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(METEOGIORNALE.IT) Ce ne siamo accorti un po’ tutti. Il riscaldamento globale ha letteralmente stravolto il meteo dei nostri inverni. Se in principio era comune avere delle nevicate in Valle Padana, adesso stanno diventando Una rarità. Lo stesso può dirsi per altre zone d’Italia. In Appennino la neve alle quote basse diventa una chimera. Ma ciò non toglie che, se alcuni tasselli andranno in porto il mese, di gennaio possa essere sorprendente.
Un Natale anomalo
Fino all’incirca al 28 dicembre 2025 la situazione appare ormai ben definita. Sull’Europa settentrionale si consoliderà una vasta area di alta pressione, posizionata in particolare sulla Scandinavia. Questa configurazione, nota come “blocco scandinavo” o Rex-Block (ne abbiamo parlato in un nostro approfondimento), costringe le perturbazioni atlantiche a deviare verso sud, incanalandole direttamente verso l’Italia. Mentre una tenace alta pressione blocca il flusso alle alte latitudini
Il risultato sarà un Natale dominato dal maltempo: piogge frequenti, cieli coperti e clima tutt’altro che freddo. Non a caso, le correnti che raggiungeranno la penisola non avranno caratteristiche artiche, ma oceaniche. Venti di Libeccio e Scirocco, dopo aver attraversato un mare ancora relativamente caldo, porteranno con sé aria mite e carica di vapore acqueo. Le temperature, di conseguenza, si manterranno su valori superiori alle medie stagionali, con punte di 14-15 °C soprattutto al Centro-Sud. Roba da fine ottobre!

Il ruolo chiave dell’Amplificazione Artica
Per gli ultimissimi giorni del 2025 e per la prima settimana del 2026 potrebbero però esserci sorprese davvero importanti. Diamo uno sguardo a quello che accade alle altissime latitudini. L’Artico sta vivendo un riscaldamento accelerato, nettamente superiore a quello del resto del pianeta.
Questo fenomeno, noto come Amplificazione Artica (trattato adeguatamente nei nostri articoli), riduce il contrasto termico tra le alte e le basse latitudini. Tale contrasto è fondamentale perché alimenta la Corrente a Getto. In parole povere, si tratta di un flusso di venti in quota che governa la circolazione atmosferica alle medie latitudini. Italia compresa.
Quando la differenza di temperatura diminuisce essa perde velocità e diventa più ondulato. Invece di scorrere rapidamente da ovest verso est, inizia a formare ampie ondulazioni che tendono a bloccarsi. Le conseguenze sono evidenti: le configurazioni meteo diventano persistenti. Sempre sole, oppure sempre mitezza, o ancora precipitazioni infinite. A seconda dei casi e delle eventualità geografiche.
Il cambio di scenario a cavallo dell’anno
È proprio questo meccanismo che potrebbe favorire la svolta attesa tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. Intorno al periodo compreso tra il 28 dicembre 2025 e il 5 gennaio 2026, l’anticiclone atlantico dovrebbe spingersi verso la Groenlandia. Non è una manovra casuale. Questo movimento aprirà la strada a una discesa di aria fredda di origine polare verso l’Europa centrale e il Mediterraneo.
Questo potrebbe aprire a una vera e propria colata fredda. Anche se in una prima fase sarebbe spiccatamente secca quindi senza precipitazioni di rilievo. Non sarebbe occasione di nevicate diffuse. Almeno stando alle carte attuali.

Un gennaio più freddo della media?
Allora, se intendiamo gli ultimi gennai molto probabilmente sì. Se invece analizziamo come era il mese qualche decennio fa no. Al Nord si potrebbero verificare giornate gelide, con minime sotto zero anche in pianura e cieli spesso sereni ma pungenti.
Al Centro-Sud, invece, continueranno fasi di maltempo, con precipitazioni frequenti. Sarebbe un pattern meteo assolutamente normale per gli anni addietro. Diventato Però più raro ultimamente. Oltretutto, verso la metà del mese, restano alcune incognite.
Eventuali disturbi del Vortice Polare, anche a livello stratosferico, potrebbero amplificare ulteriormente gli scambi meridiani e favorire l’arrivo di aria molto fredda dall’Europa orientale. Stiamo solo parlando di scenari meteo a tre settimane. Serviranno ovviamente ulteriori conferme per vedere se il prossimo mese sarà davvero sorprendente come una volta.

Credit
Global Forecast System del NOAA,
