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(METEOGIORNALE.IT) Molti meteo appassionati avranno sicuramente sentito parlare de La Niña. Si tratta di una teleconnessione molto importante che avviene dalla parte opposta del mondo, ma che ha effetti globali. Per chi volesse approfondire, abbiamo trattato un lungo articolo su quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. È un po’ tecnico, ma vale la pena approfondire.
Prima una considerazione
È chiaro che non possiamo e non potremo mai fare una previsione meteo da qui a fine inverno. Nessuno ci può dire che tempo ci sarà il giorno X di febbraio. Per vedere se una stagione sarà più o meno fredda utilizziamo degli indici statistici.
Che sono molto utili per capire se davvero siamo davanti a un periodo di alta pressione, freddo o nevicate frequenti. In realtà, dobbiamo fare semplicemente un mix delle cose. Perché non esiste un solo indice univoco. Ce ne sono diversi e vediamo due aspetti fondamentali da prendere in considerazione per vedere se febbraio potrebbe dare ancora qualche regalo invernale.

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La Nina
L’abbassamento delle temperature superficiali nel Pacifico equatoriale, tipico delle condizioni della Niña, è oramai prossimo alla sua conclusione. Sappiamo che era qualcosa di debole e così è stato.. È qualcosa che sia originato già nella prima parte dell’autunno, macchie ha avuto l’apice tra novembre e dicembre. Adesso, oramai gennaio 2026, l’indice sta crollando.
Che cosa potrebbe succedere in Italia? Una seconda parte di stagione con sempre maggiori estremi. In fondo, tale pattern meteo amplifica gli scambi meridiani. È vero che rischiamo delle fasi lunghe di mitezza, ma è vero che si potrebbe essere contrapposti a periodi freddi.
Non abbiamo avuto una decade molto fredda? È il risultato dell’enfatizzazione climatica della Nina. Ma adesso scopriamo un altro indice estremamente importante per vedere se ci sono le reali possibilità della discesa di masse d’aria gelide sul nostro paese.
Amplificazione artica
Si tratta di un indice meteo climatico molto importante. Seguiamo questo fatto. Le zone artiche si scaldano con maggiore frequenza e intensità rispetto al resto del pianeta. Questo non è cosa da poco. Ci sono importanti conseguenze da tenere in considerazione.
Tale teleconnessione agisce indebolendo il gradiente termico tra Polo ed Equatore. Di conseguenza, la corrente a getto diventa più lenta, perde linearità e comincia a ondulare in maniera più marcata. Quando ciò accade, aumentano gli scambi meridiani e le configurazioni bloccate.
Questo può portare a due conseguenze. Lunghe fasi di mitezza quasi primaverile, oppure intere zone con freddo molto intenso. Siamo stati in quest’ultima parte nella prima metà di gennaio. Nulla ci vieta di avere un bis in febbraio. Ma ovviamente dobbiamo andare coi piedi per terra.

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Il jolly del Vortice Polare
È una semplificazione piuttosto forte. Non a caso, si tratta di un’interpretazione non è del tutto corretta. Per farla più semplice, possiamo pensarla come una vasta struttura atmosferica costituita da una potente fascia di venti che ruota attorno al Polo Nord.
Essa si colloca nella stratosfera, a quote comprese tra i 20 e i 30 chilometri, quindi molto più in alto rispetto allo strato in cui si sviluppano le perturbazioni. Sappiamo che se è compatto il freddo non arriva, mentre se è debole potrebbe (condizionale!) arrivare sul Bacino del Mediterraneo, o comunque essere favorito.
Importanti considerazioni per concludere
Giova ricordare la seguente cosa ai nostri lettori. Esplicare che cosa indicano dei numeri scientifici non vuol dire dare per certezza un’ondata di gelo. In Europa la dinamica per l’arrivo del grande freddo è nota agli esperti e l’aria deve sempre partire dalla Siberia.
Il tutto attraverso configurazioni sinottiche complesse e durature nel tempo, oltre che decisamente rare anche una volta. Ma basterebbe un bis per avere di nuovo occasioni di freddo e neve a bassa quota. Peccato però aver sprecato questa ghiotta occasione per avere nevicate diffuse in Valle Padana.

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Tendenze a lunghissimo termine
Parliamo di probabilità. Nessuna certezza. In alcuni dei Run a lunga gittata, non è escluso che l’anticiclone possa spostarsi in posizione più settentrionale, liberando così un corridoio orientale che permetterebbe all’aria gelida continentale di raggiungere il Mediterraneo.
Ma attenzione che sono solo tendenze eventuali a lungo periodo. Non sappiamo Intanto se si verificano e poi se la colata gelida vada proprio a colpire in pieno il nostro paese. A gennaio abbiamo avuto una grande occasione. Non è affatto detto che non possa ricapitare.
Ma ricordiamoci che stiamo parlando di qualcosa che oramai è sempre più raro nel nostro clima. Il riscaldamento globale agisce in ogni stagione. E quindi, pare logico che parlare di fasi meteo siberiane o comunque di grande freddo diventa sempre più raro.
Credits
Global Forecast System del NOAA,
IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
