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La vera SVOLTA sino alla NEVE in Valle Padana, probabile questo mese

Forse, ma non credo, sarà l'ultima chiamata per la neve in Pianura Padana, il gelo dalla Lapponia sfida il cambiamento climatico

Federico De Michelis di Federico De Michelis
13 Feb 2026 - 19:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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Neve in Val Padana

(METEOGIORNALE.IT) C’è quel sottile brivido che corre lungo la schiena di chi ama l’inverno, una sorta di speranza mista a scetticismo che si accende ogni volta che le mappe iniziano a colorarsi di blu profondo sopra la Scandinavia. Ci si chiede, quasi sottovoce, se stavolta toccherà davvero alla Pianura Padana vedere scendere i fiocchi, quelli veri, capaci di imbiancare i tetti. In effetti, il fatto che una massa d’aria gelida proveniente direttamente dalla Lapponia stia puntando dritta verso il cuore del Mar Mediterraneo fa riflettere parecchio. Non siamo più nel pieno della stagione, diciamolo, siamo tecnicamente agli sgoccioli dell’Inverno, ma è proprio questo il punto che rende tutto maledettamente interessante.

 

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Quando le irruzioni fredde arrivano a fine stagione, paradossalmente, possono picchiare più duro al suolo. Anche se in quota le temperature sono simili a quelle di Novembre o Dicembre, la terraferma ha accumulato mesi di raffreddamento. Quest’anno, poi, c’è un dettaglio non trascurabile, un’aggravante che arriva dal Grande Nord. La Lapponia, la Svezia, la Norvegia e giù fino alla Germania settentrionale e alle rive del Mar Baltico, per non parlare della Russia europea, sono letteralmente sepolte sotto una coltre di neve e ghiaccio. I fiumi sono serrati dal gelo, i laghi pure. Quell’area si comporta come un immenso serbatoio frigorifero, simile a ciò che accade in Canada per il Nord America. L’aria che si stacca da quelle latitudini non è solo fredda, è potenzialmente gelida, un gelo imponente che in Scandinavia sta toccando punte vicine ai 35°C sottozero.

 

La situazione per l’Italia settentrionale è, per usare un termine tecnico ma calzante, borderline. Siamo in una fase di transizione dove la Primavera prova a spingere, alzando le massime, mentre il freddo tenta l’ultimo colpaccio. Quando queste masse d’aria così pesanti e gelide impattano con il relativo tepore mediterraneo, si scatena un’instabilità atmosferica furiosa. Il contrasto termico è tale da riuscire ad abbassare la colonnina di mercurio in modo repentino, spesso sfuggendo alla precisione chirurgica dei modelli matematici che, su scala locale, faticano a leggere queste dinamiche così rapide.

 

Ricordate il 1991? In quell’aprile successe l’imprevedibile, ma oggi siamo ancora a Febbraio. Siamo in pieno Inverno meteorologico e ci stiamo affacciando a un Marzo che promette di essere più pazzerello del solito. Anzi, a voler essere onesti, con il Riscaldamento Globale in atto, i tempi sembrano sfasati. Il Febbraio di oggi somiglia maledettamente al Marzo di trenta o quarant’anni fa. Quell’instabilità che una volta vedevamo con le prime primule, ora la sperimentiamo quando le giornate sono ancora corte e l’irradiazione solare è debole. Ecco perché la neve in Pianura Padana, magari a macchia di leopardo e durante i rovesci più intensi, non è affatto un’utopia per i giorni tra il 20 Febbraio e il 25 Febbraio.

 

Le app che consultiamo freneticamente sugli smartphone non mostrano quei simboli di neve per errore o per eccesso di ottimismo dei meteorologi. Esistono condizioni fisiche reali, una struttura atmosferica che rema in quella direzione, nonostante il Cambiamento Climatico tenti costantemente di guastare la festa esasperando i fenomeni. Si parla spesso di Amplificazione Artica, quel fenomeno per cui la differenza di temperatura tra il Polo Nord e i tropici si assottiglia, mandando in tilt il Jet Stream. Questo fiume di vento in alta quota inizia a fare delle vere e proprie piroette, delle ondulazioni che scaraventano l’aria polare verso il sud in tempi record, salvo poi richiamare aria calda subtropicale subito dopo.

 

È un caos organizzato. In questa fase abbiamo già visto temporali di intensità insolita per il periodo sulla Penisola e sulle Isole Maggiori, con grandinate che sembrano estive. In Spagna, per dire, si sono registrati i cosiddetti Downburst, raffiche di vento temporalesche oltre i 150 chilometri orari. Noi ci stiamo invece confrontando con le tempeste mediterranee, alimentate da un mare troppo caldo che funge da combustibile. In un contesto del genere, dove i contrasti sono il motore di tutto, ipotizzare nevicate fino in pianura nel Nord Italia è pura analisi scientifica. Dopo un Inverno dove la neve si è vista solo in Emilia Romagna o sotto forma di nevischio in Friuli, questa potrebbe essere davvero l’ultima occasione per salvare la stagione.

 

Credit (METEOGIORNALE.IT)

  • World Meteorological Organization (WMO)
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
  • Nature Climate Change
  • Copernicus Climate Change Service (C3S)
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Tags: amplificazione articaaria lapponiacontrasto termicojet streammeteo febbraioneve pianuravortice polare
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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