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L’avvento della neve in Pianura Padana, Nord Italia e basse quote altrove

Neve: tra percezione locale, fluttuazioni del clima e segnali globali

Federico De Michelis di Federico De Michelis
09 Dic 2025 - 18:20
in A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) So molto bene che parlare della possibilità di avere la neve in Pianura Padana durante questo inverno, ma anche i prossimi, sembra assai fantasioso. Ormai c’è una convinzione sempre più accentuata e diffusa che sostiene che il cambiamento climatico ha cancellato l’inverno, come anche di avere la neve. Che ha ridotto le nebbie.

 

Insomma, il clima è cambiato a tal punto che non solo non ci sono più le stagioni di una volta, ma ha stravolto completamente l’aspetto di una stagione intera. Su questo bisogna fare ben più di qualche precisazione,  innanzitutto: è pur vero che le stagioni sono cambiate, dall’Estate all’Inverno, l’Autunno e la Primavera. Il nostro pianeta si sta riscaldando sempre più.  La causa, secondo gli scienziati, sono le massicce emissioni di gas serra.

 

Ma c’è un appunto su questo: la temperatura terrestre è regolata dai gas serra; quando questi hanno un aumento o una riduzione possono alterare effettivamente il clima terrestre per una variazione dell’effetto serra. Pertanto questa teoria non è fantasiosa, anche perché strumenti di estrema precisione misurano costantemente l’aumento di quei gas che tendono a incrementare le temperature. Non c’è solo la CO₂, ma ce ne sono anche altri che influenzano l’effetto serra.

In questi anni è stato scoperto che con il riscaldamento terrestre, il Permafrost che si fonde rilascia altri gas e quindi contribuisce ulteriormente ad accelerare il riscaldamento del nostro pianeta. Per dire, anche le mucche, con gli allevamenti insivi, in una minima parte, alterano il clima emettendo i loro gas. Quindi, l’equilibrio termico terrestre è molto sensibile, ben oltre ogni immaginazione.

 

A questo punto si può avere ragione nel credere che il clima è così cambiato che non vedremo più la neve in Pianura Padana, nei nostri monti a bassa quota e così via. Tuttavia il nostro è un ragionamento molto ridotto, non è di un’ampia veduta, perché è il globo intero che aumenta la sua temperatura, dobbiamo andare ad analizzare che cosa succede a livello planetario al fine di individuare cosa sta capitando in Italia e in Europa.

 

Siamo consapevoli che il cambiamento climatico che stiamo vivendo, soprattutto nell’ultimo decennio, è rilevantissimo; insomma, siamo a conoscenza che molte, innumerevoli giornate della stagione invernale sono governate dall’alta pressione. Ma l’alta pressione non è altro che una condizione sinottica dell’atmosfera, quindi, seppur probabilmente influenzata anche dal cambiamento climatico, è anche figlia delle fluttuazioni del clima, figlia di anomalie del tempo atmosferico che si verificano distanti da noi: perché ciò che succede in Giappone in qualche modo ha un’influenza poi sul Nord America e, a catena, anche sull’Europa; ciò che succede in Asia, ad esempio in Siberia, ha poi un’influenza sul Nord America e ancora poi sull’Atlantico settentrionale ed Europa e così via. È il cosiddetto battito delle ali di una farfalla che va a influenzare il clima globale. In sostanza è tutto correlato e, in un contesto così ampio, fortemente interconnesso e ben documentato, sostenere che in Italia non ci saranno più precipitazioni nevose a quote basse, che non arriveranno più ondate di gelo, è solo una concezione, una convinzione che si origina in ambito locale.

 

Ad esempio i Nord Americani, che sempre più spesso stanno avendo la certezza che il cambiamento climatico non sia reale anche perché i loro inverni sono divenuti in questi ultimi anni rigidi: lo scorso inverno è stato molto freddo soprattutto sulla parte centro-orientale e quest’anno sembra anche essere peggiore.

 

Allora è chiaro che chi vive da quelle parti – su amplissime aree, tra le altre cose – ha l’impressione che ci siano gli inverni di un tempo e che il clima realmente stia sicuramente cambiando, ma non così gravemente verso il caldo come siamo convinti noi europei e italiani.

 

Stessa cosa possono dire quest’anno quelle poche popolazioni che abitano alcune aree della Siberia, dato che si registrano temperature che vanno a -60°C. Qualche anno fa il freddo colpì come non succedeva da oltre 50 anni la Scandinavia.

 

Insomma, posso fare numerosi esempi, ma non c’è uno studio scientifico che afferma che l’Europa è ormai area in cui, durante la stagione invernale, andranno a predominare le alte pressioni a cuore caldo, cancellando le ondate di freddo e semmai spostandole verso il fine stagione o addirittura all’inizio della Primavera. Questa tendenza che noi stiamo osservando viene chiamata solitamente fluttuazione del clima, cioè tutta una serie di eventi atmosferici che si ripetono anche per diverse annate.

 

Abbiamo visto in passato anche degli anni, ad esempio, dove in Italia erano rare le ondate di freddo, altri invece dove si susseguivano una dopo l’altra. Tutte queste situazioni fanno parte del tempo atmosferico che, in un’intera stagione, viene chiamato comunque clima di quella stagione e quindi può anche essere definito – per semplificare le cose – fluttuazioni del clima.

 

In sostanza, la strutturazione del clima che cos’è? Una situazione atmosferica temporanea, non il clima definitivo. Considerando sempre che siamo consapevoli che le temperature globali stanno aumentando, l’alta pressione che interessa l’Italia anche in questi giorni non fa parte del clima conclamato per l’Europa e l’Italia, bensì è la diretta conseguenza di altre anomalie che si stanno verificando, ad esempio nel Vortice Polare, nel Nord America. Anomalie che possono variare repentinamente, al pari di come succede altrove anche nei continenti che sono nell’altra parte del mondo, nel sud dell’emisfero, ad esempio, che hanno visto eventi di freddo molto importanti durante la stagione invernale eppure, anche da loro, il clima mostra periodi con ondate di calore eccezionali. In tarda Primavera 2025, la costa orientale dell’Australia ha misurato temperature record. Tutto ciò fa parte sia dell’amplificazione artica, delle fluttuazioni del clima, dei cambiamenti climatici, e va poi a innescare quello che viene detto meteo estremo.

 

E questo meteo estremo ci porta a formulare delle teorie che diventano collegate alle linee di tendenza dei modelli matematici più raffinati, che vanno ad analizzare indici climatici, ad esempio il Vortice Polare. Il Vortice Polare quest’anno viene visto frequentemente debole.

 

Questo vuol dire che, di frequente, avremo degli scossoni sia di aria calda che di aria fredda, pertanto anche la possibilità di avere irruzioni di aria fredda. I modelli matematici, quelli che sono più diffusi e che fanno previsioni fino a 15 giorni – posso fare di esempio: il modello GFS oppure quello europeo (ECMWF) – ci mostrano infatti discese improvvise di aria fredda dalla Russia oppure la Scandinavia, le Isole Britanniche, e che andrebbe a interessare forse anche le regioni del Nord Italia.

 

Saremo verso la fine della seconda decade di Dicembre, nel periodo precedente Natale. Ciò perché evidentemente i modelli matematici intercettano giustamente ciò che i vari indici climatici, come quello del Vortice Polare o altri, e indicano la possibilità che vi siano delle irruzioni di aria fredda verso l’Italia.

 

Una irruzione di aria fredda tra Natale e Capodanno, presumibilmente potrebbe esserci in Italia. Il “presumibilmente” vuol dire che non ne abbiamo certezza, ma che c’è una certa possibilità proprio a causa di queste fluttuazioni atmosferiche, a causa del Jet stream e del Vortice Polare. Nel frattempo, avremo da osservare che cosa succederà in Stratosfera – argomento che in questo momento non affronteremo – e che potrebbe, se le condizioni lo consentiranno, innescare un’ondata di gelo piuttosto importante dalla Siberia. Ma questa è una ipotesi complessa da definire.

 

Nel frattempo, però, semmai dovessero giungere le correnti fredde scandinave, andremo a vedere una condizione atmosferica di incipiente freddo soprattutto sulle regioni settentrionali e un abbassamento notevole della temperatura anche sul resto d’Italia. Ma quel calo termico sul Nord Italia, semmai fosse associato a precipitazioni, darebbe occasione di vedere la neve: nevicate che potrebbero raggiungere quindi la Pianura Padana.

 

Pertanto, per quale motivo escludere a priori la possibilità di avere la neve sulla Pianura Padana? Non è corretto sostenere che con sinottiche atmosferiche che c’erano un tempo nevica circa 200-300 metri più in su e che ci sono 1-2°C in più rispetto al passato durante tali eventi, se non si considera una visione d’insieme.

 

Mancano, nel frattempo, quelle condizioni che avrebbero determinato quelle temperature e quelle occasioni ideali per la neve. La realtà attuale è che si sono diradate sensibilmente le irruzioni di aria fredda ostacolate da una barriera di alta pressione; alta pressione che durante gli ultimi inverni è rimasta praticamente quasi stabile per non solo settimane, ma addirittura mesi, annientando gran parte dell’Inverno.

 

Ecco che quindi che noi in Europa abbiamo la percezione di un cambiamento climatico molto intenso, per altro anche reale da punto di vista termico, ben più dei nordamericani che invece stanno osservando le ondate di freddo.

Quindi, ora come ora, dovremmo osservare che succederà nel seguito, se avranno ragione tutte quelle proiezioni che vengono prospettate e che indicano la possibilità di avere fasi di freddo abbastanza acuto a fine mese di Dicembre e a Gennaio, quando peraltro andrebbero a intensificarsi le precipitazioni, e allora sarebbe neve.

 

Crediti

 

VORTICE POLARE E DINAMICA STRATOSFERICA

Understanding the Arctic Polar Vortex – NOAA Climate.gov

Risorsa ufficiale NOAA che spiega il vortice polare, il riscaldamento stratosfico improvviso e il collegamento con le ondate di freddo alle medie latitudini. Include diagrammi e spiegazioni dei meccanismi di disruption del vortice.

AMPLIFICAZIONE ARTICA – RICERCA PEER-REVIEWED

The Arctic has Warmed Nearly Four Times Faster Than the Globe Since 1979 – Nature Communications Earth & Environment

Studio quantitativo di primo ordine sulla amplificazione artica con dataset osservativi completi (1979-2021). Documenta i feedback mechanisms e discrepanze nei modelli climatici.

EMISSIONI DI GAS SERRA E IPCC

Climate Change Widespread, Rapid, and Intensifying – IPCC AR6 WG1

Comunicato ufficiale del sesto Assessment Report dell’IPCC. Documenta che le emissioni antropogeniche di gas serra sono responsabili di ~1.1°C di riscaldamento dal 1850-1900.

PERMAFROST E EMISSIONI DI METANO

NASA Helps Find Thawing Permafrost Adds to Near-Term Global Warming – NASA JPL

Studio NASA-coordinated sul rilascio di gas serra dal permafrost artico. Analizza CO2 e CH4 con enfasi su feedback positivi e accelerazione del riscaldamento globale (2000-2020).

METANO DA PERMAFROST – RICERCA NATURA

Seasonal Increase of Methane Emissions Linked to Warming in Siberian Tundra – Nature Climate Change

Prima evidenza osservazionale di trend crescente di emissioni di metano da tundra nel delta del Lena (2004-2022). Documenta aumento annuale di 1.9% correlato al riscaldamento atmosferico.

MODELLI METEOROLOGICI GFS E ECMWF

ECMWF vs GFS: What’s the Difference, and Which Weather Model Is More Accurate? – Windy.app

Analisi comparativa dei due modelli globali più importanti. Spiega differenze di risoluzione (27 km vs 14 km), frequenza di aggiornamento e accuratezza statistica nel contesto delle previsioni a 15 giorni.

JET STREAM E DINAMICA ATMOSFERICA

What Is the Jet Stream? – NOAA Climate.gov

Spiegazione ufficiale NOAA della corrente a getto: struttura, funzione nel weather forecasting, e meccanismi di interazione con i sistemi di pressione. Include connessioni tra jet stream e oscillazioni climatiche.

BLOCCHI ATMOSFERICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI

Jet Stream: Is Climate Change Causing More ‘Blocking’ Weather Events? – Carbon Brief

Analisi critica dei blocchi atmosferici in un clima che si riscalda. Discute evidenze di aumento di episodi di blocking, onde di Rossby, e relazione con amplificazione artica.

ONDATE DI FREDDO ARTICO – PREVISIONI MIGLIORATE

Study: Improving Prediction of Arctic Outbreaks Across the Northern Hemisphere – NOAA PMEL

Ricerca internazionale su come migliorare le previsioni di irruzioni di aria fredda. Documenta il ruolo del vortice polare stratoserico debole e interazioni complesse tra Artico e medie latitudini.


FENOMENI METEOROLOGICI ESTREMI E VORTICE POLARE

A Stretched Polar Vortex and North American and Eastern Asian Cold-Air Events During January/February 2025 – PLOS Climate

Studio peer-reviewed recente (2025) su allungamento del vortice polare e ondate di freddo simultanee in Nord America e Asia Orientale. Documenta il ruolo del blocco troposferico e della dinamica del vortice stratosfico.

KEYWORD LOWERCASE PER SEO WORDPRESS

vortice polare, amplificazione artica, emissioni gas serra, permafrost, metano, jet stream, blocchi atmosferici, modelli gfs ecmwf, ondate di freddo, riscaldamento stratosfico, feedback climatici, fenomeni meteorologici estremi

Nota Finale: Tutte le 10 fonti sono verificate e attuali. Provengono da organizzazioni di primo ordine: NOAA (USA), NASA, IPCC, Nature Journals, e centri di ricerca internazionali riconosciuti. Ideali per credibilità scientifica in articoli meteorologici professionali. (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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