
(METEOGIORNALE.IT) Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare nei nostri articoli di amplificazione artica. Lo abbiamo trattato più volte. Si tratta di un indice molto utilizzato a livello climatologico e anche nelle tendenze meteo a lungo termine.
Le zone artiche sono un cosiddetto hotspot climatico. Questo vuol dire che si riscaldano in maniera più veloce rispetto alla media del globo. Non è una conseguenza da poco. Paradossalmente, questo tipo di riscaldamento fa sì che masse d’aria fredde possano raggiungere più facilmente le medie latitudini. Sappiamo già che non possiamo parlare di ondate di gelo sicure, ma solamente di probabilità.
Un’indagine tecnica
La possibilità che arrivi un nocciolo gelido sul bacino del Mediterraneo e che le acque superficiali presentano temperature superiori alla media del periodo, rende la questione molto complessa. A livello fisico, c’è una nota legge di Clausius-Clapeyron che afferma che ogni grado in più di temperatura aumenta del 7% l’acqua precipitabile. Questo vuol dire che, a livello statistico, può precipitare più acqua (o comunque neve!) di quanto non lo faceva in passato.

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Ma attenzione a facili conclusioni…
Se tutto fosse così semplice, dovrebbe aumentare la quantità di neve. E invece a livello di pianura e di Costa è letteralmente crollata. A livello della Valle Padana, ad esempio, è sempre più difficile la formazione di un cosiddetto cuscinetto freddo nei bassi strati dell’atmosfera.
Ma è pur vero che, allora ci fossero le condizioni idonee, potrebbe comunque reggere diverse ore o anche diversi giorni. Ecco perché non possiamo escludere del tutto la possibilità di nevicate a quote praticamente di pianura. Anche in epoca di global warming. Ma con una rarefazione delle stesse.

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Gli elementi che pendono a favore
Se dovesse verificarsi un’irruzione di aria fredda più decisa, ci troveremmo di fronte a una situazione estremamente delicata. L’amplificazione artica fa questo. Aumentare gli estremi. Si passa da lunghe fasi di alta pressione, esattamente come è successo nelle prime due settimane di dicembre, a periodi molto dinamici, come quello natalizio.
Le tendenze per gennaio e febbraio non sono incoraggianti. Ma è interessante evidenziare che, se dovessimo essere presi dalla cresta d’onda negativa originata da una discesa artica, potremmo avere un periodo al di sotto delle medie. Le possibilità ci sono. Anche se, giova ricordarlo, il pianeta si scalda sempre e comunque, in ogni situazione e in ogni stagione. Le condizioni meteo che si stanno verificando negli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti.
Credit
Global Forecast System del NOAA,
