• Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings
sabato, 16 Maggio 2026
METEO GIORNALE
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
Meteo Giornale
Home A La notizia del giorno

Straordinaria copertura nevosa nell’Emisfero Nord 

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
07 Gen 2026 - 18:41
in A La notizia del giorno, Ad Premiere, Meteo News
A A
Share on FacebookShare on Twitter
Copertura nevosa del Globo. Notevole quella dell’Emisfero Nord.

(METEOGIORNALE.IT) Basta un rapido colpo d’occhio alla mappa per rendersene conto, senza bisogno di troppe analisi tecniche o giri di parole. Quello che stiamo vivendo in questo inizio di Gennaio è un inverno vecchio stile, di quelli che sembravano ormai relegati ai racconti dei nostri nonni o agli almanacchi ingialliti dal tempo. La carta della concentrazione del ghiaccio marino e della copertura nevosa, elaborata proprio in queste ore, ci restituisce una fotografia dell’Emisfero Settentrionale vestito a festa, avvolto in un manto bianco che si estende con una vastità che, diciamolo pure, non vedevamo da parecchi anni.

 

LEGGI ANCHE

Caldo intenso e temporali severi: l’Estate porta rischi che in pochi calcolano

La prossima settimana può cambiare tutto col ritorno dell’ANTICICLONE Africano

Siamo abituati a lamentarci dei “non-inverni”, di quelle stagioni ibride fatte di piogge autunnali e nebbie tiepide, ma il 2026 sembra aver deciso di invertire la rotta, almeno per quanto riguarda la neve al suolo. Osservando la distribuzione del bianco sulla planisferio, si nota subito come la Neve abbia conquistato territori vastissimi. Non è solo una questione di latitudini estreme. La dama bianca è scesa in basso, coprendo gran parte dell’Europa, un continente che negli ultimi anni aveva sofferto una vera e propria crisi d’astinenza da fiocchi, specialmente nelle pianure e nelle zone collinari.

 

Questa estensione nevosa in Europa è un segnale forte, quasi una rivincita atmosferica. Abbiamo attraversato anni in cui l’anticiclone la faceva da padrone bloccando ogni perturbazione, mentre ora le dinamiche atmosferiche sembrano essersi sbloccate, permettendo al freddo di depositarsi e resistere al suolo. È un paesaggio che cambia la percezione stessa della stagione. Ma c’è un dettaglio che, a un occhio attento, non può sfuggire e che rappresenta il vero paradosso di questo inverno.

 

Mentre le terre emerse si raffreddano e si coprono di neve, il mare lassù, nel profondo Artico, fa fatica a ghiacciare come dovrebbe. È la firma inconfondibile e un po’ inquietante della Corrente del Golfo e del Cambiamento Climatico. Se guardate attentamente l’area a nord della Scandinavia, verso il Mare di Barents, noterete una lingua di mare scuro, libero dai ghiacci, che si spinge incredibilmente a nord. Le Isole Svalbard, che in questo periodo dovrebbero essere serrate nella morsa del pack, mostrano ancora acque libere nelle loro vicinanze.

 

È una situazione che fa riflettere sulla complessità del nostro sistema climatico. Da una parte abbiamo temperature dell’aria che si sono sensibilmente abbassate, permettendo la neve sulla terraferma, dall’altra abbiamo un oceano che conserva una memoria termica importante, un calore che la Corrente del Golfo trasporta imperterrita verso il Polo Nord, impedendo al ghiaccio marino di espandersi come faceva un tempo. Insomma, abbiamo tanta neve sui continenti ma un pack artico che soffre proprio lì dove l’Atlantico immette la sua energia.

Ovviamente, questo succede perché il clima è cambiato, le temperature medie globali sono le più alte mai misurate con termometri e satelliti.

 

Spostando lo sguardo dall’altra parte dell’Oceano, la situazione negli Stati Uniti merita un discorso a parte. La mappa mostra una copertura nevosa presente ma forse meno compatta rispetto ad altre annate storiche nelle zone centrali. Questo è il prezzo da pagare per quella recente ondata di calore anomala che ha interessato gli stati centrali degli USA, mangiandosi letteralmente parte del manto nevoso che si era formato a Dicembre. È stato un evento notevole, una fusione diffusa che ha fatto temere il peggio per la tenuta dell’inverno nordamericano.

 

Tuttavia, non bisogna farsi ingannare da questa temporanea ritirata. Le dinamiche del Vortice Polare sono tutt’altro che sopite. Si prevedono nuove irruzioni di aria gelida pronte a scendere dal Canada, pronte a ripristinare il bianco anche laddove la pioggia e il vento caldo avevano avuto la meglio. Anche il Giappone, dall’altra parte del globo, partecipa a questo festival del freddo con accumuli nevosi decisamente rilevanti, confermando che l’anomalia positiva della copertura nevosa è un fatto emisferico e non locale.

 

C’è poi un fattore temporale che non possiamo trascurare per comprendere appieno la portata di questo evento. Siamo solo nella prima decade di Gennaio. Statisticamente e climatologicamente parlando, il picco della copertura nevosa nell’Emisfero Nord non si raggiunge adesso, ma solitamente si realizza nei primi giorni di Febbraio. Questo significa che abbiamo ancora diverse settimane davanti a noi in cui il serbatoio del freddo potrebbe ricaricarsi e espandersi ulteriormente.

 

Siamo, in effetti, solo a metà dell’opera. L’inverno ha ancora molte carte da giocare. La quantità di neve al suolo gioca un ruolo fondamentale per l’effetto albedo, riflettendo la luce solare e contribuendo a mantenere basse le temperature al suolo, creando quel “cuscinetto freddo” che favorisce ulteriori nevicate. È un meccanismo che si autoalimenta. Se le condizioni sinottiche continueranno a permettere scambi meridiani marcati, potremmo arrivare a fine stagione con dati sulla copertura nevosa che non si registravano da molti anni. E nell’Emisfero Nord c’è lo zampino dell’Amplificazione Artica che è causata dal Cambiamento del Clima.

 

Non è il caso di gridare alla nuova era glaciale, intendiamoci, ma è innegabile che l’inverno 2026 stia mostrando i muscoli in un modo che ci eravamo quasi dimenticati. Tra il gelo siberiano che preme a est e le perturbazioni atlantiche che finalmente riescono a interagire con l’aria fredda, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Resta l’incognita di quel mare troppo caldo a nord, quella ferita blu nel bianco dell’artico che ci ricorda come il Riscaldamento Globale lavori su scale temporali e fisiche diverse, creando contrasti sempre più esasperati tra oceano e atmosfera. Monitoreremo l’evoluzione, perché la sensazione è che il bello, o il freddo, debba ancora venire.

Però, abbiamo notizie dall’Emisfero sud, dove è estate, c’è un’area a sud dell’Africa sin quasi l’Antartide con un’onda di calore marino eccezionale, sino a 8°C sopra la media. Le notizie non sono affatto buone, questa sorta di normalità meteo in futuro sarà sempre più rara, ancor più di quanto non lo sia attualmente.

 

Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • National Snow and Ice Data Center (NSIDC) – Arctic Sea Ice News & Analysis
  • Climate Reanalyzer – Climate Change Institute, University of Maine
  • NOAA – National Centers for Environmental Information (NCEI) Global Snow Cover
  • Copernicus Climate Change Service (C3S) – Monthly Climate Bulletins
  • Rutgers University Global Snow Lab – Northern Hemisphere Snow Cover Extent
Seguici su Google News
Tags: copertura nevosaCorrente del Golfoghiacci articiinverno 2026Isole Svalbardneve europavortice polare
CondividiTweetInvia
Articolo precedente

Colpo di scena la prossima settimana, riecco l’Anticiclone mangia inverno

Prossimo articolo

Colpo di scenba: neve a palate verso la Milano Cortina. Olimpiadi super nevose

Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

Prossimo articolo

Colpo di scenba: neve a palate verso la Milano Cortina. Olimpiadi super nevose

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.