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Italia sommersa di NEVE: le reali possibilità del prossimo Inverno

Davide Santini di Davide Santini
11 Ott 2025 - 12:15
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Scenari meteo nevosi e riscaldamento globale. Le due cose sarebbero in totale contraddizione. E invece no. O meglio non del tutto. La spiegazione sta nella termodinamica: un’atmosfera più calda immagazzina una quantità maggiore di vapore acqueo.

 

E quando questo incontra masse d’aria gelide, le precipitazioni diventano più abbondanti. L’Amplificazione Artica, il fatto che faccia più caldo al Polo Nord, continua a rendere possibili scenari di freddo estremi, anche in un pianeta sempre più caldo.

 

Vediamo l’amplificazione artica

Risulta la chiave per comprendere il nuovo volto degli inverni. L’Artico si scalda a una velocità doppia rispetto alla media globale: il ghiaccio marino si riduce, l’oceano accumula calore e rilascia più vapore acqueo. Una sorta di circolo vizioso.

 

Che però non elimina i freddi intensi. Ma li rende più irregolari, localizzati e meno frequenti nel tempo. Ma pur sempre possibili. La comunità scientifica è divisa: alcuni studi correlano l’Amplificazione Artica a un aumento della variabilità invernale alle medie latitudini, altri non individuano tendenze uniformi.

 

Un’importante legge

Dal punto di vista fisico, l’apparente paradosso “più caldo = più neve” trova senso nella legge di Clausius–Clapeyron, secondo cui l’aria più calda può contenere circa il 7% di umidità in più per ogni grado di aumento. Se le temperature restano sotto 0 °C, quel surplus di vapore diventa precipitazione nevosa. È così che, anche in un mondo più caldo, le nevicate estreme possono diventare più intense. E non è un paradosso. Solo che statisticamente risultano meno frequenti e durature rispetto a un tempo.

 

Il ruolo del Vortice Polare

Per dirla in parole povere, è un vasto anello di venti occidentali che circonda l’Artico durante l’inverno. Quando resta compatto, trattiene l’aria gelida intorno al Polo; quando invece si indebolisce o si deforma, il freddo si riversa verso sud.

 

Molti di voi conosceranno sicuramente Stratwarming, oppure Riscaldamento Stratosferico, un fenomeno meteo improvviso che in pochi giorni può innalzare la temperatura stratosferica artica di decine di gradi, rallentando o invertendo i venti zonali.

 

È abbastanza intuitivo ricordare che, nelle settimane successive, aumentano di gran lunga le probabilità di freddo anomalo su Europa, Asia e America Settentrionale. Ma ovviamente non è detto che per forza l’ondata di gelo colpisca l’Italia. Può vagare per l’intera Europa e in genere l’emisfero settentrionale. Ma da qui a dire che colpirà in pieno noi ce ne vuole.

 

Cosa accade in Europa?

Sull’Europa occidentale, e in particolare sull’Italia, gli ultimi inverni sono stati dominati dall’Alta Pressione delle Azzorre, che ha contribuito alla persistenza di condizioni miti e stabili. È anche così sarà quest’anno. Solo che non è escluso che possano verificarsi nuove irruzioni artiche, capaci di riportare la neve su Alpi, Appennino e persino in pianura, se le temperature si manterranno sotto lo zero.

 

Quando una massa d’aria gelida incontra bacini umidi come il Mar Ligure o il Golfo del Messico, il sistema dispone di tutti gli ingredienti per una nevicata estrema: aria fredda profonda, sollevamento dinamico e un continuo apporto di vapore. Con mari più caldi, il rilascio di umidità aumenta ulteriormente, amplificando gli effetti nevosi.

 

Questo vuol dire che – paradossalmente – potrebbe nevicare di più di un tempo se le condizioni al contorno fossero rispettate. Soltanto che queste ultime risultano sempre più rare. Quindi nevica molto meno, ma quando lo fa riesce a farlo in maniera anche superiore rispetto a un tempo.

 

Le reali possibilità di un inverno nevoso in Italia?

Sono molto scarse, ma non del tutto escludibili. E comunque è opportuno evidenziare la seguente cosa. Anche se ci fossero tutti i tasselli del puzzle, oramai la neve in pianura dura sempre di meno. Può ancora farla. E farne anche magari tanta. Ma poi gira subito in pioggia e fonde in fretta. L’esempio del dicembre 2020 ne è la prova.

 

È l’ultima grande nevicata al nord degli ultimi 13 anni. Una sola così intensa, ma con accumuli notevoli in una vasta zona d’Italia. Eppure nel giro di poco è girata in pioggia. È fuso tutto. Quindi sì, sono ancora possibili occasioni nevose, ma saranno comunque sempre più rare e soprattutto dureranno molto meno rispetto a un tempo.

 

Credit

L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: amplificazione articacambiamento climaticocorrente a getto polarefreddo estremoinverno 2025Italia neveMar Ligurenevicate recordriscaldamento globalestratwarmingvortice polare
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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