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Stravagante espansione del Vortice Polare in Europa. I rischio di gelo e nevicate in Italia

Inverno europeo tra normalità apparente e possibili svolte fredde: l’Italia resta in bilico

Federico De Michelis di Federico De Michelis
25 Gen 2026 - 16:30
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Espansione del vortice polare in Italia.

(METEOGIORNALE.IT) Mentre in Nord America c’è grande fermento per un’altra situazione meteorologica invernale estrema, in Europa l’inverno sembra percorrere, tutto sommato, una via quasi normale. Perlomeno in questo scorcio del mese di gennaio. Nel settore settentrionale del continente si registrano basse temperature, mentre nell’Europa mediterranea prevalgono condizioni tipicamente invernali, con temperature stagionali, precipitazioni anche abbondanti e nevicate.

 

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Nevica, ad esempio, sui rilievi maggiori della Sardegna, dove giunge aria fredda proveniente dal Golfo del Leone. Nevicate si registrano anche sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale e centrale. Insomma, questo è inverno, come altro vogliamo chiamarlo se non inverno.

 

Giustamente mi direte che mancano le precipitazioni nevose nelle solite zone. Ne abbiamo parlato numerose volte e abbiamo detto anche che non erano presenti le configurazioni sinottiche atmosferiche favorevoli, probabilmente influenzate anche dal Cambiamento Climatico. Tuttavia, attenzione: tra martedì e mercoledì giungerà una perturbazione piuttosto robusta, associata a una profonda area di bassa pressione e, tra le altre cose, anche a aria più fredda rispetto a quella che attualmente interessa il nostro territorio, con precipitazioni più abbondanti.

 

Si potrebbero verificare nevicate a quote più basse rispetto a quelle osservate nelle ultime 24 ore, perché le precipitazioni più intense tendono a spingere verso il basso l’aria fredda. Al momento, però, non si intravede una vera e propria irruzione di aria gelida in arrivo. Le temperature restano tutto sommato prossime alla media, oscillando però dall’alto verso il basso di alcuni gradi centigradi.

 

Tutto questo è, in realtà, normale in una condizione atmosferica di NAO negativa. La NAO negativa consente infatti il transito di perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico, che attraversano la Penisola Iberica, si dirigono verso il Mediterraneo e raggiungono l’Italia. Anche questo è normale, anche questo è inverno. Le regioni centrali e meridionali italiane, soprattutto il Sud e le Isole Maggiori, durante la stagione invernale registrano il picco massimo delle precipitazioni annuali.

 

Se poi dovessimo andare a caccia delle anomalie che si sono verificate negli ultimi tempi, non la finiremmo più. Meglio allora concentrarsi sulle prospettive. Prospettive che, tutto sommato, sono simili a quelle analizzate ieri: un Vortice Polare molto instabile, talmente instabile da tentare di spingere verso sud masse d’aria molto fredde. Lo indica anche il Centro Meteo Europeo (ECMWF), soprattutto per la prima parte di febbraio.

 

Secondo lo stesso modello matematico, tuttavia, questa spinta gelida potrebbe essere ostacolata sull’Italia dalle basse pressioni associate alla NAO negativa. Pressioni che, però, potrebbero lasciare un varco. L’aria fredda, infatti, si porterebbe estremamente vicina all’Italia, addirittura verso la Svizzera, e potrebbe scivolare rapidamente verso sud attraverso la porta della Bora o dal Golfo del Leone, sfruttando un corridoio aperto da una delle tante depressioni in transito sul Mediterraneo.

 

Questa è la linea di tendenza che sembra delinearsi per le prossime due settimane: precipitazioni frequenti, temperature invernali ma non gelide. Resta però il rischio che l’aria gelida, spingendosi ancora più a sud, possa coinvolgere anche l’Italia. Al momento, questa possibilità non è contemplata dai modelli matematici, quantomeno da quello europeo e nemmeno da quello americano (NOAA).

 

Tutto ciò porterebbe a escludere, per ora, un’ondata di gelo intenso. Tuttavia sappiamo bene che i modelli matematici, oltre una certa distanza temporale, presentano inevitabili incertezze e possono non intercettare eventi meteo estremi. Eventi che, peraltro, si sono già verificati nel nostro Paese. Basti pensare alla tempesta Henry, che ha interessato le regioni meridionali e in particolare Sardegna, Sicilia e Calabria, causando danni ingentissimi.

 

Danni talmente rilevanti da essere riportati dai servizi meteorologici di tutto il mondo, anche perché si è trattato di una tempesta raramente osservata nel Mediterraneo, con mareggiate inusuali per queste aree. Tutto questo perché il meteo estremo è ormai una realtà. Se durante l’estate osserviamo grandinate violente e sistemi temporaleschi intensi, soprattutto sul Nord Italia, nella stagione invernale assistiamo a fenomeni altrettanto estremi nell’area mediterranea, spesso capaci di colpire a tradimento.

Non sempre riusciamo a prevederli con precisione, anche se in questo caso specifico la tempesta era stata individuata per tempo e gli enti preposti avevano diramato allerte di livello rosso. Grazie a questo, non si sono registrate vittime.

 

Ricapitolando e chiudendo questo articolo: evoluzione atmosferica abbastanza lineare, con perturbazioni a catena sull’Italia, molte precipitazioni e un freddo che, al momento, non sembra destinato a diventare estremo. Si apre però la possibilità di un varco potenzialmente decisivo, perché le basse pressioni sul Mediterraneo potrebbero non essere continue e trasformarsi in vere e proprie aspiratrici di aria fredda proveniente da nord.

 

In quel caso, in pochissimo tempo, potrebbe essere trasportato verso sud il grande freddo che interesserà Germania, parte della Francia, la Svizzera, oltre al Nord Europa e alla Russia. Un freddo importante, prodotto da un Vortice Polare previsto in indice negativo per tutto gennaio e probabilmente per gran parte di febbraio, capace di generare profonde anse fredde verso sud.

Un tempo avremmo parlato di eventi “apocalittici”, ma oggi è meglio evitare termini eccessivi. Nulla di storico, al momento, appare all’orizzonte. Tuttavia, il freddo che si accumulerà a nord delle Alpi è rilevante e potrebbe presentare, almeno in parte, similitudini con un Burian. Per l’Italia, vedremo cosa accadrà.

  (METEOGIORNALE.IT)

Fonti e crediti

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
    https://www.ecmwf.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
    https://www.noaa.gov
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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