
(METEOGIORNALE.IT) Il clima invernale sembra irriconoscibile. Siamo talmente abituati ad avere condizioni meteo come quelle di questi giorni che non ci appaiono anomale. Quando in realtà sarebbero terribilmente fuori dalla logica. Ma che cosa sta accadendo?
Inverno in pausa
Altro che freddo, cielo e neve. Nei prossimi giorni saremo accompagnati da condizioni decisamente inusuali, con la possibilità di un’espansione dell’anticiclone africano fin sopra le nostre latitudini. Dove sta l’anomalia? Diventa tale se la paragoniamo a qualche decennio fa. Ma se analizziamo quello che sta accadendo attualmente non sembra proprio qualcosa di anomalo. Cioè alla fine capita ogni anno..

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Dove sono finite le nevicate?
Sappiamo che per decenni hanno rappresentato la normalità nei mesi freddi, oggi si manifestano con estrema irregolarità. Il numero di occasioni perse negli ultimi anni è impressionante e non può più essere considerato una coincidenza. Nell’arco dell’ultimo decennio, soprattutto nelle aree di pianura e in particolare sulla Val Padana, si è consolidata una tendenza inequivocabile: la neve è diventata rara, sporadica, quasi eccezionale.
Il gelo intenso, quello capace di penetrare fino al cuore dell’Europa e di mantenersi a lungo, fatica ormai a raggiungerci, finisce spesso altrove o comunque rimane confinato attorno al Mar Baltico o alla Russia. L’Italia, situata nel cuore del Mediterraneo e circondata da barriere orografiche molto aspre come Alpi e Appennino, già un tempo percepiva più raramente le ondate di freddo, adesso sono quasi sparite.
Il Vortice Polare
Sappiamo che una sua spossatezza, come quella che sta accadendo in questi periodi, è un elemento che potrebbe favorire eventuali discese fredde, ma che da solo non basta. Servirebbe l’incastro perfetto, la combinazione di condizioni atmosferiche in grado di convogliare gelidi flussi verso la Penisola. Eh siamo qui a sperare in una fase meteo fredda quando in realtà dovrebbe essere lecito.
L’evoluzione delle nevicate sulla Pianura Padana negli ultimi dieci anni parla chiaro: l’assenza di irruzioni di aria artica, o comunque la loro toccata e fuga, ha impedito la formazione del cosiddetto cuscino freddo, fondamentale per permettere alla neve di raggiungere senza ostacoli le quote più basse.
Senza questo serbatoio termico nei bassi strati, ogni perturbazione che giunge da ovest trova terreno sfavorevole per generare precipitazioni nevose durature. Sì certo, ho sempre a nevicare a 300 metri o fare qualche centimetro sporadico anche nelle città pedemontane. Ma poi fonde tutto subito. Non rimane il suolo innevato come un tempo.

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E le perturbazioni?
Purtroppo pure quelle stanno diventando piuttosto sporadiche. Al loro posto capita che subentrino lunghi periodi dominati da anticicloni di blocco che, giunti dopo brevi fasi fredde, vanificano la possibilità di incontrare le condizioni necessarie per le nevicate proprio quando servirebbero.
Le caratteristiche morfologiche della Val Padana, chiusa tra rilievi importanti a nord e a sud, dovrebbero teoricamente agevolare l’accumulo e la conservazione dell’aria fredda. Ma anche in questa zona la quantità di neve è in crollo. E non perché piova di meno. Alla fine le precipitazioni sono più o meno le stesse, ma sono liquide fino alla quota di alta collina o bassa montagna.
È tutto irreversibile?
Le nevicate non appartengono a un passato remoto, tanto che basta tornare con la memoria a pochi anni fa per ricordare episodi piuttosto corposi anche a bassa quota. L’inverno in corso potrebbe ancora sorprenderci: dicembre appare ormai avviato verso un andamento mite e probabilmente privo di grandi nevicate.
Ma non dimentichiamoci che nulla ci vieta di avere occasioni di freddo nella seconda parte dell’inverno. In fondo, siamo solo a metà dicembre e abbiamo davanti due mesi e mezzo di potenziali occasioni per fasi meteo nevose, perlomeno a bassa quota. (METEOGIORNALE.IT)
