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Gennaio 2026, un mese da ricordare: i perché. Tra neve, gelo, vero Inverno

Federico De Michelis di Federico De Michelis
02 Gen 2026 - 09:25
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) La domanda, più che opportuna, è riferita a un articolo che ho pubblicato in merito al mese di gennaio, un periodo che probabilmente ricorderemo anche nei prossimi anni. Il suo significato è rilevante soprattutto perché, per comprenderlo davvero, dobbiamo tornare indietro nel tempo e confrontarlo con i mesi di gennaio degli ultimi anni, direi dal 2017 in poi.

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Nel 2017 abbiamo assistito a una forte irruzione di aria siberiana. Sì, proprio dall’area siberiana arrivò un freddo molto intenso, che colpì in modo particolare le regioni dell’Adriatico e il Sud Italia.

Al Nord Italia le temperature furono comunque basse, ma l’area risultò in parte protetta dalle Alpi. L’evento da ricordare per queste regioni fu la siccità: l’arco alpino appariva ingiallito per la totale assenza di neve e, a causa dei venti, si svilupparono enormi incendi dalla Liguria alla Lombardia, passando per Trentino e Piemonte. Una situazione drammatica, purtroppo, e nemmeno nuova.

 

Negli ultimi inverni, infatti, abbiamo vissuto lunghi periodi dominati dall’alta pressione, con una scarsa mobilità delle perturbazioni e delle masse d’aria. Un contesto poco variabile e decisamente meno dinamico rispetto a quello attuale. Oggi ci troviamo invece di fronte a un Vortice Polare che tende a diventare ancora più attivo nei prossimi giorni e anche nelle prossime settimane.

7 gennaio irruzione artica, credit ECMWF.

Le proiezioni a lungo termine, quelle che arrivano fino a un mese e mezzo, indicano che, sia per quanto riguarda il Vortice Polare sia per gli indici dell’Atlantico settentrionale, la situazione è tutt’altro che tranquilla. Questo scenario lascia intravedere non solo un gennaio, ma anche una parte di febbraio, estremamente dinamici. In altre parole, un vero meteo invernale.

 

Naturalmente, dobbiamo fare i conti con il Riscaldamento Globale. L’aumento della temperatura incide in modo significativo e rende improbabile il ripetersi di picchi di freddo paragonabili a quelli di alcune annate storiche. In questo caso, inoltre, non stiamo vivendo un’ondata di freddo di matrice siberiana, bensì un afflusso da regioni artiche, peraltro mescolato a flussi di aria mediterranea.

 

Non tutta l’Italia sarà coinvolta nello stesso modo. La situazione è molto articolata: chi vive in Sicilia, ad esempio, non sperimenterà condizioni meteo paragonabili a quelle della Toscana, del Lazio o del Trentino, non solo per una questione geografica, ma anche per la diversa vicinanza al nucleo della massa d’aria fredda, oltre ad altre influenze atmosferiche.

 

Ci troviamo quindi in una fase meteorologica molto dinamica, che probabilmente ricorderemo negli anni a venire. Tutto questo è stato favorito da indici climatici di cui parliamo da mesi, spesso anche oggetto di critiche. Ma questo fa parte del mestiere: noi raccontiamo e descriviamo dinamiche che non sono immediatamente visibili nei modelli matematici, quelli consultabili rapidamente da uno smartphone. Dietro questi articoli ci sono studi e analisi approfondite.

 

Il prossimo inverno potrebbe essere diverso. Innanzitutto perché tenderà a manifestarsi un fenomeno chiamato El Niño, di cui si sente spesso parlare. È, a livello di effetti, l’opposto de La Niña, condizione nella quale ci troviamo attualmente, seppur in una fase piuttosto debole. Tuttavia, per l’Europa e per il nostro Paese, il Vortice Polare e l’indice del Nord Atlantico risultano decisamente più influenti rispetto a El Niño e La Niña.

 

Quello che stiamo vivendo è dunque un periodo fuori dalle regole, lontano da quella normalità alla quale ci eravamo abituati, fatta di stagioni invernali anonime, di un vero e proprio non inverno.

 

Non aspettatevi un inverno come quelli degli anni Sessanta o degli anni Ottanta, ma non possiamo nemmeno escludere sorprese. Siamo appena ai primissimi giorni di gennaio e l’atmosfera, così intricata, può innescare una vasta gamma di scenari. Inoltre, siamo sempre più esposti a un fenomeno noto come amplificazione artica, che accentua gli estremi meteo rispetto al passato. Questo significa che un’ondata di freddo può risultare più vigorosa, così come una nevicata, come stanno testimoniando in questi giorni alcune città nel mondo.

 

Il punto focale è chiaro: gennaio 2026 è un mese da ricordare. Ovviamente vedremo come sarà il 2027, ma oggi possiamo dire che questo gennaio ha qualcosa in più, e non poco, rispetto ai precedenti, e forse anche rispetto a quelli del 2027, 2028 e 2029.

 

Non dimentichiamo un fatto fondamentale: siamo in una fase climatica devastante, dominata dal Riscaldamento Globale. L’aumento delle temperature influenza profondamente gli indici climatici e il loro comportamento futuro. Non sappiamo ancora se la loro efficacia sarà più marcata o più attenuata: gli studi scientifici, pubblicati su riviste internazionali, propongono teorie differenti e, su questo punto, esiste ancora una certa incertezza.

 

Un aspetto tutt’altro che secondario è che finalmente si parla in modo chiaro della quota di Riscaldamento Globale attribuibile alle attività umane. Alcuni studi, pubblicati anche da riviste scientifiche italiane, indicano una percentuale intorno al 70%, mentre il restante 30% sarebbe legato a fattori naturali. È però evidente che anche molti processi naturali che avvengono all’interno dell’atmosfera terrestre sono oggi influenzati dal cambiamento climatico indotto dall’uomo. Diverso è il discorso per le influenze esterne, come quelle provenienti dal Sole, che può comunque incidere sulle stagioni e sul clima.

 

Ecco perché questo gennaio è così importante: un mese estremamente interessante dal punto di vista meteorologico. Non sappiamo con precisione cosa accadrà, anche perché stiamo osservando variazioni repentine persino a pochi giorni di distanza.

 

Un esempio concreto: proprio oggi, gli ultimi aggiornamenti indicano nevicate in aree dove fino a poco fa non erano previste. La situazione è quindi in fortissima evoluzione. Per questo motivo è fondamentale seguire aggiornamenti costanti, in particolare i bollettini meteo diffusi tramite le varie app, che cambieranno in modo rapido e significativo.

 

Crediti e fonti scientifiche: (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
    https://www.ecmwf.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
    https://www.noaa.gov
  • Copernicus Climate Change Service
    https://climate.copernicus.eu
  • Nature Climate Change
    https://www.nature.com/nclimate
  • IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
    https://www.ipcc.ch
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Tags: anomalie climatichenevenevicateondata di freddo
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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