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Home A Scelta dalla Redazione

Freddo INTENSO nella seconda metà dell’Inverno? Cosa emerge dai modelli meteo

Davide Santini di Davide Santini
05 Gen 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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ID 84614456 ©
Kokixx | Dreamstime.com

 

(METEOGIORNALE.IT) Aleggia un senso di frustrazione negli appassionati meteo di gelo e neve. Siamo nel cuore di un periodo molto freddo. Come non capitava da tempo. Eppure il problema è che non riesce ancora a fare nevicate e generose. Vediamo che cosa potrebbe succedere.

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C’è un problema

Il protagonista principale di questa fase è un getto polare estremamente debole, incapace di svolgere il ruolo che normalmente determina l’andamento dell’inverno europeo. La sua scarsa intensità indica che l’Amplificazione Artica, pur presente, non riesce ancora a tradursi in ondulazioni marcate. È vero che è arrivata una fase di freddo di stampe invernale. Ma molti non si accontentano di avere qualche giorno sotto media. Si vorrebbe godere di un periodo un po’ più marcato.

 

Inoltre…

Anche il getto subtropicale è piuttosto fiacco. Questo indica, senza ombra di dubbio, una carenza di scambi energetici verso la stratosfera. Il Vortice Polare, pur rafforzandosi alle alte quote, rimane confinato attorno al Polo. Ben poco propenso a farci piombare il gelo addosso.

 

Un colosso piuttosto in forza, ma ancora incapace di innescare un inverno pienamente efficace. A complicare il quadro interviene il cambiamento climatico, sempre più evidente, con mari ancora parecchio caldi che alimentano eventi estremi e contribuiscono a spegnere le possibilità di nevicate a bassa quota, stante le temperature superficiali marine ancora sopra le medie.

 

Eppure è a due passi da noi…

Ce n’è sempre una, volendo vedere. Il freddo europeo è davvero vicino, ma rimane per buona parte confinato oltralpe. Resta però un elemento da non sottovalutare: un nucleo gelido fermo sulla Russia europea, che potrebbe cambiare traiettoria con un semplice impulso. Non siamo ancora al giro di boa dell’inverno. Manca ancora tutta la seconda parte.

 

Guardiamoci attorno. Analizziamo i modelli meteo a lunga gittata. L’energia atmosferica nasce lontano, spesso dal Nord America, e si propaga verso l’Atlantico rallentando il getto polare e favorendo ondulazioni, sovente marcate. Non ci sono le condizioni per un gennaio troppo caldo. Però il problema resta il dinamismo.

 

Estensione della copertura nevosa in Europa. Come si può notare, il vero freddo è davvero fermo a due passi da casa nostra. Ma non riesce ad avere la zampata giusta per portare diffuse nevicate sul nostro Paese, perlomeno a quote di pianura o di costa.

 

Mese molto incerto

Per le prossime tre settimane resta però un’ampia incertezza. L’ensemble mostra segnali nuovi, con una NAO negativa che potrebbe permettere una traiettoria più occidentale alle varie saccature presenti in atmosfera. Stiamo parlando di congetture e ipotesi nel lungo periodo. Assolutamente non di previsioni meteo.

 

Certo è che, per un motivo o per l’altro, le condizioni invernali sono profondamente mutate e il principale indicatore resta proprio la neve. Visto che un tempo ce la si giocava sempre sul grado, avere un paio di gradi in più di temperatura può comportare davvero un cambio radicale della stagione, non nevicando più a quote tipiche di un tempo.

 

Credit

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

JMA –

WMO – World Meteorological Organization (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: amplificazione articacambiamento climaticocondizioni atmosferichecopertura nevosaeventi estremifreddofreddo confinatogelogetto polaregetto subtropicaleincertezza meteoinverno europeomari caldimeteo invernalemodelli meteonao negativanevenevicate mancantiondulazioni atmosfericheprevisione a lungo termineRussia europeatemperatura sopra mediavortice polare
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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