Il Vortice Polare tra stiramenti e rotture segna le sorti dell’inverno
Spalare neve per ore non è esattamente il mio concetto di divertimento, specialmente quando la fresa decide di abbandonarti proprio nel momento del bisogno. Eppure, guardando i dati accumulati in questo gennaio, quel sudore sembra quasi un contrappunto fisico alla complessità atmosferica che stiamo vivendo. Non è solo questione di muscoli doloranti, quanto di capire dove stia andando questo bizzarro inverno. Siamo nel pieno di una partita a scacchi tra le alte latitudini e le correnti atlantiche, un gioco di equilibri dove il Vortice Polare sembra intenzionato a fare il bello e il cattivo tempo.
Il blocco della Groenlandia e gli effetti sull’Europa
Attualmente, la situazione vede un indice AO decisamente negativo, una condizione che promette di durare almeno per le prossime due settimane. In parole povere, la pressione sopra l’Artico sta salendo, costringendo il freddo a cercare valvole di sfogo verso sud. La Groenlandia, in questo scenario, si sta comportando come un gigantesco scoglio in mezzo a un fiume. Questo blocco della NAO spinge le perturbazioni a scivolare lungo i suoi fianchi, favorendo una configurazione che spacca l’Europa in due.
Mentre il nord del continente, Regno Unito compreso, si prepara a un periodo con temperature sotto la media, l’Europa meridionale vive una realtà diversa.
In Italia, almeno per ora, le correnti si mantengono più marittime, portando valori termici normali o leggermente superiori alla norma. Diciamolo: non è ancora il gelo che molti appassionati si aspettavano, ma le cose potrebbero cambiare rapidamente. Con l’avanzare di febbraio, la forza di questo blocco groenlandese potrebbe trascinare l’aria artica molto più a ovest, investendo zone finora risparmiate.
La danza del Vortice Polare e la teoria delle tre porte
Ho passato settimane a osservare come il Vortice Polare possa attraversare tre diverse “porte” evolutive. Fino a poco tempo fa ero convinto che avremmo assistito a un ciclo ripetitivo, una sorta di “insaponare e risciacquare” meteorologico tra fasi di stiramento e ricompattamento. Insomma, un’alternanza continua tra freddo pungente e momenti più miti. Ma oggi la probabilità di un evento più drastico, una vera e propria rottura o Split, si sta facendo strada con prepotenza nei modelli matematici.
Un Vortice Polare allungato è come un elastico tirato al limite. Può favorire ondate di freddo estremo in Asia e nel settore orientale del Nord America, ma se l’elastico si spezza, le conseguenze diventano imprevedibili e spesso spettacolari. Se guardiamo ai precedenti storici, come nel febbraio del 2010 o del 2018, la frammentazione del vortice ha portato il gelo fin nel cuore del Mediterraneo. Non è una certezza, sia chiaro, ma l’incertezza stessa è il sale della meteorologia professionale.
Previsioni per Febbraio tra neve e incertezze
Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, per la prima decade di febbraio? I segnali indicano una persistenza del regime negativo dell’AO. In Asia, il gelo continuerà a dominare la Russia e la parte nord-orientale del continente, con temperature che scenderanno di molti gradi sotto lo zero termico. Per quanto riguarda l’Italia, la situazione resta in bilico. Se il blocco atlantico dovesse reggere, potremmo vedere nuove nevicate sulle Alpi e lungo l’Appennino, con un calo termico più deciso rispetto a quello visto finora.
In effetti, la riflessione delle onde planetarie verso la stratosfera suggerisce che il sistema stia accumulando energia. Questo calore che sale verso l’alto mette sotto pressione la circolazione polare. È un processo lento, quasi invisibile se non si guardano i grafici della WAFz, ma i suoi effetti al suolo possono manifestarsi con una violenza improvvisa. La neve caduta abbondante negli Stati Uniti e in Giappone è solo un assaggio di ciò che una circolazione così disturbata può produrre.
Nonostante la mia cautela, i modelli operativi stanno iniziando a mostrare una convergenza verso scenari più invernali anche per le medie latitudini. Non sono un amante dei titoli sensazionalistici, ma è innegabile che la struttura del Vortice Polare sia oggi più fragile di quanto non lo fosse all’inizio del mese. Bisognerà monitorare i flussi di calore verso il Polo, perché saranno loro a decidere se avremo un altro stiramento o se assisteremo al crollo definitivo della diga gelata. Resto convinto che la prudenza sia d’obbligo, ma i segnali per un colpo di coda invernale ci sono tutti.
Credit
National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
National Snow and Ice Data Center (NSIDC)
Nature Climate Change
American Meteorological Society (AMS)
