
(METEOGIORNALE.IT) El Niño continua a destare stupore e interesse tra esperti e appassionati di meteorologia. Le più recenti previsioni della NOAA indicano una probabilità molto alta – tra l’82% e il 90% – che il fenomeno si sviluppi entro l’estate. Tra gli scenari considerati non si esclude nemmeno la possibilità di un evento particolarmente intenso, di tipo Strong per gli addetti ai lavori. E non è una cosa da poco.
Facciamo chiarezza
Questo fenomeno climatico nasce nell’Oceano Pacifico equatoriale tropicale, dove le acque superficiali tendono a riscaldarsi oltre la norma. È proprio in quest’area che El Niño manifesta i suoi effetti più diretti e immediati: l’aumento della temperatura oceanica modifica rapidamente la risposta nei primi strati dell’atmosfera sovrastante, dove si mettono in moto i grandi equilibri dell’intero oceano.
Le conseguenze possono essere molto diverse a seconda delle regioni coinvolte. Sulle coste occidentali del Sud America, in particolare tra Perù ed Ecuador, El Niño è spesso associato a piogge eccezionalmente abbondanti, con un aumento del rischio di alluvioni e dissesti idrogeologici. Al contrario, tra Indonesia e Australia il fenomeno tende a favorire condizioni più secche, con un concreto rischio di incendi e di crollo dei raccolti.
Altri effetti
Sappiamo già che questa teleconnessione è in grado di modificare, almeno in parte, anche la circolazione atmosferica su larga scala, alterando il comportamento del jet stream e alcuni equilibri climatici nel Nord America. In determinate situazioni, questo può tradursi in stagioni più miti o più piovose.
Un altro elemento importante riguarda i cicloni tropicali. Durante le fasi di El Niño varia il cosiddetto shear del vento, cioè la differenza di velocità e direzione dei venti alle diverse quote atmosferiche. Questa condizione tende generalmente a favorire la formazione degli uragani nel Pacifico orientale, mentre riduce la probabilità di sviluppo dei cicloni tropicali nell’Atlantico.
E in Europa?
Qui la questione si complica non poco. Molti credono che una stagione di Niño molto forte indichi la possibilità di ondate di caldo durature nel nostro paese. In realtà le due cose non sono così legate. A differenza delle aree tropicali, dove il legame con El Niño è diretto, in Europa gli effetti arrivano in modo indiretto attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche. Il segnale generato nel Pacifico si propaga in tutto il mondo, ma poiché l’epicentro si trova a migliaia di chilometri da noi è facile intuire che le conseguenze risultano molto più limitate.
Durante il percorso verso le medie latitudini, queste onde interagiscono con numerosi fattori atmosferici, come la NAO, il Vortice Polare, i blocchi anticiclonici e le oscillazioni del jet stream. Questi sono i veri protagonisti dell’estate e dell’autunno. Il Niño può certamente modificare debolmente questi equilibri, ma si tratta di influenze marginali. Non potremo mai affermare di avere l’estate più calda di sempre o l’autunno più secco soltanto perché c’è El Niño.

Alla luce di quanto detto
In Europa non esiste una relazione automatica tra El Niño e anomalie termiche. Il fenomeno può aumentare la probabilità di alcune configurazioni atmosferiche, ma non determina direttamente ondate di caldo, fasi fredde o periodi piovosi. Ogni stagione può essere rovente o siccitosa anche senza la condizione di Niño, o magari con quella di Niña.
Forse non tutti lo sanno, ma gli effetti più evidenti alle medie latitudini – e quindi anche nel nostro paese – tendono a manifestarsi soprattutto durante l’inverno boreale successivo, quando El Niño raggiunge generalmente la sua fase di massima intensità. Come spiegano gli analisti, parlare di Niño e condizioni meteo estive è quanto mai superficiale.
Approfondisci anche: Il ritorno di El Niño: l’estate 2025 rischia grosso
Credit e fonti internazionali
NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
IRI – International Research Institute for Climate and Society, Columbia University
World Meteorological Organization (WMO) – El Niño and Climate