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Home A La notizia del giorno

La Generazione Z perde intelligenza, è la prima a fare un passo indietro nella storia

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
13 Feb 2026 - 19:05
in A La notizia del giorno, Magazine
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Generazione zeta perde quoziente di intelligenza

(METEOGIORNALE.IT) Per due secoli, la traiettoria è sembrata inarrestabile: ogni nuova generazione era, in media, un po’ più sveglia di quella che l’aveva preceduta. Un trend di sviluppo umano che davamo quasi per scontato, insomma. E invece, quel filo storico si è spezzato.

Per la prima volta nella storia documentata, gli scienziati hanno individuato una generazione che risulta meno intelligente di quella precedente. Non è esattamente una notizia rassicurante, diciamolo. A suonare questo campanello d’allarme non è un passante qualsiasi, ma il neuroscienziato Dr. Jared Cooney Horvath. Durante una recente testimonianza davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti, Horvath è stato piuttosto diretto: la Generazione Z è diventata “cognitivamente stentata” rispetto ai Millennial e a chi è venuto prima di loro. Questo declino interrompe un modello di crescita che ha tenuto banco per almeno duecento anni.

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Ma qual è il colpevole? Sorprendentemente, non si tratta di una mancanza di scolarizzazione. Anzi, i giovani d’oggi passano più tempo che mai seduti tra i banchi o in aule virtuali. Il problema, secondo la tesi di Horvath, è lo strumento principale che stiamo usando per insegnare loro: lo schermo.

 

Siamo animali sociali, biologicamente programmati per imparare dagli altri esseri umani attraverso una concentrazione profonda e l’interazione faccia a faccia. I nostri cervelli si sono evoluti per masticare idee complesse, non per fare lo slalom tra elenchi puntati su un display luminoso. Horvath sostiene che l’introduzione rapida, quasi violenta, di smartphone e tablet nelle aule abbia interrotto il modo stesso in cui il nostro cervello elabora le informazioni.

 

“Più della metà del tempo che un adolescente passa da sveglio, lo passa a fissare uno schermo”, ha detto Horvath alla commissione. È un dato che fa riflettere. I dispositivi digitali incoraggiano una lettura superficiale, lo “skimming”, piuttosto che un’immersione profonda nel testo. E questo degrada abilità critiche fondamentali come il problem-solving, la memoria e persino la matematica.

 

I dati, in effetti, sono piuttosto impietosi: una volta che i paesi adottano ampiamente la tecnologia digitale nelle scuole, le prestazioni accademiche tendono a calare in modo significativo. Horvath definisce questo cambiamento una “resa”. Invece di usare gli strumenti per aiutare i bambini a imparare, stiamo ridefinendo l’istruzione per adattarla ai limiti dello strumento stesso. Stiamo barattando la comprensione profonda con la comodità digitale, e il costo è la prima generazione della storia a fare un passo indietro.

 

Fonti e approfondimenti scientifici: (METEOGIORNALE.IT)

  • Nature Neuroscience
  • Scientific American Mind
  • OECD – Education and Skills Today
  • American Psychological Association (APA) – Science Directorate
  • The Lancet Digital Health
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Tags: apprendimento digitaledeclino cognitivogenerazione Zintelligenza umanajared cooney horvathschermi a scuola
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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