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Neve in Pianura Padana: non è un miraggio, fiocchi veri in arrivo

Neve in pianura padana: perché è diventata un miraggio? Dati, sinottiche e prospettive

Federico De Michelis di Federico De Michelis
08 Dic 2025 - 17:35
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Il dramma della neve in Pianura Padana. Innanzitutto, perché è un dramma? Abbiamo cercato di individuare i giorni di neve che c’erano in passato in Pianura Padana e, bene, sono numerose le fonti che ci danno notizia di questo. Ad esempio, nel periodo 1961-1990 a Torino c’erano otto giorni con precipitazioni nevose, all’incirca ovviamente. A Milano i giorni nevosi erano mediamente almeno cinque, a Parma sempre cinque, ben sette giorni con neve a Bologna, a Imola sei giorni. In merito a Milano, abbiamo anche dati che indicano sei giornate di neve l’anno, con un accumulo medio annuale molto variabile pare attorno ai 20 cm. Spostandoci verso il litorale Adriatico, sulla pianura costiera veneta-romagnola, i giorni di neve erano circa 5-6 attorno a Padova.

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Giornate con neve al suolo: qui la situazione è davvero un po’ caotica e devo dire che effettivamente non so quanto sia attendibile, ma comunque abbiamo dei numeri. Si parla di litorale Adriatico con neve al suolo per 5-6 giorni all’anno, attorno a Verona una decina di giorni, verso Milano 12-15 giorni l’anno, verso Torino una situazione abbastanza simile. Vicenza e Ferrara mostrano valori comparabili, mentre Bologna raggiunge addirittura 12-15 giorni l’anno di copertura nevosa. Sono valori medi: la bassa pianura tende generalmente a mantenere per più tempo la copertura nevosa, sia per la presenza di nebbie, inversioni termiche, cuscinetto d’aria fredda.

 

Quello che emerge è una variabilità notevolissima per quanto riguarda la tenuta della neve al suolo, che dipende da diversi fattori. È chiaro che all’interno delle città la durata del manto nevoso è sensibilmente ridotta a causa dell’isola di calore, mentre nelle campagne è decisamente superiore, e probabilmente anche maggiore di quanto abbiamo visto.

 

Addirittura negli anni che vanno dal 2000 al 2012 la copertura nevosa è stata in alcune annate decisamente superiore ai numeri elencati, e anche i giorni nevosi in certe stagioni. Ovviamente queste sono medie, dati estremamente grezzi, anche perché dagli anni ’60 in poi c’è stata un’alternanza di annate nevose e meno nevose, susseguitesi per diversi periodi: una vera e propria fluttuazione climatica della nevosità padana. In un contesto di fluttuazione climatica della nevosità padana siamo giunti poi attorno al 2014, periodo in cui abbiamo iniziato a non rilevare precipitazioni nevose, se non con brevi fioccate, nevicate irrisorie con durata al suolo molto limitata o, quantomeno, pochi centimetri di neve.

 

Ci sono stati poi episodi isolati nel tempo che hanno interessato alcuni settori, soprattutto la parte occidentale. Sono pressoché sparite le nevicate sul Bolognese, perché erano generalmente associate a correnti di nord-nordest – quindi un vento freddo proveniente dai Balcani – vento che, come abbiamo più volte detto, si è praticamente dissolto: non si verifica più una sinottica atmosferica che favorisca correnti da est, in grado di colmarsi di umidità sull’Adriatico per poi portare precipitazioni in Emilia-Romagna. Da qui l’assenza di nevosi. Periodi di freddo ci sono comunque, ma mancano le correnti da nordest – pressoché assenti anche su tutto il settore Adriatico – tanto che lì la neve è totalmente assente ormai dal 2017. L’ultima nevicata abbondante in pianura fu esattamente in Gennaio 2017.

 

L’inverno in Val Padana crea effettivamente attesa della neve perché viene tramandata l’idea che queste regioni possano ricevere precipitazioni nevose. Si parla poi di Cambiamento Climatico. Effettivamente il clima è cambiato:, la temperatura è cresciuta, soprattutto quella media invernale, ma in questa stagione sono cambiate anche le sinottiche atmosferiche.

 

È chiaro che la presenza di cielo coperto durante la notte riduce l’inversione termica e la dispersione del calore, quindi le temperature non scendono; e se di notte non scendono, di giorno rimangono comunque attenuate. Il cuscinetto di aria fredda è veramente irrisorio. Mancano le irruzioni di aria fredda durante la stagione invernale. Si verificano periodi di alta pressione – in questi giorni ne abbiamo uno, ad esempio – ma potrebbe essere temporaneo, viste le previsioni. Abbiamo quindi una situazione sinottica che accentua sensibilmente i cambiamenti climatici in Pianura Padana.

 

Questo crea una sorta di sensazione che in pianura non possa più nevicare. Ogni previsione meteo di neve viene osservata con la lente di ingrandimento sia dai meteorologi, sia – soprattutto – dagli appassionati di meteorologia, senza andare a vedere le cause minori e maggiori che stanno modificando il clima di questa macroregione e dell’Italia intera, dato che sono pressoché sparite determinate correnti.

 

Or ora, la sparizione di queste correnti – quella che abbiamo definito sinottica atmosferica – può essere determinata da due fattori: o il Cambiamento Climatico è stato tale da generare queste alte pressioni (cosa possibile, ma non spiegata da nessuna rivista scientifica, da nessuno studio), oppure viviamo una fase di fluttuazione climatica. In un contesto di clima che è cambiato a livello globale – perché la temperatura è cresciuta in Pianura Padana, in Italia e in molte parti d’Europa – abbiamo un incremento termico molto superiore rispetto ad altre aree, perché non si verificano quelle condizioni che portano il freddo.

 

Va detto che il freddo intenso con la neve, soprattutto in Pianura Padana e in Italia, non viene dall’Islanda o dalla Groenlandia – come spesso accade per le correnti che determinano le fasi fredde oltreoceano, che nel Nord America provocano ondate di gelo, ma da noi transita sull’Atlantico.

 

Abbiamo visto la sparizione delle correnti provenienti dalla Scandinavia, cosa che ai tempi – anni ’60, ma soprattutto anni ’70 e ’80 e oltre – era abbastanza frequente. Praticamente ogni anno arrivavano correnti provenienti dalle pianure russe: a volte era il vero e proprio Burian, il vento gelido che dalle steppe a est degli Urali porta ondate di gelo, altre volte fasi di freddo moderato. Una fase di freddo moderato, nel culmine della stagione invernale, è in grado – ad esempio in Pianura Padana – di generare il cuscinetto di aria fredda capace di resistere al transito di perturbazioni da sudovest e portare giorni di neve. È cambiata soprattutto la sinottica atmosferica che, a sua volta, può essere causa della fluttuazione del clima o del Cambiamento Climatico. Fatto sta che chiaramente non nevica più come un tempo.

 

Parliamo di quest’anno. Si dice che ci sia la possibilità, a livello climatico generale – quindi il nostro emisfero, non l’Europa, l’Italia, la Pianura Padana o Torino, Milano e le altre città – della possibilità di avere un inverno più freddo rispetto agli altri: ed è questo che si dice, non tanto che possano cadere 10 cm di neve a Torino o 20 cm a Milano: sarebbe follia farlo.

 

Noi oisserviamo gli indici climatici che possono innescare determinate condizioni: è un altro tipo di previsione, una proiezione che vede la possibilità che si verifichino configurazioni favorevoli, le quali possono dare precipitazioni nevose. Si parla di una fase fredda che possa esserci nel periodo natalizio, soprattutto dopo Natale, viste e considerate una serie di fattori climatici. Ma questi fattori potrebbero essere nuovamente disturbati – come capitato in passato – dalla sinottica atmosferica, e deviare altrove: potrebbe nevicare ad Atene, ad esempio, che si trova molto più a sud rispetto alla Pianura Padana, o sulle isole Greche – cosa capitata qualche anno fa – con tempeste di neve e temperature addirittura sotto lo zero in pieno giorno, in aree dal clima estremamente mite.

 

In quest’ottica abbiamo anche eventi meteo estremi venuti a due passi da casa nostra, che sarebbero quasi inspiegabili, ma sono avvenuti. Posso citare la nevicata che ha interessato la Spagna e Madrid alcuni anni fa, bloccando la capitale e le principali arterie stradali: neve rimasta al suolo per svariati giorni, con temperature nella periferia di Madrid scese fino a 15°C sottozero, con una delle maggiori ondate di freddo e nevicate da decenni.

 

In merito a tutto questo, sta succedendo (proprio questi giorni) qualcosa di notevole nel Nord America: si parla di ondate di gelo estreme in Alaska e nel Québec, e siamo appena all’inizio della stagione invernale, con fenomeni che non avvenivano dagli anni ’60.

 

Questo fenomeno atmosferico è probabilmente riconducibile all’Amplificazione Artica. L’Amplificazione Artica non si verifica solo nel Nord America, ma può succedere anche in Europa. Quindi, prima o poi capiterà anche da noi: non possiamo dirvi che succederà dopo Natale o quest’anno – nessuno può saperlo.

 

L’Amplificazione Artica provoca anche onde di calore: è quello che vediamo, ad esempio, in questi giorni, con un culmine che ci sarà nella giornata di domani, 9 Dicembre, soprattutto nel sudovest francese, colpito in questo caso da correnti discendenti dai Pirenei. Lì le temperature saliranno sino a 25°C, valori spaventosi per la prima-decade – ormai quasi seconda – di Dicembre.

Queste situazioni così estreme fanno parte di ciò che viene chiamato Amplificazione Artica, e l’Amplificazione Artica fa parte del Cambiamento Climatico, perché il Cambiamento Climatico sta fondendo la neve e i ghiacci permanenti del Polo Nord, sconvolgendo il clima dell’emisfero. Qualcosa di simile sta accadendo anche nell’emisfero sud, seppure in misura minore, perché la struttura dell’area ghiacciata del Polo Sud è molto differente e soprattutto più robusta.

 

Insomma, sostenere che in Pianura Padana non nevicherà più non ha alcun fondamento scientifico. Dire che nevica 200 metri più in alto rispetto al passato è un’ipotesi non provata da nessuno studio. Si parla di sinottiche atmosferiche: la sinottica che attualmente ci porta precipitazioni, in passato portava la neve – verissimo – ma perché precedentemente vi era un’altra sinottica che aveva causato la formazione del cuscinetto d’aria fredda, che invece oggi non si è formato. Pertanto, se non si forma questo benedetto cuscinetto padano, come possiamo sperare che nevichi?

C’è una sequenza di causa-effetto: la causa dell’assenza di neve è attribuibile alla mancanza di correnti fredde che giungono sulla Pianura Padana, o che arrivano nel momento non ideale. Magari il freddo arriva – abbiamo avuto eventi di freddo – e poi nessuna precipitazione. Questo perché c’è anche un altro aspetto, probabilmente attribuibile a uno dei due fattori, Cambiamento Climatico e fluttuazioni del clima: sono ridotti il numero di giorni di precipitazioni sulle regioni settentrionali. Le precipitazioni, a livello annuale, non sono sostanzialmente cambiate, perché quando avvengono sono violente, abbondanti, e reintegrano quei giorni di pioggia mancanti che ci sarebbero dovuti essere con eventi più frequenti ma meno intensi. Piogge che poi causano anche danni.

 

Di certo, però, va detto questo: nevica molto meno sulle Alpi. Questo è un altro fatto. Qui, però, c’è anche un’ulteriore causa, sicuramente attribuibile alle perturbazioni e al fatto che queste transitano con aria calda.

 

In sostanza, quello che sta mancando è il freddo: manca la sinottica atmosferica giusta e la tipologia di perturbazioni che ci interessano, perché abbiamo soprattutto perturbazioni di origine mediterranea, quindi con una miscela di aria calda proveniente dall’Africa.

Con lo zero termico spesso molto elevato, non possiamo aspettarci la neve sulle Alpi a quote basse come succedeva in passato.

 

Sotto i mille metri le nevicate sono ormai spesso occasionali. Questa è un’altra novità, ma di questo parleremo a parte, in quanto oggetto di questo articolo era la neve in Pianura Padana. Di questa si dice di tutto e, soprattutto quando si parla di possibilità di nevicata in pianura, si viene addirittura derisi.

 

Orbene, prima di tutto chiediamo a chi sostiene il “mai più” di spiegarci scientificamente – attraverso riviste scientifiche – perché in Pianura Padana non avvengono più precipitazioni nevose e, soprattutto, perché non avviene più il freddo estremo che vedevamo sino a 12-15 anni fa. Il resto, come quelle di questo articolo, sono solo ipotesi.

 

Per concludere, dobbiamo per forza analizzare le finestre temporali che possono generare eventi meteo di un certo tipo, in questo periodo dell’anno, sicuramente si parla di freddo, di rischio di nevicate perché non c’è un cambiamento del clima così esteso e conclamato da annullare la neve in Valle Padana.

 

Credits e approfondimenti scientifici internazionali:

  • NOAA Arctic Program: Arctic Report Card: Snow Cover Trends & Arctic Amplification

  • Copernicus Climate Change Service (C3S): European State of the Climate 2023 – Snow and Glaciers

  • IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change): Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate – Chapter 3: Polar Regions

  • Nature Climate Change: Linkage between Arctic warming and mid-latitude weather patterns (Cohen et al.) (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: amplificazione articaburiancambiamento climaticoclima Italiacuscinetto freddometeo invernometeo milanoMeteo Torinoneve Pianura Padanaprevisioni neve
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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