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      Home » 50 cm di NEVE in Valle Padana: ecco perché non sarebbe in contrasto col Riscaldamento Globale
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      50 cm di NEVE in Valle Padana: ecco perché non sarebbe in contrasto col Riscaldamento Globale

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 17/12/2025
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      5 Min Lettura
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      Contents
        • Le tendenze
        • Nuovo cambiamento
        • Il paradosso?
        • La domanda cardine
      • Credit

       

      Stiamo vivendo un periodo dal clima particolarmente mite. Sì è vero, arriva il maltempo, ne abbiamo trattato in tanti articoli. Ma le condizioni meteo rimarranno piuttosto miti. Di freddo vero non c’è traccia.
      Eppure, qualcosa sembra finalmente cambiare.

       

      I modelli di previsione, potenti strumenti matematici che elaborano incessantemente enormi quantità di dati, iniziano a individuare segnali di svolta. Non si tratta di una rapida toccata e fuga, ma di un possibile cambiamento più deciso. Vediamo che cosa emerge.

       

      Le tendenze

      Secondo le proiezioni attuali, abbastanza concordi tra loro, potremmo assistere già ad un calo delle temperature nel periodo natalizio. Nulla di estremo o epocale, ma un ritorno verso valori più consoni alla stagione, quelli che un tempo avremmo definito “normali”.

       

      Insomma, freddo sì, ma quello tipico invernale. Come sempre accade in questi casi, però, il vero punto interrogativo riguarda però le precipitazioni. Gli indici climatici lasciano intravedere un Natale dinamico, con una circolazione atmosferica vivace. In una prima fase, le correnti dovrebbero provenire dai quadranti sud-occidentali, una configurazione ideale per le Alpi, che potrebbero beneficiare di nevicate abbondanti e diffuse. Come è giusto che sia. Perché in questo periodo sono piuttosto spoglie.

       

      Meno favorevole, invece, la situazione per l’Appennino. Le correnti da sud-ovest tendono infatti ad alzare la quota neve, confinando i fiocchi alle cime più elevate, soprattutto sull’Appennino abruzzese o sui rilievi più alti del settore settentrionale. Si tratterebbe comunque di condizioni meteo miti e quindi la quota neve risulterebbe molto alta.

       

      Nuovo cambiamento

      Verso la fine dell’anno, alla stregua di quanto detto, lo scenario potrebbe nuovamente mutare. Alcuni modelli ipotizzano l’ingresso di masse d’aria più fredde, capaci di abbassare ulteriormente le temperature. Ma sarà neve a bassa quota? Per comprendere se questi cambiamenti possano tradursi anche in episodi di freddo intenso, è necessario spostare lo sguardo verso latitudini più settentrionali. Qui entra in gioco il concetto di Amplificazione Artica. Ne abbiamo trattato in più articoli.

       

      L’Artico si sta riscaldando molto più rapidamente rispetto al resto del pianeta, riducendo il gradiente termico tra Polo ed Equatore. Questa differenza di temperatura è il carburante della corrente a getto. La quale, quando il gradiente si indebolisce e diventa ondulata e instabile, riesce a favorire configurazioni atmosferiche bloccate.

       

      Il paradosso?

      No. Perché un pianeta più caldo può comunque sperimentare episodi di gelo intenso. Le ondulazioni della corrente possono infatti intrappolare per settimane sia masse d’aria calda sia colate gelide, causando estremi persistenti.

       

      In questo delicato equilibrio, il Vortice Polare svolge un il classico ruolo da dominatore. Quando è forte e compatto, il freddo resta confinato al Polo. Quando invece viene disturbato può rallentare o frammentarsi, permettendo alle masse d’aria polare o siberiana di scendere verso sud.

       

      Possibilità di nevicate abbondanti anche con il riscaldamento globale? Le due cose non sono in contrasto, anche se ovviamente la probabilità di avere le imbiancate diminuisce sensibilmente.
      ID 3413792 | Snowstorm ©
      Jeff Stein | Dreamstime.com

       

      La domanda cardine

      È uno scenario plausibile per questo inverno? È abbastanza probabile. Ma ovviamente non possiamo dare alcuna certezza. Inoltre, è utile ricordare che sarebbero eventuali episodi di freddo invernale. Non esiste più la stagione della durata di tre mesi. Quello è un tipo di clima appartenente al passato.

       

      Per adesso dobbiamo tenerci questo tempo piuttosto mite. Prima con una lunga fase di alta pressione, che è oramai agli sgoccioli. E poi con una lunga fase di piogge. Vanno benissimo sia chiaro. L’importante che piova e che faccia scorta di neve la nostra meravigliosa catena alpina. Però sappiamo che non sono esattamente condizioni meteo invernali, ma anzi sta facendo quello che avrebbe dovuto fare tra ottobre e novembre….

       

      Credit

      ECMWF

      Global Forecast System del NOAA, 

      ICON

      AROME

      ARPEGE

      IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

      Copernicus Climate Change Service (C3S)

      NASA Goddard Institute

      American Meteorological Society

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      TAG:amplificazione articaanomalie termicheAppenninocambiamento climaticocambiamento del tempocircolazione atmosfericaclima europeoclima mitecorrente a gettocorrenti sud-occidentalidinamica atmosfericaestremi climaticifreddo invernalegelo invernaleinverno miteirruzioni freddejet streammaltempomasse d’aria polaremeteo Italiamodelli previsionaliNatale meteoneve e global warmingneve in montagnaneve sulle Alpiprecipitazioniprevisioni a lungo termineprevisioni meteoquota neveriscaldamento globaleTemperature in calotendenze meteovortice polareVortice Polare stratosferico
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