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Home A La notizia del giorno

Può il gelo dal Nord America giungere in Europa? Un viaggio travagliato

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
17 Dic 2025 - 16:14
in A La notizia del giorno, Ad Premiere, Wiki Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) Ogni inverno, puntuali come un orologio svizzero, i telegiornali ci bombardano con quelle immagini apocalittiche che arrivano dagli Stati Uniti. Auto sepolte dalla neve a Buffalo, le cascate del Niagara congelate, temperature che a Chicago fanno invidia a quelle di Marte. E lì scatta la domanda, quasi un riflesso incondizionato: “Ma tutto questo freddo, adesso, arriverà anche da noi?”.

 

C’è un equivoco di fondo, un po’ romantico se vogliamo, secondo cui le masse d’aria viaggino come pacchi postali intatti da un continente all’altro. La realtà atmosferica è decisamente più caotica e affascinante. L’aria gelida che si stacca dal Canada o dagli Stati Uniti settentrionali non può semplicemente attraversare l’Oceano Atlantico e bussare alle porte dell’Europa conservando il suo DNA originale. C’è di mezzo l’oceano, appunto. E non è un dettaglio da poco.

 

Immaginate di prendere un cubetto di ghiaccio e lanciarlo in una vasca da bagno piena di acqua tiepida. Ecco, l’aria polare nordamericana (il cubetto) quando esce dal continente si scontra con la Corrente del Golfo (la vasca tiepida). L’Atlantico, anche in pieno inverno, è una formidabile riserva di calore rispetto alle terre emerse. Durante questo viaggio di oltre 5.000 chilometri, quella massa d’aria gelida viene scaldata dal basso, si carica di umidità e perde le sue caratteristiche continentali. Se quell’aria arrivasse direttamente sulle coste della Francia o della Spagna, sarebbe ormai irriconoscibile: tiepida e umida, non certo gelida.

Ma – ed è qui che la meteorologia diventa un thriller – il grande gelo americano ha effetti pesantissimi sul nostro tempo. Non perché arriva fisicamente, ma perché innesca una reazione a catena.

Lo scontro tra l’aria gela in uscita dal Nord America e le acque calde al largo della costa orientale degli Stati Uniti è la più grande “fabbrica di tempeste” dell’emisfero boreale. Questo contrasto termico assurdo (parliamo a volte di 30-40°C di differenza in pochi chilometri) è benzina pura per la ciclogenesi. Nascono così quelle profonde depressioni, talvolta veri e propri “cicloni bomba”, che poi vengono trascinati verso l’Europa dal Jet Stream.

Ed è proprio lui, il Jet Stream (o Corrente a Getto), il vero regista.

 

Quando il gelo nordamericano è particolarmente violento, tende a rinvigorire il flusso atlantico. Il risultato per noi? Paradossalmente, spesso è l’opposto del gelo. Arrivano in Europa treni di perturbazioni, una via l’altra, spinte da venti forti occidentali o meridionali. Piove, tira vento, fa brutto, insomma, ma le temperature schizzano sopra la media. È il classico inverno “atlantico”: mite e burrascoso.

 

Però, c’è un’altra faccia della medaglia. Le dinamiche atmosferiche sono come un sistema di vasi comunicanti, o meglio, come una corda che se tiri da una parte, ondula dall’altra (le famose onde di Rossby).

Talvolta, se l’affondo gelido sugli Stati Uniti è posizionato in un certo modo – magari più a ovest, verso le Montagne Rocciose – la risposta dell’atmosfera in Atlantico non è un flusso teso, ma un “blocco”. L’Alta Pressione delle Azzorre, spinta dalla dinamica a monte, si innalza bruscamente verso l’Islanda o la Groenlandia. Si crea un muro. A quel punto, l’aria mite oceanica non passa più. E cosa succede?

Succede che sul bordo orientale di questo anticiclone scende aria gelida. Ma attenzione: non è quella americana! È aria che arriva direttamente dal Polo Nord o dalla Scandinavia, o in casi estremi dalla Russia. In pratica, il gelo americano ha dato il via a una carambola atmosferica che ha costretto il freddo europeo a scendere verso il Mediterraneo.

 

Quindi, diciamolo: il “Burian americano” è una bufala giornalistica. L’aria di New York non arriva a Roma congelata. Tuttavia, quello che succede oltreoceano è il primo tassello di un domino che decide le sorti del nostro inverno. Può regalarci settimane di scirocco e pioggia, oppure, se l’ingranaggio si incastra nel modo giusto (o sbagliato), può spalancare la porta a un’irruzione artica che, però, è tutta “nostra”, made in Europe.

 

Fonti e approfondimenti scientifici:

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Analisi sulle teleconnessioni atmosferiche e l’interazione oceano-atmosfera nel Nord Atlantico.
  • Met Office – Studi approfonditi sulla ciclogenesi esplosiva e l’impatto del Jet Stream sul meteo europeo.
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Monitoraggio delle onde di Rossby e previsioni stagionali per l’emisfero boreale.
  • American Meteorological Society (AMS) – Pubblicazioni scientifiche riguardanti la modifica delle masse d’aria polari sopra gli oceani.
  • NASA Earth Observatory – Dati satellitari e visualizzazioni delle anomalie termiche globali e dei flussi atmosferici.

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: ciclone bombacorrenti atlantichegelo Nord Americajet streammeteo Europaoceano atlanticotempeste invernali
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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