
(METEOGIORNALE.IT) Per due secoli, la traiettoria è sembrata inarrestabile: ogni nuova generazione era, in media, un po’ più sveglia di quella che l’aveva preceduta. Un trend di sviluppo umano che davamo quasi per scontato, insomma. E invece, quel filo storico si è spezzato.
Per la prima volta nella storia documentata, gli scienziati hanno individuato una generazione che risulta meno intelligente di quella precedente. Non è esattamente una notizia rassicurante, diciamolo. A suonare questo campanello d’allarme non è un passante qualsiasi, ma il neuroscienziato Dr. Jared Cooney Horvath. Durante una recente testimonianza davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti, Horvath è stato piuttosto diretto: la Generazione Z è diventata “cognitivamente stentata” rispetto ai Millennial e a chi è venuto prima di loro. Questo declino interrompe un modello di crescita che ha tenuto banco per almeno duecento anni.
Ma qual è il colpevole? Sorprendentemente, non si tratta di una mancanza di scolarizzazione. Anzi, i giovani d’oggi passano più tempo che mai seduti tra i banchi o in aule virtuali. Il problema, secondo la tesi di Horvath, è lo strumento principale che stiamo usando per insegnare loro: lo schermo.
Siamo animali sociali, biologicamente programmati per imparare dagli altri esseri umani attraverso una concentrazione profonda e l’interazione faccia a faccia. I nostri cervelli si sono evoluti per masticare idee complesse, non per fare lo slalom tra elenchi puntati su un display luminoso. Horvath sostiene che l’introduzione rapida, quasi violenta, di smartphone e tablet nelle aule abbia interrotto il modo stesso in cui il nostro cervello elabora le informazioni.
“Più della metà del tempo che un adolescente passa da sveglio, lo passa a fissare uno schermo”, ha detto Horvath alla commissione. È un dato che fa riflettere. I dispositivi digitali incoraggiano una lettura superficiale, lo “skimming”, piuttosto che un’immersione profonda nel testo. E questo degrada abilità critiche fondamentali come il problem-solving, la memoria e persino la matematica.
I dati, in effetti, sono piuttosto impietosi: una volta che i paesi adottano ampiamente la tecnologia digitale nelle scuole, le prestazioni accademiche tendono a calare in modo significativo. Horvath definisce questo cambiamento una “resa”. Invece di usare gli strumenti per aiutare i bambini a imparare, stiamo ridefinendo l’istruzione per adattarla ai limiti dello strumento stesso. Stiamo barattando la comprensione profonda con la comodità digitale, e il costo è la prima generazione della storia a fare un passo indietro.
Fonti e approfondimenti scientifici: (METEOGIORNALE.IT)
