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Gennaio 2026, il peggiore dal Febbraio 2012. Nevicate, gelo, burrasche di vento

Il risveglio dell'Inverno come non si vedeva da oltre un decennio, e la minaccia di gelo vontinentale sull'Italia

Federico De Michelis di Federico De Michelis
05 Gen 2026 - 16:45
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(METEOGIORNALE.IT) L’analisi meteo odierna si concentra su una delle evoluzioni sinottiche più interessanti e, per certi versi, complesse che il modello europeo ECMWF ci propone da diversi anni ad oggi, questo per la prima e la seconda decade di gennaio 2026. Osservando la sequenza delle mappe di previsione, emerge con prepotenza un cambio di circolazione atmosferica radicale a livello continentale, capace di stravolgere il quadro meteo su gran parte dell’Europa e, in modo particolare, sul bacino del Mediterraneo e sull’Italia.

 

È doveroso, prima di addentrarci nei dettagli tecnici, fare una premessa fondamentale sulla natura di queste proiezioni. Ci troviamo di fronte nella sua interezza, dapprima a tendenza a breve termine, ma poi a una distanza temporale che, in meteorologia, abbraccia il medio e lungo termine. La volatilità delle previsioni, specialmente quando si tratta di interazioni tra masse d’aria gelida di origine artico-continentale e la superficie più mite del Mar Mediterraneo, è elevata.

 

I moti convettivi e la genesi di minimi depressionari possono subire variazioni di traiettoria anche di poche centinaia di chilometri, determinando la differenza tra una giornata di sole ventosa e una nevicata storica. Tuttavia, la tendenza generale mostrata dal modello matematico definito “Re” (ECMWF) è solida nel disegnare un impianto barico tipicamente invernale.

 

Uno sguardo all’Europa: avremo un Ribaltamento delle figure bariche e Masse d’Aria

L’evoluzione meteo prevista tra il 7 e il 20 gennaio 2026 suggerisce un drastico rallentamento delle correnti zonali (quelle che solitamente portano aria mite dall’Atlantico). Le mappe mostrano chiaramente l’elevazione di un robusto campo di Alta Pressione verso le latitudini settentrionali, che andrà a puntare verso la Scandinavia e il Regno Unito. Questa manovra è la chiave di volta dell’intero peggioramento: bloccando il flusso atlantico, l’anticiclone costringe le masse d’aria fredda, presenti sui settori nord-orientali del continente (Russia e Siberia), a mettersi in moto verso sud-ovest.

Si tratta di un “moto retrogrado”, un termine tecnico che descrive il movimento delle masse d’aria da est verso ovest, contrario al normale flusso delle latitudini medie. Intorno al 12-15 gennaio, si nota come il “serbatoio del freddo” inizi a scivolare pesantemente verso i Balcani e l’Europa centrale. Non siamo di fronte a una semplice perturbazione di passaggio, ma a un vero e proprio travaso di aria gelida in quota che, trovando la strada sbarrata a ovest dall’Alta Pressione, non ha altra scelta che tuffarsi nel Mediterraneo.

 

L’evoluzione sull’Italia: tre fasi distinte

Analizzando la situazione specifica per la nostra Penisola, possiamo suddividere l’evoluzione in tre fasi principali, ognuna con caratteristiche peculiari.

Fase 1: l’ingresso frontale (7-10 Gennaio)

Nella prima fase, intorno al 7 gennaio, l’Italia sembra essere interessata dal passaggio di un fronte più classico, pilotato da una depressione che si scava sui mari occidentali. Le correnti si dispongono dai quadranti occidentali e sud-occidentali prima di ruotare bruscamente. Questo comporta un peggioramento del tempo dapprima su parte del Nord (sulle precipitazioni ne parleremo qui nel seguito) e sulle regioni tirreniche.

Le precipitazioni, in questo frangente, assumono carattere di rovescio diffuso al Centro e Sud, oltre che Sardegna e Sicilia. L’aria fredda inizia appena ad affacciarsi alle Alpi, ma il contesto è ancora quello di un inverno “oceanico”, umido e ventilato, con neve relegata a quote di media montagna. È l’inizio della destabilizzazione dell’atmosfera che preparerà il terreno agli eventi successivi. Non sembrano evidenziarsi precipitazioni in Val Padana, specie nell’area occidentale, che in caso, sarebbero nevose. In questa area, ed in genere tutto il Nord eccetto la Liguria, proseguiranno le gelate notturne anche intense, con picchi sino quasi i -10°C nel settore occidentale, e temperature massime di poco sopra gli 0°C.

 

Fase 2: aumento del freddo e ciclogenesi (11-14 Gennaio)

È qui che la modellistica mostra lo scenario più dinamico. L’aria fredda, ormai giunta a ridosso delle Alpi e della Porta della Bora, inizia a tracimare violentemente sul Mediterraneo. Il contrasto termico è esplosivo: l’aria gelida in quota (a 850 hPa) scorre sopra un mare che mantiene ancora parte del calore accumulato. Questo “shock termico” innesca la formazione di minimi depressionari secondari, molto insidiosi, che le mappe collocano tra il Tirreno meridionale e lo Ionio.

In questa fase, la ventilazione subisce un rinforzo notevole. I venti di Bora sull’Alto Adriatico e di Grecale sul resto della Penisola iniziano a soffiare con intensità di burrasca. Le mappe delle raffiche suggeriscono picchi notevoli, capaci di rendere i mari molto agitati o grossi. È il momento in cui le temperature crollano drasticamente. L’isoterma di zero gradi si abbassa repentinamente, portando il rischio di neve a quote collinari, specialmente sulle regioni del versante adriatico e al Sud, che risultano le più esposte a questo tipo di circolazione.

 

Fase 3: il Gelo Continentale e l’instabilità atmosferica (15-20 Gennaio)

Verso la metà del mese e fino al 20 gennaio, lo scenario proposto da ECMWF assume connotati di crudo inverno. Il nucleo più gelido della massa d’aria sembra stazionare o reiterare la sua azione su parte dell’Italia e sui Balcani. Le temperature a 2 metri dal suolo, specialmente nelle ore notturne e al primo mattino, scendono diffusamente sotto lo zero. Avremo una prosecuzione del gelo in Pianura Padana e nelle valli interne del Centro. In Val Padana gelate intense, specie nel settore ovest.

Ciò che colpisce è la persistenza di una circolazione ciclonica sul Sud Italia e sul basso Adriatico. Questo mantiene attiva una “pompa” di precipitazioni che, date le temperature ormai bassissime a tutte le quote, assumeranno carattere nevoso fino a quote molto basse, se non addirittura in pianura e lungo le coste.

 

Oltre le Mappe

Le mappe di precipitazione mostrano aree soggette a pioggia e neve, ma è fondamentale interpretare questi dati con occhio esperto. Quando aria così fredda (con valori che a 1500 metri possono toccare i -10°C o -12°C) passa sopra il mare tiepido, si generano nubi anche sviluppo verticale imponenti (cumulonembi), questo nell’area mediterranea. Escludiamo il Nord Italia, dove, semmai, si avrebbero nubi stratiformi, anche nembostrati, specie in Liguria.

Questo significa che, anche laddove i modelli non indicano un accumulo nevoso al suolo “classico”, potremmo assistere a fenomeni molto coreografici e talvolta intensi.

  • Rovesci di neve e sconfinamenti: durante i rovesci più intensi, l’aria fredda viene trascinata violentemente verso il basso dalle precipitazioni stesse. Questo permette alla neve di raggiungere quote ben inferiori allo Zero Termico teorico. Non sorprendetevi, dunque, se vedrete fiocchi misti a pioggia o neve tonda anche in località costiere che sulla carta dovrebbero vedere solo pioggia.
  • Gragnola e Neve Tonda: è molto probabile la formazione di gragnola (piccoli granelli di ghiaccio bianco e opaco), tipica di queste irruzioni di aria instabile marittima. Questo fenomeno può imbiancare il paesaggio in pochi minuti, creando disagi alla circolazione simili a quelli di una nevicata, anche se tecnicamente diverso.
  • Il “Nevischio”: nelle zone interne, anche in assenza di perturbazioni organizzate, il vento forte potrà trasportare cristalli di ghiaccio o deboli nevicate (nevischio) da stau (sbarramento orografico) sugli Appennini, creando paesaggi invernali suggestivi ma insidiosi per il ghiaccio al suolo.

 

Considerazioni sulle temperature reali e quelle percepite

Un aspetto che le mappe della temperatura a 2 metri non raccontano appieno è il disagio fisiologico. Con l’attivazione di venti tesi dai quadranti settentrionali e orientali, l’effetto Wind Chill (temperatura percepita) sarà molto marcato. Una temperatura reale di 0°C, associata a raffiche di 40-50 km/h, viene percepita dal corpo umano come -6°C o -7°C. Sarà quindi un freddo penetrante, “tagliente”, diverso dal freddo umido e statico delle nebbie padane.

Le gelate saranno intense e diffuse. Nelle aree innevate, grazie all’effetto albedo (riflessione della luce solare e dispersione del calore notturno), le temperature minime potrebbero crollare su valori a doppia cifra negativa nelle vallate appenniniche e alpine.

Orbene, l’effetto Wind Chill non è amato dalla meteorologia italiana esclusivamente finalizzata a dare un’informazione superficiale, e non creare quindi adeguata informazione all’utente come succede in buona parte del Mondo, dove, invece, viene espressa sia la temperatura reale che quella percepita, a cui viene dato persino maggiore risalto.

 

Prudenza nella nostra previsione

In sintesi, l’analisi del modello ECMWF dipinge una seconda decade di gennaio all’insegna del vero inverno. L’Italia sembra trovarsi sulla traiettoria di uno scambio meridiano importante, che porterà prima maltempo e poi un freddo intenso di stampo continentale.

Tuttavia, ribadiamo la necessità di seguire gli aggiornamenti. La posizione esatta dei minimi di bassa pressione (i “vortici” che vedete roteare nelle animazioni) determinerà quali regioni vedranno metri di neve e quali invece “solo” freddo secco e ventoso. Basta uno spostamento di 100 km del minimo verso l’Egeo per lasciare il Nord-Ovest e parte del Tirreno all’asciutto, favorendo invece l’Adriatico e il Sud. Viceversa, un minimo più occidentale coinvolgerebbe democraticamente più regioni.

 

Quello che appare certo è che l’atmosfera si sta risvegliando, pronta a scaricare l’energia accumulata sotto forma di contrasti termici accesi. È il momento di rispolverare l’equipaggiamento invernale pesante: il rischio di neve, ghiaccio e venti burrascosi è concreto e va seguito passo dopo passo nei prossimi aggiornamenti. Ovviamente, gli effetti dell’evento meteo atteso, nella sua complessità, varieranno sensibilmente con il tipico clima del luogo, l’esposizione alla maggior corrente fredda o quella delle precipitazioni.

 

Credit ECMWF (analisi dell’ultimo run disponibile) (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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