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GELO artico e NEVE in arrivo: AGGRAVAMENTO ulteriore per la Befana

Federico De Michelis di Federico De Michelis
31 Dic 2025 - 16:22
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Nel nuovo anno, l’atmosfera sopra le nostre teste sta preparando qualcosa di molto diverso da come ci siamo abituati negli ultimi anni. Dando uno sguardo approfondito alle ultime uscite del modello matematico NCEP GFS, non possiamo fare a meno di notare un cambio di passo decisamente brusco, quasi violento, nella circolazione atmosferica a livello continentale. Insomma, l’inverno, quello vero, sembra essersi svegliato dal letargo proprio ora.

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La metamorfosi meteo dell’Europa

Se guardiamo la situazione attuale sull’Europa, notiamo ancora una certa stasi, ma è la quiete prima della tempesta. Le mappe relative alle temperature a 850 hPa (circa 1500 metri di quota) ci mostrano una vasta massa d’aria gelida, colorata di un viola intenso che incute un certo timore reverenziale, pronta a scivolare dalla Scandinavia verso il cuore del Vecchio Continente. Non è la solita perturbazione atlantica, no, qui stiamo parlando di una colata di origine artico-continentale che sembra intenzionata a conquistare latitudini molto basse.

Nelle prossime 48-72 ore, secondo le proiezioni di NCEP GFS, assisteremo a una manovra da manuale: l’Alta Pressione delle Azzorre proverà a spingersi verso nord, in pieno oceano Atlantico, e questo movimento innescherà per risposta la discesa di aria fredda lungo il suo bordo orientale. È come aprire la porta del freezer in una cucina calda. Il freddo dilagherà sulla Germania, sulla Polonia e sulla Francia orientale, portando le isoterme a crollare vertiginosamente, ben al di sotto della media climatica del periodo.

È affascinante, e al contempo preoccupante, osservare come le isobare si stringano, disegnando un canale preferenziale per queste correnti settentrionali. Non stiamo parlando di un evento isolato, ma di un riassetto barico che potrebbe condizionare il tempo per buona parte della prima decade di Gennaio. La media climatica di questo periodo, che solitamente vede un Vortice Polare compatto trattenere il gelo alle alte latitudini, viene qui stravolta da scambi meridiani molto marcati. L’aria fredda non rimane confinata al Polo, ma viaggia verso sud come un treno merci senza freni.

 

L’Italia nel mirino del freddo, persino il gelo

Spostando il nostro focus sull’Italia, la situazione si fa ancora più intrigante e, per certi versi, complessa. Fino al Capodanno, potremmo godere di una relativa tranquillità, magari con qualche nebbia in Val Padana o nubi basse sulle tirreniche, ma è dal 2 o 3 Gennaio che le carte in tavola cambiano. L‘ingresso dell’aria fredda nel Mediterraneo non è mai una questione semplice, diciamolo. Il nostro mare, che funge da serbatoio di calore (e quest’anno è ancora piuttosto caldo rispetto alle medie stagionali), reagirà con vigore a questo schiaffo gelido.

Le mappe del vento ci mostrano raffiche colorate di rosso acceso e viola che si gettano dalla Porta della Bora e dalla Valle del Rodano. Aspettiamoci venti di tramontana e grecale che spazzeranno le coste, facendo crollare la temperatura percepita ben oltre quanto diranno i termometri. L’interazione tra l’aria artica e il mare tiepido genererà con ogni probabilità minimi depressionari, vere e proprie bombe di maltempo che il modello NCEP GFS fatica a localizzare con precisione millimetrica a questa distanza temporale, ma la cui genesi appare quasi scontata.

 

Il rebus della neve: dove e quanta?

Ecco il punto che tutti aspettano: la neve. Guardando la mappa dello snow depth (l’accumulo nevoso al suolo), si nota come le Alpi faranno il pieno, specialmente sui versanti esteri e di confine, ma la vera novità sarà l’interessamento degli Appennini e, potenzialmente, delle quote pianeggianti. Quando l’aria fredda scavalca l’arco alpino e si getta nel Mediterraneo, si creano le condizioni per nevicate da stau sui versanti adriatici, dall’Emilia Romagna giù fino alla Puglia.

Ma c’è un’ipotesi, suggerita da alcune corse del modello e visibile in quei vortici blu che ruotano attorno all’Italia centrale, che vedrebbe la neve spingersi fin sulle coste o sulle pianure del Nord in caso di formazione di un “cuscino freddo” resistente. Se l’aria gelida riuscirà a depositarsi nei bassi strati della Pianura Padana prima dell’arrivo di un fronte più umido, potremmo rivedere la dama bianca imbiancare città come Bologna, Milano o Torino verso l’Epifania. Tuttavia, e qui serve cautela, l’esatta traiettoria del minimo depressionario farà la differenza tra una pioggia gelida e una nevicata. Basta uno spostamento di 50 chilometri del vortice per cambiare tutto.

 

L’incognita del Mediterraneo

Dobbiamo essere onesti e trasparenti: stiamo analizzando una tendenza a medio termine. Più ci allontaniamo dalla data odierna, più l’errore del modello matematico tende a crescere. È la natura stessa della fisica dell’atmosfera. L’intrusione di aria così fredda in un bacino chiuso come il Mediterraneo è una delle sfide più ardue per i supercomputer. Spesso, questi modelli sottostimano la quantità di precipitazioni che il mare nostrum può generare “dal nulla”, o meglio, dal contrasto termico.

Potremmo trovarci di fronte a fenomeni di instabilità marittima che portano temporali di neve (sì, tuoni e fiocchi insieme) su aree costiere non esplicitamente dalle mappe attuali. Inoltre, la posizione esatta dei minimi di bassa pressione è ballerina. Una depressione che si forma sul Mar Ligure porta neve al Nord-Ovest; se si forma sul Tirreno centrale, la neve colpisce l’Appennino centrale e il Nord resta a secco. Quindi, prendiamo queste mappe come una “strada tracciata”, ma consapevoli che ci possono essere deviazioni, lavori in corso e semafori imprevisti.

 

In particolare, verso la metà del mese, le proiezioni diventano più fumose. Si intravede una persistenza del freddo sull’Europa orientale che potrebbe reiterare azioni retrogade (ovvero che tornano indietro da est verso ovest) verso l’Italia, mantenendo un clima crudo ben oltre l’Epifania. Ma qui entriamo nel campo delle ipotesi che necessitano di conferme giorno per giorno.

 

Insomma, preparate cappotti pesanti e sciarpe, perché sembra che l’inverno abbia deciso di recuperare il tempo perduto proprio all’inizio del 2026. Non sarà, forse, il gelo storico, ma di sicuro ci ricorderà che siamo nel cuore della stagione fredda, e in questi anni ne abbiamo perso l’abitudine. Monitoreremo l’evoluzione, perché con il Mediterraneo di mezzo, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

 

Credit dati meteo: (METEOGIORNALE.IT)

  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration (Ente governativo USA che gestisce il modello GFS)
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Tags: bassa pressionefreddo articomodello GFSneve italiaprevisioni gennaiovento fortevortice polare
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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