
(METEOGIORNALE.IT) Non si tratta di un singolo episodio isolato, ma di una manovra su larga scala, coerente con i segnali che emergono dalla stratosfera e che, storicamente, precedono periodi di forte instabilità alle medie latitudini.
Stratosfera sotto pressione: segnali di un grande disturbo
A cavallo tra metà e fine gennaio, il vortice polare stratosferico si presenta allungato, disturbato e in progressivo indebolimento. I principali modelli numerici mostrano un rallentamento del flusso zonale alle alte quote, accompagnato da un riscaldamento stratosferico significativo (SSW) previsto tra fine gennaio e inizio febbraio.
In alcuni scenari, i venti zonali a 10 hPa si avvicinano all’inversione, una condizione compatibile con un collasso strutturale del vortice polare. Quando questi eventi si verificano, la climatologia insegna che la risposta non resta confinata in quota: aumenta la probabilità di blocchi anticiclonici alle alte latitudini, con un indebolimento dell’indice AO e una NAO debole o negativa, assetti favorevoli a discese fredde verso le medie latitudini.
Stati Uniti nel mirino del gelo artico
La prima area a risentire in modo diretto di questa manovra è il Nord America. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, l’allungamento del vortice verso il continente americano facilita l’affondo di masse d’aria artica sugli Stati Uniti centrali ed orientali.
Sono attesi più impulsi freddi ravvicinati, con gelo diffuso, nevicate estese e condizioni di wind chill estremo. In questo contesto, la storm track nordamericana diventa particolarmente attiva, favorendo sistemi depressionari intensi, neve, episodi di ghiaccio al suolo e forti contrasti termici.

Europa: effetti più lenti ma potenzialmente incisivi
Sul settore euro-atlantico, l’impatto tende a manifestarsi con un certo ritardo. Dopo un grande SSW, servono spesso 10–20 giorni affinché il segnale stratosferico si propaghi efficacemente verso la troposfera.
Le proiezioni di medio termine mostrano anomalie di geopotenziale positivo tra Groenlandia e Artico e una fascia depressionaria allungata verso l’Europa, una configurazione che aumenta la probabilità di scambi meridiani marcati. In una prima fase, l’Europa potrebbe sperimentare un pattern ancora ibrido, con aria più fredda a nord e condizioni più miti o prossime alla media al centro-sud.
Successivamente, però, l’accoppiata SSW + AO negativa apre la porta a interazioni più complesse tra aria artico-marittima e serbatoi continentali freddi, con fasi molto dinamiche e termicamente estreme anche sul Vecchio Continente.
Una manovra lunga, non un singolo evento
Le simulazioni d’insieme suggeriscono che il segnale di AO negativa possa persistere per buona parte di febbraio, senza un rapido ritorno a una circolazione zonale forte. Questo implica una manovra atmosferica di lunga durata, fatta di alternanza tra ondate fredde e rimonte miti, con un getto polare molto ondulato e contrasti termici accentuati su scala emisferica.
In sintesi, il possibile collasso del vortice polare rappresenta il motore di una fase atmosferica altamente instabile: gelo intenso sugli Stati Uniti seguito da un progressivo coinvolgimento dell’Europa nel corso di febbraio. Non si tratta di una previsione puntuale, ma di un quadro di rischio sinottico che merita monitoraggio costante, perché potenzialmente in grado di ridefinire l’assetto dell’inverno su larga scala.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
