Seguici su Google

 

L’inverno sta cominciando, lo ricordo ancora: il 1° Dicembre inizierà quello meteorologico, che succede ben tre settimane prima di quello astronomico. Ebbene, l’intento invernale 2025/2026 sembra essere quello di avere una linea di tendenza differente rispetto alle altre stagioni, soprattutto per Dicembre e la prima parte di Gennaio. Trattandosi comunque di linee di tendenza a grande scala, sono soggette – come sempre – a rettifiche, ovvero aggiornamenti. Quindi, sono analisi d’insieme quelle che vedremo in questo approfondimento, basate sui dati del Centro Europeo (ECMWF), che generalmente risultano abbastanza attendibili.

Quello che osserviamo è un moto piuttosto dinamico: in una primissima fase di Dicembre appare un tempo verso il Mediterraneo centrale piuttosto umido, con frequenti precipitazioni.

Questo è riscontrabile anche nei tradizionali modelli matematici, che vedrebbero il passaggio frequente di perturbazioni e quindi una buona piovosità, la quale si concentrerebbe soprattutto sulle aree costiere dalla Liguria orientale alla Toscana nord-occidentale, sulle coste laziali e campane, sul nord della Sicilia e su quelle della Calabria. Grandi precipitazioni anche in Puglia, come pure in Friuli. Le aree con minori apporti dovrebbero essere quelle del settore adriatico – Marche, Abruzzo, Molise – poi nel Nord-Ovest italiano appena a est dell’arco alpino, quindi una parte del Piemonte, mentre già in Lombardia le precipitazioni dovrebbero risultare sufficientemente abbondanti, anche superiori alla media del periodo.

 

In una visione molto ampia, vediamo che fino all’11 Gennaio, data fino a cui si spingono le proiezioni del Centro Europeo nella versione EPS (Ensemble Prediction System), le precipitazioni in Italia risulterebbero comunque abbondanti e abbastanza diffuse. Nel periodo di Gennaio sembrerebbero meno frequenti, quando si vedrà un abbassamento della temperatura media, probabilmente – come molti vogliono evidenziare – per l’arrivo di aria fredda. L’origine di questa situazione, al momento, non è definibile: c’è chi annuncia addirittura l’arrivo di aria gelida dalla Siberia, ma questa resta solo un’ipotesi. Si parla anche di una nuova fase di forte Stratwarming che, questa volta, andrebbe a generare un’inversione delle correnti zonali anche in Europa e quindi, in tal caso, favorirebbe l’intrusione di aria fredda proveniente dalla Russia e un’ondata di gelo sul Continente.

 

 

Diciamo che tutti gli elementi sono favorevoli, quest’anno, ad avere un inverno diverso rispetto agli altri anni. D’altronde, si è già manifestato un Novembre – specie nell’ultima parte – molto diverso rispetto ad altre stagioni e all’anno scorso, ad esempio, quando l’aria fredda si fermò appena a nord dell’arco alpino, poi subito sostituita da aria più mite.

Quest’anno, invece, la neve è caduta abbondante sull’arco alpino, alle basse quote delle regioni settentrionali, a basse quote anche in Sardegna; neve è caduta sull’Appennino tutto, da quello settentrionale a quello meridionale, e forti precipitazioni si sono verificate un po’ in tutte le regioni italiane. Quindi Novembre è stato molto diverso rispetto a quello che abbiamo visto l’anno scorso; oltretutto, abbiamo avuto anche un’irruzione di aria fredda che ha raggiunto praticamente tutta Italia, molto poco però – come effetti – al Sud.

 

L’evoluzione meteo è molto complessa quest’anno perché entrano in gioco vari fattori: c’è La Niña, c’è il Vortice Polare che tendenzialmente è debole ma che comunque tentenna nel dare influenze molto vigorose in Europa, cosa che invece avviene nel Nord America, dove è favorevole l’aspetto geografico. In Europa le cose si complicano sempre un po’, anche perché abbiamo un’orografia complessa e l’Oceano Atlantico che, soprattutto dai settori occidentali, mitiga le correnti che vengono da nord, anche dalle regioni artiche.

 

Per avere il freddo dovremmo avere correnti in transito attraverso la Scandinavia oppure la Russia: solo in questo caso si verificano ondate di gelo particolarmente importanti o quantomeno di moderata intensità. Poi, per avere le nevicate, è necessaria umidità e quindi perturbazioni che giungono da ovest o sud-ovest e scorrono sopra l’aria fredda.

 

Tutte queste situazioni, però, i modelli matematici che si spingono a proiezioni così lunghe non le danno, anche perché non entrano in tale dettaglio. Si possono però supporre condizioni atmosferiche ideali quando osserviamo temperature che vanno verso la media o verso un abbassamento, anche perché generalmente – ormai – le proiezioni a lungo termine indicano quasi sempre anomalie positive un po’ ovunque nel mondo. Dove si prevede una temperatura in media, di solito si generano ondate di freddo in quell’area.

Quindi, presumibilmente tra la fine di Dicembre e la prima parte di Gennaio, si dovrebbe verificare un evento di freddo anche importante se raffrontato a quelli degli ultimi anni e, in tal caso, si potrebbero avere anche precipitazioni con la possibilità di nevicate in località pianeggianti.

 

È evidente che non vi stiamo facendo una previsione Meteo dicendo: nevicherà in pianura. Questo, attualmente, non è possibile farlo: siamo estremamente distanti da quel periodo e, in questa prima parte, invece, andremo in una fase più mite, anche se molto umida, e quindi ciò favorirà abbondanti nevicate soprattutto sull’arco alpino – fintanto che non giungerà aria più fredda da nord – che porterà, in tal caso, nevicate anche su altre aree italiane, in particolare sull’Appennino, che necessita ovviamente del suo apporto di neve.

Per il momento, quantomeno fino all’Immacolata, la neve a bassa quota o addirittura sotto i 1500 metri non cadrà in Appennino, cosa che potrebbe invece succedere sull’arco alpino, ma più occasionalmente. Difficile che nevichi a quote basse sulle Alpi.

 

Insomma, un inverno proiettato verso la novità rispetto agli altri anni, un inverno molto diverso. Avremo in questa prima fase frequenti burrasche, tipiche della stagione di transizione tra autunno e inverno, e un raffreddamento dovuto anche alla climatologia. A questo punto, una prossima irruzione di aria fredda vedrebbe la quota neve più bassa rispetto a quella che abbiamo visto, perché la stagione avanza rapidamente e lo fa verso il freddo. L’inverno è ormai arrivato.

 

Credit
ECMWFNOAACopernicus Climate Change Service

Seguici su Google