(METEOGIORNALE.IT) Questo dell’inverno 2025-2026 deve essere l’anno della neve, il ritorno in grande stile della neve in Italia e in Europa. Questa non vuole essere una profezia, non è nel mio stile. Dico questo su una base di natura scientifica: il Vortice Polare è previsto ulteriormente indebolito nei prossimi giorni.
I suoi effetti, come quelli che abbiamo visto nella parte centro-orientale degli Stati Uniti d’America, si avranno – seppure con entità diversa – anche in Europa. Con circa 10 giorni di ritardo, le temperature saranno comunque molto basse per i nostri standard europei di questi anni.
E siamo ancora nel mese di novembre, un mese autunnale, non pieno inverno, e già stiamo parlando di Vortice Polare, freddo, neve. Negli altri anni, di solito, se ne parlava in una prospettiva di pieno inverno, che per essere chiari è la fine di dicembre, gennaio e praticamente quasi tutto febbraio.
Stavolta le cose sono davvero molto diverse, e soprattutto diversissime rispetto al 2024, quando alla fine del mese giunse un’intrusione di aria fredda proveniente dalla regione artica, associata a una robusta perturbazione che generò grandi nevicate sull’Europa centrale: cadde la neve sulle Isole Britanniche, anche in città come Londra e Parigi; poi cadde tantissima neve in Svizzera, con fenomeni davvero considerevoli. La neve non giunse alle basse quote in Italia, se non come una spolverata, perché il vento proveniente da nord fu ostacolato nella sua umidità: la perturbazione, superato l’Arco Alpino, attivò subito il favonio, ovvero un vento di caduta adiabatico dalla regione alpina.
Questa situazione vide comunque fiocchi di neve cadere sino a Milano. Ma poi, durante l’inverno, nulla di simile si palesò. Si ebbero nevicate sulle Alpi, ma molto tardive: la stagione invernale 2024-2025 per le Alpi è stata molto magra dal punto di vista della neve. Per non parlare di quanto è accaduto in Appennino, altrettanto sprovvisto di nevicate abbondanti e soprattutto di eventi duraturi: l’inverno fu molto mite.
Quest’anno, come dicevo, è molto diverso. Abbiamo un Vortice Polare che osserviamo in una dinamica complessa, con segnali anche dal Polo Sud. Cerco di spiegarlo con un linguaggio comprensibile, intenzionalmente non per fare una vera e propria previsione, ma per dirvi che se quest’inverno non dovessero esserci nevicate abbondanti sulle Alpi e, soprattutto, in pianura nel Nord Italia, a basse quote nelle regioni centrali e del Sud Italia, sulla Sardegna e sui monti della Sicilia, allora non saprei davvero quando. Perché quest’anno il Vortice Polare è debole, è previsto continuare a esserlo e addirittura potrebbe essere “infranto” – termine improprio, ma rende l’idea, da un fortissimo riscaldamento della stratosfera, una parte dell’atmosfera attorno ai 30 chilometri di altezza. A quella quota, un forte riscaldamento, generato da varie dinamiche, può interagire con la sottostante troposfera. Quando questo succede, innesca una serie di condizioni con la formazione di aree di alta pressione in certe zone e la rottura o l’allungamento del Vortice Polare verso specifiche aree, accentuando gli scambi secondo i meridiani.
Un forte riscaldamento stratosferico come quello previsto, in teoria, altera le correnti generali in quota e può innescare la formazione di un’area di alta pressione tra Scandinavia, Islanda e Groenlandia, favorendo l’espansione verso ovest dell’Alta Pressione Siberiana. Quest’ultima spingerebbe aria gelida ed estremamente fredda verso l’Europa: un evento meteo assimilabile al 2012 e al 1985, volendo anche ad altri episodi del passato come 1996, 2017 e 2018.
Questo però sarebbe molto particolare, perché avviene con un Vortice Polare già estremamente indebolito e con una Siberia che segna, al momento, temperature avanti di un mese, circa 15°C sotto la media – come se fosse metà dicembre. Attenzione: il riscaldamento stratosferico previsto da qui a qualche giorno, esattamente attorno al 18-20 novembre, andrebbe ad alterare la circolazione atmosferica circa 10-20 giorni dopo, quindi più avanti nella stagione, quando l’autunno meteorologico sarà praticamente terminato e le temperature – anche per effetto del Vortice Polare estremamente debole – saranno già diminuite parecchio sul Nord Europa e sulla Russia settentrionale. Nel frattempo, in Siberia non è previsto un riscaldamento significativo: è come se questo evento avvenisse non ai primi di dicembre, ma ai primi di gennaio, perché la Siberia è più fredda della media, anzi freddissima. Se questo episodio meteo fosse avvenuto a gennaio e si fosse davvero concretizzato – qui parliamo di ipotesi, non di certezze – avremmo avuto un evento record o quantomeno assimilabile ai picchi di freddo del 1985, 1956 e 1929. E tutto questo nonostante il Riscaldamento Globale.
So benissimo che molti diranno: state parlando di un forte raffreddamento, di una eventuale ondata di gelo, mentre per settimane e mesi avete parlato di Riscaldamento Globale.
Ebbene, il globo è decisamente più caldo della media, ma come abbiamo visto in più circostanze si possono generare eventi meteo talmente estremi da avere similitudini con fenomeni di epoche in cui il Global Warming era meno intenso, o quasi effimero. Questo perché assistiamo a una estremizzazione climatica innescata, tra le altre cose, dall’aumento della temperatura media globale e da un altro fenomeno chiamato Amplificazione Artica.
In sostanza, c’è il rischio potenziale di un’escalation di ondate di gelo, e possono maturare condizioni ideali per avere neve in pianura anche in Italia. Sembra strano? No. Solo qualche anno fa ci fu una tempesta di neve ad Atene e non arrivò il Burian – il vento gelido dalla Siberia di cui stiamo parlando. Ci fu invece un’ondata di freddo che colpì la Spagna, paralizzandola quasi tutta, con nevicate record a Madrid e in molte aree, con blocchi della circolazione stradale e aerea, enormi disagi e poi soprattutto gran gelo. Eppure lì il freddo non passò dall’Italia: l’aria fredda arrivò da nord, in un contesto molto particolare. Tra l’altro, ondate di freddo di tale entità in Spagna sono piuttosto rare.
L’anno scorso, un’altra ondata di freddo portò la neve nelle Azzorre, che hanno un clima subtropicale: non nevicò sulle coste o sulle colline, ma fu comunque un segnale estremamente significativo. Dunque, gli estremi meteo ci sono eccome, e si stanno verificando a catena: quest’anno, ad esempio, nelle Isole Canarie, note per il loro clima di eterna primavera, quest’eterna primavera è stata interrotta da improvvisi nubifragi, grandinate e neve precoce e abbondantissima sul Teide. Tutto questo è Meteo estremo. Ho volutamente citato solo ciò che accade attorno a noi, senza “disturbare” il meteo del Nordamerica, del Sudafrica, del Sudamerica, dell’Australia, della Cina e del Giappone, che hanno tutti conosciuto gli effetti del freddo estremo.
Attenzione: tutto questo non vuol dire che non farà caldo in futuro, né che durante l’inverno non ci saranno ondate di calore estreme. Nei prossimi giorni, ad esempio, una violentissima ondata di caldo autunnale – perché siamo ancora in autunno, nonostante l’ondata di freddo appena vista – colpirà gran parte degli Stati Uniti d’America, con temperature che potrebbero battere i record storici di novembre, dopo che al sud si sono registrati record di freddo e la temperatura è scesa sotto 0°C sulle coste del Golfo del Messico, come a Saint Louis.
Insomma: parlo, come sempre, di un clima “pazzo”, di un clima estremo. Il cambiamento climatico non significa caldo perpetuo, ma anche estremizzazione meteo, come quella che stiamo osservando adesso, perché le dinamiche lo consentono. È molto complesso spiegare in un articolo il perché di tutto questo: servirebbe un vero libro di climatologia per sviscerare le dinamiche alla base dei cambiamenti climatici e tutte le variazioni del tempo atmosferico che possono accompagnare questa fase del nostro tempo, incluse ondate di maltempo e di freddo – e non solo ondate di calore – sempre più furiose.
Spero di essermi espresso nella maniera più chiara possibile e di non essere frainteso. Nel frattempo vi do appuntamento a un prossimo approfondimento, molto concentrato come quello di oggi, cercando di visionare gli ultimi aggiornamenti. (METEOGIORNALE.IT)

