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Neve a Roma a fine febbraio 2018.
Neve a Roma a fine febbraio 2018.

Le nevicate a Roma sono eventi rari, legati al clima mediterraneo generalmente mite della città, fortemente influenzato dalla vicinanza al mare. Tuttavia, nel corso dei secoli, la Capitale è stata interessata da episodi nevosi anche rilevanti, documentati attraverso cronache storiche, testimonianze religiose e osservazioni meteorologiche.

Per l’epoca più antica non esistono elenchi sistematici e continui, soprattutto per i periodi precedenti la fondazione di Roma, ma sono presenti numerose menzioni di inverni eccezionalmente rigidi e di fenomeni estremi, tra cui il gelo del Tevere. Nei secoli più recenti, invece, le informazioni diventano via via più dettagliate e affidabili grazie alle osservazioni strumentali.

 

Nevicherà su Roma?

Al momento, nel breve termine, a Roma non sono attese nevicate imminenti. Tuttavia, tra mercoledì 7 e giovedì 8 si assisterà a un consistente abbassamento delle temperature, che metterà fine alla sorta di primavera fuori stagione vissuta nel mese di dicembre, dopo le ingenti piogge cadute negli ultimi giorni.

Lo scenario meteo a medio e lungo termine appare fortemente incerto. Masse di aria gelida raggiungeranno diverse aree dell’Europa, transitando a poche centinaia di chilometri dalla Capitale, senza però coinvolgerla direttamente.

Più probabilmente, Roma verrà a trovarsi all’interno di un corridoio di perturbazioni, alimentato da un persistente flusso di aria umida mediterranea, alternato a fasi di aria più fredda, ma non gelida.

Eventuali spostamenti di queste masse d’aria, difficilmente prevedibili dai modelli matematici, potrebbero favorire nuove fasi di maltempo, ma allo stato attuale non emergono segnali concreti di neve sulla città.

 

La neve a Roma in epoca antica (prima di Cristo e periodo romano)

Durante l’epoca repubblicana e i primi secoli dell’Impero Romano, il clima risultava in alcune fasi più freddo rispetto a quello attuale, favorendo eventi nevosi oggi difficilmente immaginabili nel contesto urbano di Roma.

Nel 398 a.C., una nevicata intensa accompagnò l’assedio di Veio, con il Tevere completamente gelato, tanto da renderlo non navigabile. Un episodio simile si ripeté nel 396 a.C., durante un inverno particolarmente rigido, caratterizzato da gelo persistente e neve.

Tra il 280 e il 275 a.C., nel periodo della Guerra Pirrica, sono riportate nuove ondate di freddo estremo, con il Tevere ghiacciato e condizioni climatiche eccezionali per l’area laziale. Nel 271 a.C. si registrarono nevicate abbondanti, mentre il 177 a.C. è considerato l’ultimo episodio certo di gelo completo del Tevere documentato nell’antichità, associato a precipitazioni nevose diffuse.

Un evento celebre, ma di natura leggendaria, è il cosiddetto Miracolo della Neve, collocato tra il 4 e il 5 agosto del 358 d.C., quando una presunta nevicata estiva sull’Esquilino avrebbe indicato il luogo di fondazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Questo episodio rientra nella tradizione cristiana e non può essere considerato storico in senso climatico.

Nel complesso, durante il periodo noto come Periodo Romano Caldo, successivo al 100 a.C., le nevicate urbane divennero progressivamente meno frequenti, pur restando comuni le segnalazioni di neve sugli Appennini, responsabile di piene e inondazioni del Tevere.

 

Periodo medievale e moderno (fino al 1900)

Nel Medioevo e nella prima età moderna le nevicate a Roma risultano sporadiche e spesso indirette, associate più a inverni freddi e a piene del Tevere che a vere e proprie nevicate urbane.

Durante la Piccola Era Glaciale, compresa tra il XIV e il XIX secolo, il clima europeo attraversò una fase più fredda e instabile. A Roma, l’effetto principale fu un aumento della frequenza delle inondazioni, spesso legate allo scioglimento della neve accumulata nell’Italia centrale.

Nel 589 d.C. un inverno particolarmente rigido fu seguito da una piena eccezionale del Tevere. Eventi analoghi si verificarono nel 1557, nel 1598 e nel 1870, anni ricordati per inondazioni storiche che segnarono profondamente la vita della città. In questi casi, la neve in città non è sempre attestata, ma il contesto climatico fu chiaramente più freddo della media.

 

Nevicate dal 1900 a oggi

Con l’inizio del XX secolo, le osservazioni meteorologiche diventano più regolari e consentono una ricostruzione attendibile degli eventi nevosi realmente significativi, escludendo semplici fioccate senza accumulo.

Nel 1901 si registrarono diverse nevicate leggere, seguite da episodi moderati nel 1905 e nel 1919. La nevicata del 1929 fu particolarmente intensa e si inserì in una delle più severe ondate di freddo del secolo.

Altri eventi si verificarono nel 1935, 1940, 1941, 1942 e 1954, fino alla storica nevicata del 1956, una delle più importanti del Novecento, con accumuli fino a 20 centimetri.

Negli anni successivi si ricordano le nevicate del 1965, 1971, 1985 e 1986. In particolare, l’evento del 6 gennaio 1985 resta uno dei più iconici, con Roma paralizzata dalla neve e accumuli superiori ai 20 centimetri.

Nel periodo più recente spiccano le nevicate del 1991, 1999, 2012 e 2018. Quest’ultima, avvenuta il 26 febbraio, fu legata alla celebre irruzione gelida nota come “Bestia dall’Est”, con accumuli variabili tra 4 e 15 centimetri in città.

In media, una nevicata significativa a Roma si verifica ogni 5–10 anni, con una tendenza a inverni più miti negli ultimi decenni.

 

Il Tevere gelato e le grandi ondate di freddo

Il gelo completo del Tevere rappresenta un evento rarissimo, limitato quasi esclusivamente all’antichità. Dopo il 177 a.C., non esistono testimonianze attendibili di un congelamento totale del fiume.

Nei secoli successivi, anche durante le fasi climatiche più fredde, gli inverni rigidi si tradussero principalmente in piene fluviali, causate dallo scioglimento della neve sugli Appennini, piuttosto che in episodi di gelo urbano.

 

Come si vestivano i Romani durante il freddo siberiano

I Romani affrontavano l’inverno senza l’uso dei pantaloni, considerati un indumento barbaro. Il freddo veniva contrastato attraverso l’uso di strati sovrapposti e tessuti pesanti.

La tunica, spesso indossata in più strati, era realizzata in lana spessa. Gli imperatori, come Augusto, arrivavano a indossarne fino a quattro. I mantelli più comuni erano la paenula, dotata di cappuccio e trattata per resistere all’umidità, e il sagum, tipico dell’abbigliamento militare.

Completavano l’equipaggiamento fasce per le gambe, calzari chiusi e copricapi. Nelle province più fredde dell’Impero, come la Britannia o la Germania, l’abbigliamento veniva ulteriormente rinforzato.

 

Impatto della Piccola Era Glaciale su Roma

La Piccola Era Glaciale, attiva tra il 1300 e il 1850, fu causata da una combinazione di eruzioni vulcaniche, ridotta attività solare e fattori astronomici. A Roma, il raffreddamento fu moderato, ma sufficiente a influenzare il tessuto sociale ed economico.

Gli inverni più freddi e umidi favorirono frequenti inondazioni del Tevere, crisi agricole, abbandono delle campagne e un generale aumento della vulnerabilità sociale, in un contesto già fragile per la città papale.

 

La Piccola Era Glaciale tardo antica (536–660 d.C.)

La cosiddetta Piccola Era Glaciale Tardo Antica ebbe inizio nel 536 d.C., a seguito di grandi eruzioni vulcaniche che provocarono un brusco abbassamento delle temperature, fino a 3°C in meno rispetto ai valori precedenti.

A Roma, questo raffreddamento contribuì a un periodo di forte instabilità, aggravando carestie, migrazioni e crisi economiche. Il fenomeno coincise con la Peste di Giustiniano, amplificando il declino demografico e sociale dell’area mediterranea, già segnata dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente.

 

Credit e fonti

 

 

 

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