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      Home » Val Padana in attesa di fitte nevicate. Cosa sappiamo, quando nevicherà
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      Val Padana in attesa di fitte nevicate. Cosa sappiamo, quando nevicherà

      Gelo in Val Padana ma niente neve: l’enigma del meteo

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 04/01/2026
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      7 Min Lettura
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      Contents
      • Il grande freddo è tornato, la neve no
      • Uno sguardo al caos climatico globale
      • Perché la Val Padana resta all’asciutto?
      • L’incognita dei prossimi giorni

      Il grande freddo è tornato, la neve no

      Diciamolo chiaramente, il freddo in Val Padana si sente eccome. Non è tanto una questione di termometri che crollano a picco, quanto di sensazione, quella che ti entra nelle ossa. Se guardiamo al passato, è vero, abbiamo avuto inverni ben più rigidi; ricordo anni in cui i laghetti nei parchi cittadini gelavano completamente, eppure le giornate restavano limpide, soleggiate, con il termometro che a mezzogiorno saliva anche di diversi gradi sopra lo zero grazie a un tasso di umidità bassissimo. Quest’anno la musica è diversa.

      Dopo un anno in cui la nebbia sembrava quasi un ricordo sbiadito, stavolta la “dama grigia” è tornata a farci visita, e da giorni incombe soffocante sulla pianura. Sta creando quel famoso cuscino di aria fredda, il cuscinetto, che intrappola l’umidità e le basse temperature nei bassi strati. Eppure, nonostante questo scenario da pieno inverno, di neve se ne vede poca, anzi pochissima.

      La percezione del gelo è amplificata, in effetti, dal fatto che ci siamo abituati male. Veniamo da una serie di stagioni invernali miti, a tratti mitissimi, e siamo appena usciti da un mese di dicembre che, specie nell’estremo Nordovest, ha registrato temperature eccezionalmente sopra la media. Sembra un paradosso, eppure proprio quelle temperature elevate, unite a un’atmosfera carica di umidità, hanno favorito nevicate da record sulle Alpi occidentali, sommergendo alcune località con metri di neve. Una nevicata che ha fatto notizia, certo, ma figlia di un equilibrio termico precario.

       

      Uno sguardo al caos climatico globale

      Se allarghiamo lo sguardo oltre il nostro giardino, il quadro è, per usare un eufemismo, schizofrenico. Mentre noi scrutiamo il cielo in attesa di un fiocco, nel porto di una città nel sud dell’Alaska le imbarcazioni affondano sotto il peso di nevicate pazzesche. Ma potremmo parlarvi di scenari opposti: in Argentina, ad esempio, stanno affrontando un’ondata di calore che per i loro standard è incredibile, anche se lì, va detto, è piena estate.

      Il vero evento surreale, però, arriva dall’Australia. In Tasmania, nel sud dell’isola, ha nevicato fino a 700 metri di quota sul livello del mare. E attenzione, da loro dicembre equivale al nostro giugno. Immaginate la neve a giugno sulle nostre colline e avrete l’idea della stranezza.

      E non è finita qui. Nelle prossime ore usciranno dati che confermano un’ondata di calore record – per gli standard attuali – nientemeno che al Polo Nord geografico. La causa? Un meccanismo di scambio meridiano impazzito: da una parte scende aria gelida verso l’Europa, dall’altra risale aria caldissima verso l’Artico. Lo abbiamo visto di recente anche in Islanda, dove i venti di caduta hanno fatto schizzare i termometri quasi a 20°C. Insomma, il mondo è sottosopra.

       

      Perché la Val Padana resta all’asciutto?

      Torniamo a noi. Uno si chiede, legittimamente: se fa freddo e se i modelli matematici continuano a paventare il rischio neve, perché in pianura non cade nulla? La risposta risiede in quella che i tecnici chiamano sinottica atmosferica. Per farla breve, mancano le perturbazioni. O meglio, non transitano dove dovrebbero.

      Attualmente, una perturbazione sta interessando la Sardegna e le regioni centrali, portando piogge e instabilità, ma questo sistema non riesce a risalire verso il Nord Italia. È bloccato lì. Le proiezioni dei supercomputer – quei miliardi di calcoli che oggi sostituiscono l’intuizione (e l’arte) dei meteorologi di una volta – avevano ipotizzato la neve per l’Epifania. Ma la previsione è una materia scivolosa, specialmente quando si tratta di “vederci chiaro” oltre le 24 ore in situazioni di stallo come questa.

      Non ci sono proverbi o tramonti rossi che tengano, servono dati. E i dati ci dicono che in Val Padana non nevica perché siamo circondati, ma non colpiti. La Francia meridionale, la Svizzera e l’Austria vedono neve, noi no.

       

      L’incognita dei prossimi giorni

      La partita però non è del tutto chiusa. Le perturbazioni mediterranee sono note per essere “traditrici”, nel senso buono del termine. Essendo sistemi molto dinamici e mutevoli, basterebbe uno spostamento della traiettoria di poche centinaia di chilometri verso nord per cambiare tutto. Se quella perturbazione che ora staziona sul Mediterraneo decidesse di risalire, il Nord Italia, con il freddo che ha già incamerato nei bassi strati, potrebbe ritrovarsi sommerso da svariate decine di centimetri di neve.

      Intanto, le previsioni confermano che le temperature minime scenderanno di svariati gradi Celsius sotto lo zero. Di giorno, se il sole riuscirà a bucare la nebbia, potremo toccare i 3°C o i 5°C, altrimenti resteremo al gelo.

      La neve serve, è inutile girarci intorno. Serve alle nostre riserve idriche e serve come il pane sulle Alpi, specialmente in vista dei futuri appuntamenti sportivi internazionali, come le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina. Al momento, a parte qualche località fortunata, la situazione è deficitaria. Speriamo che lo stallo si sblocchi e che arrivi una perturbazione vera, corposa, e che soprattutto non sia seguita dall’ennesimo anticiclone africano mangia-inverno. Ma su questo, onestamente, nessuno può metterci la mano sul fuoco.

       

      Credit:

      • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): Analisi delle anomalie termiche globali e monitoraggio del Vortice Polare. Vai al sito NOAA
      • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Dati sui modelli matematici e previsioni a medio termine per l’Europa. Vai al sito ECMWF
      • NASA Earth Observatory: Immagini satellitari e monitoraggio della copertura nevosa globale. Vai al sito NASA Earth
      • Met Office: Studi sulle configurazioni sinottiche e l’impatto delle correnti a getto sul clima europeo. Vai al sito Met Office
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      TAG:anomalia climaticacuscinetto freddometeo val padananeve alpiperturbazione mediterraneatemperature invernovortice polare
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