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Home A Scelta dalla Redazione

Valle Padana: potrebbero tornare i NEVONI di una volta?

Davide Santini di Davide Santini
25 Dic 2025 - 17:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Chi vive tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto ha imparato nel tempo che la neve in pianura non è mai scontata. Un tempo nevicava di più sicuramente. Non ci sono dubbi e le prove risultano schiaccianti. Ma attenzione che non basta che faccia freddo e che piova, ma serve una precisa concatenazione di fattori meteo.

 

Basti pensare che quando anche uno solo di questi elementi viene meno, il risultato cambia radicalmente, trasformando una potenziale nevicata in pioggia, pioggia mista a neve o, nei casi più insidiosi, gelicidio. Vediamo di approfondire.

 

Non nevica sempre in maniera omogenea

È capitato più volte che sia nevicato in una città e magari a poche decine di chilometri ci sia stata solo pioggia. Non è un’anomalia che succedeva spesso in passato. Il semplice valore della temperatura misurata al livello del suolo dice poco: ciò che conta davvero è la struttura verticale dell’atmosfera, la direzione dei venti alle diverse quote e la solidità di quello strato gelido intrappolato nei bassi livelli. Stiamo parlando del famoso cuscinetto freddo padano.

 

Già quindi non era così facile trovare la nevicata perfetta anche qualche decennio fa. A tutto questo si aggiunge un elemento sempre più perfido. Il riscaldamento globale, che sta modificando non tanto l’esistenza della neve in pianura, quanto la sua frequenza, la sua durata e le modalità.

 

Cosa sta cambiando

Il cuscinetto freddo costituisce la base di quasi tutte le nevicate padane. Senza di quello non nevica. Se non con una poderosa irruzione di aria artico-continentale. Ma era già molto rara un tempo perché le Alpi muravano la stragrande maggioranza dei fronti da nord. Serviva che un nocciolo gelido riuscisse a valicarle dalla porta del Rodano. Altrimenti serve il cuscino.

 

Si tratta di uno strato di aria fredda e densa che rimane intrappolato nei bassi strati dell’atmosfera, favorito dalla conformazione orografica e da particolari condizioni meteo. Spesso si forma dopo periodi di alta pressione, caratterizzati da cieli sereni, vento debole e forti dispersioni di calore notturne.

 

Durante le lunghe notti invernali, il suolo perde rapidamente calore per irraggiamento e l’aria a contatto con esso si raffredda più velocemente rispetto agli strati superiori. Si origina il noto fenomeno meteo dell’inversione termica.

 

Contano anche le dimensioni

Come se non bastasse, per aumentare il cuscinetto servono irruzioni fredde da Oriente. In questi casi l’aria gelida di origine continentale si incanala nella Pianura Padana, aumentando lo spessore e la resistenza del cuscinetto stesso, che può estendersi per diverse centinaia di metri.

 

Più questo strato è spesso e freddo, maggiore è la probabilità che la neve riesca a raggiungere il suolo senza fondere. Al contrario, un cuscinetto sottile o con temperature prossime allo zero diventa estremamente vulnerabile: basta poco per trasformare i fiocchi in neve bagnata o pioggia, come accade sempre più spesso negli ultimi anni.

 

Altri fattori

Non conta solo la temperatura, ma anche il grado di umidità dell’aria intrappolata. Un cuscinetto secco favorisce un raffreddamento ulteriore grazie alla sublimazione dei fiocchi iniziali, che sottraggono calore all’ambiente. Questo processo può far nevicare con temperature anche leggermente positive.

 

E poiché si gioca sempre sul filo del rasoio per una nevicata, è fondamentale che l’aria riesca a essere se. Se invece la colonna è già umida, le precipitazioni tendono a riscaldare più rapidamente lo strato freddo, accelerandone l’erosione. E in questo caso serve davvero una massa d’aria molto fredda affinché tutto resti a favore della neve.

 

Il famoso sovrascorrimento

Le grandi nevicate si sono tutte originate così. Quando una depressione si approfondisce sul Mar Ligure, richiama aria mite e molto umida che scorre sopra il cuscinetto freddo padano. Questo scorrimento consente all’aria calda di salire dolcemente sopra lo strato gelido senza rimescolarlo immediatamente. Servono intanto molto freddo nei bassi strati e in quota un’avvezione non troppo calda. Ultimamente, sono venute meno queste due condizioni. Il cuscino è più debole e le avvezioni molto miti.

 

Le celebri nevicate da sovrascorrimento sono sempre state indice di grandi nevicate in Val Padana. ID 81721287 ©
Mykyta Starychenko | Dreamstime.com

 

Tutto stravolto?

Negli ultimi decenni, il riscaldamento globale ha letteralmente stravolto questo sistema, ma attenzione non l’ha cancellato. La neve non è scomparsa dalla Pianura Padana, ma le condizioni favorevoli si sono fatte più rare ed effimere.

 

Un’atmosfera più calda contiene più vapore acqueo, aumentando il potenziale per precipitazioni intense. Quando però la temperatura è al limite, la differenza tra una grande nevicata e una pioggia battente diventa minima. Ecco perché magari ci sono le condizioni di intense nevicate e poi dopo pochissimo gira subito in pioggia e fa fondere tutto senza che rimanga nulla al suolo.

 

E in futuro?

Sicuramente si proseguirà su questo trend. Fermo restando che il Global warming non azzera le possibilità né di ondate di gelo né di nevicate, ricordiamo che in un futuro le condizioni meteo per la neve ci saranno ancora ma risulteranno sempre più rare. Magari farà una sola nevicata in tutto il decennio, anche abbondante, nessuno lo vieta. Ma saranno sempre di più gli inverni senza alcun fiocco nella stragrande maggioranza della Val Padana.

 

Ultimamente nevica sempre in maniera molto rapida ed effimera, quasi esclusivamente girando da neve a pioggia. Così facendo, al suolo non rimane nulla e la neve fonde tutta. ID 28861828 ©
Albiair | Dreamstime.com

 

Credit

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S) (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alta pressioneanomalie climaticheanticiclonebel tempocambiamenti climaticiclima invernaleclima italianodinamiche atmosferichefreddo e neveinvernoinverno debolemeteo gennaiometeo Italianeve a bassa quotaNormalità stagionaleondate di freddoprevisioni meteostabilità atmosfericatendenza meteoTroposferavortice polare
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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