• Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings
lunedì, 27 Aprile 2026
METEO GIORNALE
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
Meteo Giornale
Home A La notizia del giorno

Blocco scandinavo in rinforzo, mai come ultimi anni. Freddo estremo verso Italia ed Europa

Perché fa meno freddo d'Inverno, scoperta la causa.

Federico De Michelis di Federico De Michelis
18 Gen 2026 - 18:15
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Cambiamento climatico, Meteo News, Zoom
A A
Share on FacebookShare on Twitter
Pattern scandinnavo, meteo nevoso in Italia.

 

(METEOGIORNALE.IT) C’è qualcosa di profondamente diverso rispetto al passato nel modo in cui l’inverno che viviamo ai giorni d’oggi, quasi come se la stagione avesse perso quella sua antica autorità. Molti di noi ricordano bene le settimane di gelo (specie al Nord Italia) di una volta, quelle giornate di Gennaio in cui l’aria sembrava cristallizzarsi e il cielo restava di un azzurro terso ma gelido per giorni. Poi arrivava la neve alla prima perturbazione atmosferica, e tutto ciò non era casuale, anzi, occasionale come succede oggi, ma regolare. Ovviamente, al Nord Italia su quel cuscinetto freddo della Valle Padana.

LEGGI ANCHE

Più piogge in arrivo in questa fase di Maggio: ecco quando e dove più sostanziose

Radicale cambio di visione dei modelli meteo, 30 gradi nei primi di Maggio

Quella che descrivo non è solo una sensazione nostalgica, lo dicono i dati. Siamo in una fase climatica nota a tutti come cambiamento climatico, con il riscaldamento del Pianeta, e da più parti giungono notizie di eventi meteo estremi.

La macchina del clima europeo sta cambiando marcia e uno dei pezzi pregiati di questo ingranaggio, il cosiddetto Blocco scandinavo, sembra essersi inceppato o, per dirla meglio, fatica a trovare il suo spazio in un Mondo che corre sempre più veloce verso il Riscaldamento Globale.

 

Negli ultimi anni, diversi studi hanno cercato di capire perché quelle configurazioni atmosferiche che un tempo portavano il vero inverno in Italia e nel resto d’Europa siano diventate così rare. Il problema non è solo che fa più caldo, ma che è cambiata proprio la sinottica atmosferica delle correnti sopra le nostre teste. Parliamo di pattern complessi, di movimenti d’aria che decidono se una perturbazione deve passare sopra le Alpi o se invece deve restare confinata nell’Oceano Atlantico.

 

Lo Scandinavian Blocking, che per comodità chiameremo spesso Scand+, era il protagonista indiscusso di queste dinamiche. Quando si formava, agiva come una sorta di muro invisibile posizionato sopra la Scandinavia, capace di deviare le correnti miti e umide verso latitudini diverse e permettendo all’aria gelida russa di dilagare verso il cuore del continente. Insomma, era la garanzia del grande freddo.

 

La fragilità dei nuovi Inverni europei

Un punto di svolta nella comprensione di questi fenomeni è arrivato con un importante lavoro di ricerca pubblicato nel 2018 da Woollings e dai suoi collaboratori sulla prestigiosa rivista Nature Climate Change. Il titolo originale del paper, Blocking and its response to climate change, dice già molto. Gli studiosi hanno osservato che il cambiamento dei trend climatici sta influenzando direttamente la frequenza e la durata di questi blocchi. Nello specifico, si nota una preoccupante riduzione delle condizioni di base che permettono a queste alte pressioni di stabilizzarsi. Diciamolo chiaramente, il Blocco scandinavo oggi è diventato un pattern meno robusto e decisamente più fragile rispetto ai blocchi che vediamo formarsi con più frequenza nell’Oceano Atlantico.

 

Woollings ha evidenziato come l’aumento del background zonale, ovvero quella spinta costante delle correnti da ovest verso est, stia erodendo la capacità dell’aria di fermarsi e ristagnare. Immaginate un fiume in piena che scorre così forte da non permettere la formazione di gorghi o zone di calma lungo le sponde, ecco, l’atmosfera si sta comportando in modo simile. Questa accelerazione porta a quello che i tecnici chiamano wave breaking rapido, una rottura prematura delle onde atmosferiche che costringe il sistema a migrare velocemente verso regimi transitori. Invece di avere settimane di freddo stabile, ci ritroviamo con brevi comparsate gelide seguite da repentine scaldate. È un po’ come se l’inverno avesse il fiato corto.

 

Il ruolo del Jet Stream

Ma non finisce qui, perché la faccenda si complica se guardiamo a come si muove il grande fiume d’aria che circonda il Polo Nord. Nel 2020, un altro studio di rilievo firmato da B. J. Harvey e pubblicato su riviste specializzate ha analizzato la risposta delle traiettorie delle tempeste e dei jet streams nell’emisfero nord. Analizzando i modelli climatici più avanzati, come CMIP5 e CMIP6, è emerso un dato piuttosto inquietante per gli amanti della neve. Il jet stream, ovvero quella corrente a getto che governa il tempo alle nostre latitudini, tende a diventare più rettilineo. Quando la corrente scorre dritta e veloce, non riesce a formare quelle ampie curve, o meandrizzazioni, che sono fondamentali per pescare l’aria fredda dal Polo Nord e trascinarla fin sulle coste della Sicilia o in Spagna.

 

Insomma, la tendenza è verso un flusso più zonale e meno disturbato. Manca quella amplificazione delle onde planetarie che una volta vedevamo con regolarità. Senza questi meandri, il Vortice Polare resta spesso chiuso in se stesso, compatto e gelosissimo del suo freddo, lasciando le zone temperate a gestire un piattume meteorologico fatto di nebbie o correnti atlantiche. C’è una sorta di perdita di dinamicità, una semplificazione dei pattern che rende le stagioni meno variegate e più prevedibili nella loro monotonia calda.

 

La realtà dei fatti

Tuttavia, bisogna fare attenzione a non cadere in conclusioni troppo affrettate o, peggio, in narrazioni distorte. Quando si discute della minore ricorrenza di queste situazioni favorevoli al freddo, occorre essere cristallini per non prestare il fianco a chi, al primo fiocco di neve in Piazza Duomo a Milano, grida al complotto climatico o al negazionismo. Minore frequenza non significa assolutamente scomparsa. Il fatto che il Blocco scandinavo sia meno persistente o più raro non toglie che possa manifestarsi ancora con violenza. Anzi, paradossalmente, in un contesto di Riscaldamento Globale, quando questi pattern si attivano possono dare vita a eventi estremi proprio perché trovano un’atmosfera carica di energia e umidità.

L’inverno non è morto, ha solo cambiato abitudini. La persistenza che un tempo caratterizzava le ondate di gelo degli anni sessanta o ottanta è oggi un ricordo, ma gli elementi che portano alla formazione dello Scand+ sono ancora presenti nel sistema, anche se devono combattere contro una corrente a getto che spinge come mai prima d’ora. È una lotta tra titani invisibili sopra le nostre teste. Ogni tanto il blocco riesce ancora a imporsi, magari per pochi giorni, regalandoci quell’illusione di normalità stagionale che tanto ci rassicura, prima che la modernità climatica riprenda il sopravvento.

 

In effetti, osservare l’evoluzione di questi fenomeni è diventato quasi un esercizio di pazienza per i meteorologi di tutto il mondo. La sfida non è solo prevedere se pioverà domani in Sardegna, ma capire come queste macro-tendenze influenzeranno la vita quotidiana, l’agricoltura e le riserve idriche di intere nazioni in Europa.

Il clima non è un monolite, è un organismo vivo che reagisce alle sollecitazioni umane in modi che stiamo appena iniziando a decodificare del tutto. Ci aspetta un futuro di inverni diversi, forse meno bianchi ma certamente non meno complessi da interpretare. Dobbiamo imparare a leggere tra le righe di un’atmosfera che sembra aver fretta di cambiare, senza dimenticare che la natura ha sempre in serbo qualche sorpresa, anche quando tutto sembra indicare una direzione univoca.

 

Ed ecco che le proiezioni meteo climatiche per le prossime settimane confermano che l’energia disponibile potrebbe attivare eventi meteo estremi. Il freddo proveniente dalla Siberia, anche se con una durata probabilmente più breve rispetto al passato, potrebbe tornare a interessare l’Europa e l’Italia, portando di conseguenza anche la neve. Poiché nell’atmosfera è presente energia in eccesso, le precipitazioni, laddove si manifesteranno, potrebbero risultare furiose, ovvero estreme, con accumuli persino record in alcune località.

 

Le proiezioni meteo e il ritorno del gelo

La Penisola di Kamchatka, situata nell’estremo oriente della Russia, è stata recentemente colpita da un tremendo uragano di neve che ha accumulato decine di metri di coltre bianca a ridosso dei condomini di città e villaggi. La furia degli elementi ha letteralmente seppellito le auto e gli alberi delle vie cittadine. Solo qualche settimana fa, a Juneau, in Alaska, si è verificata una serie di nevicate da record che hanno causato l’affondamento di numerose imbarcazioni nel porto. Negli scorsi giorni, inoltre, si è abbattuta una pioggia alluvionale con 230 millimetri di acqua caduta in soli due giorni sopra lo strato nevoso.

L’inverno estremo

Anche la città di Mosca, in Russia, sta lottando contro un inverno estremamente nevoso. Nella capitale russa la quantità di neve media annuale, nell’ultimo decennio, è più che raddoppiata. Allo stesso tempo, nel medesimo periodo, ha quasi smesso di nevicare in Italia in molte località, un fenomeno che si è ripetuto in diverse aree dell’Europa. Tuttavia, in questo Inverno si stanno osservando eventi meteo nuovi. La stagione è ancora giovane, ci troviamo infatti appena a metà del percorso, e Febbraio è storicamente il mese più instabile, persino un po’ cattivello, per così dire.

 

Credit

  • Nature Climate Change: Blocking and its response to climate change
  • Journal of Climate: The Response of the Northern Hemisphere Storm Tracks
  • ScienceDirect: Atmospheric blocking and global warming impacts
  • AGU – Journal of Geophysical Research: Jet stream variability and climate trends
  • Royal Meteorological Society: Dynamics of Scandinavian blocking patterns

 

  (METEOGIORNALE.IT)

Seguici su Google News
Tags: blocco scandinavoclima europainverno italiajet streampattern atmosfericiriscaldamento globalevortice polare
CondividiTweetInvia
Articolo precedente

Meteo, Blocchi alle alte latitudini, GELO in discesa: cosa significa per noi

Prossimo articolo

Ecco dove potranno cadere fino a 7 metri di neve ad inizio settimana

Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

Prossimo articolo

Ecco dove potranno cadere fino a 7 metri di neve ad inizio settimana

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.