
(METEOGIORNALE.IT) C’era da aspettarselo, eppure ogni volta l’impatto con il cemento rovente di Melbourne lascia senza fiato. Lunedì Gennaio sulla Rod Laver Arena non è stata solo una questione di dritti e rovesci tra Carlos Alcaraz e Tommy Paul, ma una vera prova di sopravvivenza fisica. Mentre i due campioni si davano battaglia punto su punto, la tensione è svanita all’improvviso durante il tie-break del primo set, quando il gioco si è fermato bruscamente, circa quindici minuti di vuoto irreale, perché uno spettatore si è accasciato sulle tribune.
Il malore, chiaramente legato a quelle Temperature folli che lambivano i 40°C, ha costretto i medici a intervenire d’urgenza. Nel frattempo, i giocatori cercavano di non perdere il ritmo scambiando qualche servizio, quasi per ignorare l’afa che sembrava liquefare l’aria. Alla fine lo spagnolo ha chiuso la pratica con un 7-6, 6-4, 7-5, ma il risultato sportivo oggi passa quasi in secondo piano rispetto all’emergenza climatica che sta soffocando l’Australia.
Diciamolo chiaramente, quello che sta accadendo nel sud-est dell’Australia dal 5 Gennaio non è la solita estate australe. Siamo di fronte a una Ondata Di Calore prolungata e spaventosa, un fenomeno che gli esperti dicono essere cinque volte più probabile a causa del Riscaldamento Globale. Melbourne ha toccato picchi di 44.4°C, mentre nelle zone interne si sfiorano i 50°C. La colpa è di un Heat Dome, una sorta di cupola di calore che schiaccia l’aria calda al suolo, rendendo l’atmosfera irrespirabile e trasformando il continente in un forno a cielo aperto. Il Bureau Of Meteorology ha lanciato allarmi per ondate di calore estremo in quasi tutti gli stati, con il rischio di Incendi che torna a farsi spettrale.
In un contesto simile, gli Australian Open sono diventati un laboratorio di gestione delle emergenze. Gli organizzatori hanno dovuto attivare la Heat Stress Scale al livello 5, il massimo previsto dal regolamento. Questo significa stop totale ai match sui campi esterni e chiusura immediata dei tetti retrattili degli stadi principali. Insomma, il tennis si è rifugiato al chiuso per non soccombere.
I raccattapalle ora lavorano con rotazioni ridotte per evitare svenimenti, e tra un set e l’altro sono state introdotte pause di dieci minuti per permettere agli atleti di riprendersi (o almeno provarci). Non è solo la partita di Alcaraz a averne sofferto, molti altri incontri hanno visto ritiri eccellenti e malori tra il pubblico. Lo sport all’aperto, in questo scorcio di 2026, si scontra con un limite fisico invalicabile. Le nuove regole basate sul valore WBGT, introdotte per monitorare lo stress termico, sono ormai l’unico filtro tra lo spettacolo e il dramma sanitario. Ma fino a quando si potrà giocare in queste condizioni?
Domanda? Ma vale la pena svolgere questo sport all’aperto in condizioni meteo così ostili? Non sarebbe il caso di realizzare strutture protette dal caldo estivo, in specie quello d’Australia, e non solo in Italia?
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