache sabaude descrivono nevicate ripetute tra gennaio e febbraio, con accumuli stimati oltre il metro e neve persistente fino a primavera. Lโ€™impatto fu devastante: carestie, mortalitร  per freddo, collasso delle vie di comunicazione. La corte sabauda organizzรฒ perfino fiere sul ghiaccio, ma per i ceti popolari fu una tragedia.

      Queste testimonianze pre-strumentali trovano riscontro in studi paleoclimatici su carote di ghiaccio alpine e analisi dendrocronologiche pubblicate su Nature Geoscience e Quaternary Science Reviews, che confermano i picchi di freddo della PEG e la maggiore frequenza di blocchi scandinavi con afflussi di aria polare-marittima.

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      La serie strumentale di Torino (1784-oggi): dati scientifici e trend

      Con lโ€™avvio sistematico delle osservazioni allโ€™Osservatorio dellโ€™Accademia delle Scienze, Torino entra nellโ€™era dei dati quantitativi. Lo studio su Annals of Glaciology (2007) analizza 207 anni di misure quotidiane di neve fresca, rilevate alle 8:00, omogeneizzate per correggere unitร  di misura e discontinuitร  strumentali.

      La media รจ di 48,9 centimetri lโ€™anno tra ottobre e aprile, con circa 7 giorni nevosi medi. Gli estremi principali:

      • Inverno 1784-1785: 233 centimetri, record assoluto della serie.
      • 1808-1809: 163 centimetri, con 85 centimetri in tre giorni consecutivi (23-25 dicembre 1808).
      • 4 dicembre 1844: 64 centimetri in 24 ore, record giornaliero, con 90 centimetri al suolo.
      • 1882-1883: 172 centimetri secondo ricostruzioni integrate.

      La variabilitร  รจ enorme: un anno su dieci registra meno di 7 centimetri o piรน di 98 centimetri. Il test di Mann-Kendall conferma un trend negativo statisticamente significativo, accentuato dopo il 1890. Tra il 1787 e il 1900 la media era 57,5 centimetri; dal 1901 al 2007 scende a 35,9 centimetri. I giorni con almeno 0,5 centimetri di neve passano da 7,3 a 4,8 nel periodo 1971-2000.

      Tra gli eventi emblematici del periodo moderno:

      Il 23 dicembre 1808 caddero 49 centimetri in 15 ore, con temperatura minima di -17,5ยฐC.
      Tra il 6 dicembre 1829 e il 28 febbraio 1830 la neve rimase al suolo per 85 giorni consecutivi.
      Il 31 gennaio 1902 si registrarono 49 centimetri in un giorno.
      Nel febbraio 1956 unโ€™ondata di gelo siberiana portรฒ a Torino Caselle una minima di -21,8ยฐC, con 23 centimetri di neve in una notte ventosa.
      Tra il 13 e il 16 gennaio 1987 caddero 67 centimetri in cittร , fino a 70-80 centimetri in periferia, una delle ultime grandi nevicate urbane.

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      Il confronto con Parma, che dispone di una serie dal 1777 analizzata su International Journal of Climatology (2020), evidenzia un calo netto della frequenza nevosa dopo il 1897, in coincidenza con la fine della Piccola Era Glaciale e lโ€™aumento termico, amplificato anche dallโ€™isola di calore urbana.

      Il trend generale mostra una diminuzione legata al riscaldamento regionale post-PEG, pari a circa +1-2ยฐC dal 1850, oggi ulteriormente amplificato dal Riscaldamento Globale di origine antropica. Studi recenti su Science Advances evidenziano come la riduzione della neve alpina contribuisca a crisi idriche estive, come quella del 2022 nel bacino del Po.

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      La Piccola Era Glaciale in Piemonte: cause, estremi e impatti

      La Piccola Era Glaciale non fu un periodo uniforme, ma nel Nord Italia determinรฒ inverni piรน lunghi e nevosi. Ricostruzioni pubblicate su The Holocene e Climate of the Past collegano i picchi piรน freddi ai minimi solari di Spรถrer, Maunder e Dalton, oltre a grandi eruzioni vulcaniche come quella del Tambora nel 1815.

      In Piemonte, gli inverni 1808-1809, 1829-1830, 1882-1883 e 1890-1891 risultano tra i piรน nevosi documentati. Gli impatti furono rilevanti: crolli di tetti, aumento dei prezzi del grano, migrazioni dalle campagne verso la cittร . La gestione della neve evolse nel tempo, passando dallo sgombero manuale con carri e badili del XVIII secolo ai moderni mezzi meccanici.

      Studi dendrocronologici alpini mostrano unโ€™avanzata dei ghiacciai fino alla metร  dellโ€™Ottocento, seguita da un progressivo ritiro.

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      Eventi estremi intorno al 500 d.C.: la Late Antique Little Ice Age

      Intorno al 500-600 d.C. si colloca la Late Antique Little Ice Age (536-660 d.C.), una fase di raffreddamento improvviso innescata da potenti eruzioni vulcaniche. Analisi su carote di ghiaccio della Groenlandia e dellโ€™Antartide indicano un calo termico estivo fino a -2,5ยฐC nel 536 e fino a -2,7ยฐC nel 539-540.

      Cronisti come Procopio di Cesarea e Cassiodoro descrissero un sole offuscato, raccolti compromessi, stagioni alterate. In Italia, le fonti parlano soprattutto di piogge intense e anomalie stagionali piรน che di nevicate eccezionali in pianura, ma in area alpina un aumento della persistenza della neve appare plausibile.

      La LALIA fu piรน breve della Piccola Era Glaciale, ma piรน improvvisa. Coincise con carestie, instabilitร  politica e con la Peste di Giustiniano del 541. Non si trattรฒ di unโ€™era glaciale globale, ma di uno stadiale freddo con anomalie termiche regionali anche di 2-3ยฐC.

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      Prospettive future

      Nel XX secolo nevicate come quelle del 1956 e del 1987 paralizzarono Torino, con trasporti bloccati e scuole chiuse. Oggi la diminuzione della neve riflette un aumento termico di circa +1,5-2ยฐC dal 1850.

      Le proiezioni CMIP6, citate nei rapporti IPCC AR6 e negli studi di ARPA Piemonte, indicano una possibile riduzione del 30-50% della neve in pianura entro il 2050, con eventi piรน rari ma potenzialmente intensi.

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      Conclusione: lezioni dal passato per un futuro incerto

      Le nevicate storiche di Torino raccontano un clima dinamico, in cui fasi fredde come la Piccola Era Glaciale e la Late Antique Little Ice Age misero a dura prova le societร  umane. I dati strumentali e le ricostruzioni paleoclimatiche confermano che i periodi di raffreddamento favorirono nevicate piรน frequenti e abbondanti, mentre il progressivo Riscaldamento Globale ne ha ridotto frequenza e durata.

      Attorno al 500 d.C., le eruzioni vulcaniche innescarono crisi alimentari e migrazioni; durante la PEG, inverni come quello del 1709 o del 1844 trasformarono la Pianura Padana in un vero freezer naturale.

      Oggi la neve in pianura รจ piรน rara, ma quando arriva puรฒ risultare piรน impattante, spesso bagnata e pesante. Studiare questi eventi con rigore scientifico aiuta a preparare infrastrutture piรน resilienti e una societร  piรน consapevole. Torino, dalle slitte sabaude alla metropoli contemporanea, resta un simbolo di adattamento climatico.

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      Creditiย 

      Dati e ricostruzioni elaborati a partire da pubblicazioni e dataset di:
      Annals of Glaciology โ€“ https://www.cambridge.org/core/journals/annals-of-glaciology
      International Journal of Climatology โ€“ https://rmets.onlinelibrary.wiley.com/journal/10970088
      The Holocene โ€“ https://journals.sagepub.com/home/hol
      Science Advances โ€“ https://www.science.org/journal/sciadv
      Nature Geoscience โ€“ https://www.nature.com/ngeo/
      ARPA Piemonte โ€“ https://www.arpa.piemonte.it
      IPCC โ€“ https://www.ipcc.ch
      CNR โ€“ Consiglio Nazionale delle Ricerche โ€“ https://www.cnr.it

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