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Alta Pressione in Dicembre, ma La Niña può stravolgere il meteo di Gennaio

Davide Santini di Davide Santini
13 Dic 2025 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Ci sono indici meteo interessanti per i prossimi mesi. A differenza degli ultimi anni, dominati da stagioni invernali che erano praticamente dei prolungamenti tiepidi dell’autunno, questa volta il quadro generale suggerisce qualcosa di diverso.

 

C’è un indice che vale la pena menzionare. La Niña, la fase fredda dell’ENSO, accompagnata da un elemento vero importante. L’Amplificazione Artica. In questo articolo cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando e soprattutto che effetti potrebbe avere sul nostro Paese.

 

A cosa servono gli indici

È chiaro che non possiamo e non potremo mai fare una previsione meteo da qui a due mesi. Nessuno ci può dire che tempo ci sarà il giorno X di gennaio o il giorno Y di febbraio. Per vedere se una stagione sarà più o meno fredda utilizziamo degli indici statistici.

 

L’abbassamento delle temperature superficiali nel Pacifico equatoriale, tipico delle condizioni della Niña, sta già alterando il comportamento della circolazione atmosferica globale. Che cosa potrebbe succedere in Italia? Una stagione che riuscirebbe a riavvicinarsi all’idea tradizionale di inverno, con episodi freddi più frequenti. In fondo, sale pattern meteo amplifica gli scambi meridiani. È vero che rischiamo delle fasi lunghe di mitezza, ma è vero che si potrebbe essere contrapposti a periodi freddi.

 

Ma ci sono dei dubbi

Una domanda che emerge nei nostri lettori è la seguente. Come può un inverno diventare più rigido se i primi segnali indicano che stiamo vivendo un’anomalia positiva molto forte? La risposta si trova nel modo in cui il riscaldamento globale sta modificando l’architettura stessa dell’atmosfera. L’Amplificazione Artica (in breve AA), infatti, indica una pesante anomalia calda sulle zone polari.

 

Così facendo, agisce indebolendo il gradiente termico tra Polo ed Equatore. Di conseguenza, la corrente a getto si indebolisce, perde linearità e comincia a ondulare in maniera più marcata. Quando ciò accade, aumentano gli scambi meridiani e le configurazioni bloccate. Si tratta di una coppia di valori estremamente importanti per l’arrivo di freddo e neve.

 

L’amplificazione artica è molto importante per le ondate di freddo in Europa. Quando la temperatura si alza sull’artico è possibile che una parte del freddo riesca a scendere a latitudini molto interessanti. ID 19674149 ©
Erectus | Dreamstime.com

 

Che cosa indica l’AA

Gli Stati Uniti vivono regolarmente episodi con gelo estremo e nevicate anche particolarmente forti, che confondono una parte dell’opinione pubblica sul reale significato del cambiamento climatico. Ne abbiamo trattato approfonditamente in un nostro articolo.

 

In Europa, invece, la dinamica è diversa: il grande freddo, per raggiungere il Mediterraneo, deve quasi sempre arrivare dalla Siberia, attraverso configurazioni sinottiche molto complesse e decisamente rare anche un tempo. Per tutto contro, sono comparsi anticicloni invernali insolitamente potenti e persistenti. Insomma, dopo il danno anche la beffa.

 

In questo contesto entra in gioco La Niña

Ricordiamo che le stagioni caratterizzate da questa fase dell’ENSO mostrano un comportamento atmosferico molto irregolare, spesso soggetto a episodi intensi. E non è detto che siano per forza Tutti periodi di freddo. Pertanto, al posto di un inverno monotono e grigio, potremmo assistere a una sequenza di eventi caratterizzati da sbalzi importanti.

 

Magari lunghe fasi stabili con perturbazioni intense e rapide ondate di freddo. Un po’ come è successo a novembre. Che abbiamo avuto un mese in una prima fase molto statico e poi improvvisamente altrettanto dinamico.

 

La Nina aumenta la possibilità di tempeste sul Mediterraneo che possano eventualmente richiamare aria fredda. ID 35972224 ©
Oskari Porkka | Dreamstime.com

 

Cosa emerge dagli scenari

Uno di essi prevede la possibilità che l’anticiclone possa spostarsi in posizione più settentrionale, liberando così un corridoio orientale che permetterebbe all’aria gelida continentale di raggiungere agevolmente il Mediterraneo. Questo non è cosa da poco. Cerchiamo di seguire insieme al ragionamento.

 

In presenza di un mare ancora caldo, il contrasto termico favorirebbe la formazione di vere e proprie tempeste invernali. Sarebbe un ritorno a un tipo di inverno che in Italia non si vede da parecchio. Ce ne sono state in passato. Autentiche bufere di neve sull’Appennino e Alpi sommerse.

 

Autentiche bufere di neve sugli appennini e sulle Alpi. Non sarebbe raro, se ci fossero le configurazioni che erano presenti a volte negli inverni fino agli anni 90.
ID 35681849 | Snowstorm ©
Smilingsunray | Dreamstime.com

 

Ma in fondo…

Quello che possiamo fare è osservare, monitorare gli indici atmosferici e capire che la meteorologia non è una scienza delle certezze ma delle tendenze. L’inverno 2025-2026 potrebbe essere un po’ diverso dagli ultimi, monotoni anni.

 

Certo, ce ne siamo accorti tutti. Non è partito bene. Dopo una seconda metà di novembre scintillante, ricca di freddo e nevicate a quote bassissime, il meccanismo sembra essersi inceppato. È pur vero che potrebbe arrivare una nuova fase di maltempo, attorno a martedì 16 e mercoledì 17.

 

Ma non si parla di freddo e neve a quote basse. Sarebbe un normale impulso instabile di matrice atlantica. Condizioni meteo piovose ma miti. Per il vero inverno bisognerà attendere ancora a lungo…

 

Credit

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: amplificazione articaanomalie climaticheanomalie termicheanticicloneanticicloni invernalibufere di nevecambiamento climaticocircolazione atmosfericaclima invernalecorrente a gettodinamiche atmosfericheENSOeuropageloindici climaticiinvernoinverno 2025-2026Italiajet streamLa Ninamediterraneometeometeorologianeveondate di freddoprevisioni stagionaliriscaldamento globalescambi meridianitempeste invernalitempeste mediterranee
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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