Per mezzo secolo Geoffrey Hinton ha portato avanti una convinzione che molti, allโepoca, consideravano pura fantasia: modellare le macchine sul funzionamento del cervello umano. Reti neurali, sinapsi artificiali, apprendimento profondo… oggi sono il cuore dellโintelligenza artificiale moderna, ma quando lui iniziรฒ erano quasi materia da visionari. Una testardaggine che lโha reso celebre come il padrino dellโIA. E adesso? Adesso รจ proprio Hinton a tirare il freno.
Negli ultimi mesi, infatti, il suo lavoro ha preso una piega diversa. Non la costruzione di sistemi sempre piรน potenti – quella cโรจ ancora, in filigrana – bensรฌ la necessitร , quasi urgente, di avvertire il governo, le aziende e lโopinione pubblica dei rischi. Rischi di due categorie, spiega: quelli derivati dallโuso malevolo degli esseri umani e quelli, piรน profondi, che potrebbero nascere dalle macchine stesse.
Sulla prima categoria lโelenco รจ fin troppo concreto: cyberattacchi molto piรน sofisticati, frodi automatizzate e difficilissime da individuare, manipolazione dellโopinione pubblica, echo chamber incontrollabili, armi autonome letali, persino la possibilitร che modelli biologici avanzati aiutino nella creazione di nuovi virus. Tutto questo, sostiene, รจ giร tecnicamente possibile o lo sarร presto.
Ma รจ la seconda categoria a togliergli il sonno. Hinton ritiene โplausibileโ che, entro 10-20 anni, possano emergere sistemi piรน intelligenti di noi. E se unโIA diventasse capace di auto-migliorarsi senza freni? Non รจ catastrofismo, dice, รจ semplice prudenza.
Intanto il colpo piรน immediato potrebbe arrivare al lavoro umano. In una fase in cui molti si preoccupano dei robot nelle fabbriche, Hinton pensa il contrario: saranno i lavori intellettuali ripetitivi a crollare per primi. Call center, paralegali, analisi standardizzate… โLรฌ lโimpatto sarร devastanteโ, avverte, e potrebbe alimentare disuguaglianze giร profonde. Gli idraulici, invece, con quelle mani sporche e lโingegno pratico, potrebbero essere tra gli ultimi a essere sostituiti.
E poi cโรจ la domanda che imbarazza tutti: le macchine potranno provare emozioni? O persino sviluppare una forma di coscienza? Hinton, sorprendentemente, non lo esclude. Ammette di provare ansia per il futuro dei propri figli e nipoti, ma non sensi di colpa: โNon ho inventato da solo tutto questoโ. La sua richiesta รจ semplice, in fondo: investire massicciamente nella sicurezza dellโIA. Anche se, dice, non sa come andrร a finire.