(METEOGIORNALE.IT) Scrivo questo pezzo dedicato a chi ha la pazienza di guardare oltre il proprio giardino, a chi vuole capire le sfaccettature di un’atmosfera che, in questi giorni, sembra aver perso la bussola. Parliamo di un’evoluzione ampia, globale, che però ci tocca da vicino. Ovviamente, quando arriveremo a parlare dell’Italia, useremo il condizionale. È d’obbligo. La meteorologia non è una scienza esatta, non è un orologio svizzero, e le previsioni – ricordiamolo sempre – sono linee di tendenza. Anche a 72 ore tutto può cambiare.
Certo, i modelli matematici oggi hanno raggiunto un’affidabilità mostruosa, roba impensabile fino a qualche anno fa, ma l’errore è sempre dietro l’angolo. Ed è giusto così.
Il paradosso del caldo al Polo
Guardando le mappe, la prima decade di gennaio sembra voler fare la voce grossa. Si prospetta un periodo instabile, freddo. Non stiamo parlando, sia chiaro, del gelo epocale delle pianure sarmatiche o di quel Burian siberiano che nel 2012 ci fece battere i denti per settimane. Quelli sono eventi eccezionali. O come il mitico 1985, di cui ormai celebriamo i quarant’anni.
Il punto è che il clima, oggi, non è quello di quarant’anni fa. Qualcosa si è rotto, o forse sta solo cambiando pelle. La fascia tropicale spinge verso nord, e il Polo Nord? Beh, si è surriscaldato. Non significa che la banchisa si sia sciolta come un ghiacciolo al sole, ma le anomalie sono lì, sotto gli occhi di tutti.
Prendete l’Islanda. Nei giorni scorsi, nel nord-est dell’isola, i termometri hanno sfiorato i 20°C. Venti gradi. In inverno. Roba da non credere, anche se è stato un evento locale favorito da venti meridionali fortissimi (a ovest, per dire, ce n’erano “solo” 10°C). Ma il vero campanello d’allarme suona più su, alle Isole Svalbard. Lì, dove ora regna il buio perenne e il sole non si fa vedere per mesi, la Corrente del Golfo continua a pompare calore. Lo chiamano “onda di calore marino”: l’acqua è 5°C sopra la media. Insomma, l’Artico bolle, o quasi.
Ma il Generale Inverno non è morto
Eppure, parlare di caldo quando mezza Europa trema sembra una barzelletta. Perché il freddo c’è, eccome se c’è. Se guardiamo alla Scandinavia, nel nord della Finlandia si toccano i -25°C. Non proprio una passeggiata. Nell’Artico russo si balla tra i -2°C delle coste (dove nevica) e i -35°C dell’entroterra.
A Norilsk, città siberiana nota per essere uno dei posti più inospitali e inquinati del mondo, i 250.000 abitanti convivono con tempeste di neve feroci. Nelle pianure siberiane, a est degli Urali, il gelo morde davvero: ci sono stazioni che registrano tranquillamente -45°C o -50°C. In Mongolia si arriva a -30°C.
E da noi, nel Vecchio Continente? La mite Europa non se la passa meglio. La Germania è una ghiacciaia, l’Austria e la Svizzera sono sotto zero. Anche la Spagna, che immaginiamo sempre assolata, di notte va sottozero in molte zone interne. Persino alle Canarie, se non state sulla spiaggia ma salite un po’ di quota, non fa poi così caldo.
Caos climatico: dall’America all’Australia
Dall’altra parte dell’oceano, la situazione è schizofrenica. Negli Stati Uniti, il Texas brucia con massime tra i 25°C e i 30°C (follia pura in questo periodo), mentre a New York l’inverno ha scaricato oltre 40 centimetri di neve questo dicembre. In città si gela appena con -4°C, ma appena fuori dall’area urbana si va oltre i -10°C. A Boston, il freddo fa male alla pelle.
E non dimentichiamoci l’emisfero australe. In Australia, nel sud-est, è successo l’imponderabile: ha nevicato in estate. In Tasmania, i fiocchi sono scesi fino a 700 metri. Immaginate la neve a ferragosto sulle nostre colline. Il tutto mentre poco più in là, verso Sydney e Adelaide, la primavera si chiudeva con ondate di calore da 40°C.
Il clima è diventato caotico, forse “impazzito” è il termine tecnico più onesto che possiamo usare. Guardate la California: alluvioni sulla costa e 5 metri di neve in amplissime aree della Sierra Nevada. Altro che i tre metri (comunque rispettabili) di Prato Nevoso in Italia.
Cosa aspettarsi in Italia?
Ma torniamo a casa nostra. Cosa ci dicono le ultime elaborazioni? Il Vortice Polare sembra puntare il Mediterraneo, ma – ed è un “ma” grosso come una casa – non sembra volerci colpire in pieno. Almeno per ora.
La previsione è complessa, un rompicapo. Basta un niente: se le correnti oceaniche spingono un po’ di più, il blocco di aria gelida potrebbe scivolare verso est, sfilando via verso i Balcani o la Turchia, lasciandoci a bocca asciutta (o quasi).
Oppure, scenario opposto: l’alta pressione europea potrebbe essere meno solida del previsto, spingendosi verso l’Atlantico. A quel punto, si aprirebbe la porta al freddo vero, quello che i modelli oggi faticano a inquadrare. Se succedesse, il Mediterraneo – che è ancora caldo – reagirebbe con violenza, partorendo perturbazioni nevose anche a quote bassissime.
Insomma, tutto è possibile. Non c’è una data cerchiata in rosso sul calendario con scritto “arrivo del gelo”. C’è un’eventualità. Una grossa, ingombrante eventualità che l’inverno decida di alzare la voce anche in Italia. Noi stiamo qui, a monitorare, consapevoli che la natura fa un po’ come le pare.
Credit
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration (Monitoraggio anomalie climatiche globali)
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (Analisi modelli matematici europei)
- WMO – World Meteorological Organization (Report sullo stato del clima globale)
- NASA – Global Climate Change (Dati su scioglimento ghiacci e temperature artiche)
- Met Office – UK Weather & Climate (Approfondimenti sul Vortice Polare)

