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Cosa è il föhn, le dinamiche. Dove si manifesta in Italia

Il vento che asciuga le nuvole: il föhn e i suoi effetti sul clima italiano

Andrea Meloni di Andrea Meloni
04 Ott 2025 - 10:40
in A La notizia del giorno, Wiki Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) Quando un vento caldo e secco soffia all’improvviso dopo giorni di maltempo, molti abitanti della Pianura Padana sanno di trovarsi davanti a un fenomeno ben preciso: il föhn. È un vento particolare, che scende dalle montagne trasformando il paesaggio meteorologico in poche ore. Dietro la sua apparente semplicità, però, si nasconde un complesso meccanismo fisico che coinvolge il sollevamento dell’aria, la condensazione del vapore acqueo e il riscaldamento adiabatico.

 

L’aria che sale e si trasforma

Il föhn nasce quando una massa d’aria incontra un ostacolo naturale — una catena montuosa o un rilievo importante — che la costringe a salire. Mentre si solleva lungo il versante sopravvento (cioè quello rivolto contro la direzione del vento), l’aria si espande e si raffredda. Se contiene umidità, il vapore acqueo condensa formando nubi e precipitazioni: pioggia o neve a seconda della temperatura.

Questa fase di condensazione libera calore latente, ma l’aria continua a raffreddarsi fino a raggiungere la vetta del rilievo. Una volta superato lo spartiacque, la massa d’aria scende lungo il versante opposto, quello sottovento. Durante la discesa, la pressione atmosferica aumenta e l’aria si comprime, riscaldandosi in modo rapido e secco: è il cosiddetto riscaldamento adiabatico.

Il risultato? L’aria che arriva a valle è più calda e meno umida di quella che era salita. Questo spiega perché il föhn, o favonio, regala cieli limpidi e un aumento improvviso delle temperature, spesso accompagnato da venti intensi e aria molto secca.

 

Il föhn o foehn nelle Alpi: il favonio padano

In Italia, il föhn è un protagonista abituale della stagione invernale, soprattutto lungo l’arco delle Alpi. Quando le correnti fredde provenienti da Nord o Nord-ovest si scontrano con la barriera alpina, vengono costrette a salire, scaricando nubi e precipitazioni sui versanti esteri, quelli della Svizzera e dell’Austria.

Superata la cresta alpina, l’aria — ormai impoverita di umidità — precipita verso la Pianura Padana, riscaldandosi di circa 1 °C ogni 100 metri di discesa. In poche ore, città come Torino, Milano o Varese passano da cieli grigi e umidi a giornate luminose, con visibilità eccezionale e temperature sorprendentemente miti.

Il föhn padano è chiamato tradizionalmente Favonio. Può far innalzare la temperatura anche di 10 °C in meno di mezza giornata e ridurre drasticamente l’umidità relativa, lasciando l’aria secca e tersa. È frequente che dopo un episodio di föhn si registrino valori di umidità inferiore al 30%, un’anomalia per la Pianura Padana in inverno.

 

Effetti meteorologici e sulle persone

Il föhn non porta solo bel tempo: i suoi effetti sono molteplici e talvolta contrastanti. Da un lato, migliora la qualità dell’aria grazie alla ventilazione, disperdendo smog e nebbie tipiche della pianura. Dall’altro, può causare disidratazione del suolo, evaporazione rapida e stress per la vegetazione.

In montagna, i venti di föhn raggiungono raffiche oltre i 100 km/h, in grado di danneggiare alberi e infrastrutture. Gli sciatori lo conoscono bene: il föhn può sciogliere la neve fresca in poche ore, rendendo le piste ghiacciate o fangose.

Esistono anche effetti fisiologici sull’uomo: molte persone avvertono mal di testa, irritabilità o insonnia durante gli episodi di föhn, probabilmente a causa dei rapidi cambiamenti di pressione e umidità.

 

Il Garbino e il föhn appenninico

Un fenomeno simile al föhn si verifica anche lungo l’Appennino. Qui, quando le correnti occidentali provenienti dal Tirreno incontrano la catena montuosa, scaricano pioggia e nubi sul versante tirrenico, mentre quello adriatico resta asciutto e soleggiato grazie alla discesa dell’aria secca e riscaldata.

Nell’Italia centrale e in Emilia-Romagna, questo vento prende il nome di Garbino. Soffia spesso da sud-ovest e porta giornate limpide ma calde, soprattutto in primavera e autunno. L’aria che scende lungo le vallate appenniniche può far aumentare le temperature di 5–8 °C in poche ore, asciugando completamente il paesaggio.

Anche le correnti da nord-est, provenienti dai Balcani o dalla Siberia, possono generare un effetto föhn, ma invertito: in questo caso, l’aria fredda si accumula sul versante adriatico, dove si formano nubi e precipitazioni, mentre il versante tirrenico rimane secco e soleggiato. Tuttavia, trattandosi di correnti molto fredde nei bassi strati, le temperature sul lato tirrenico possono restare basse nonostante il cielo sereno.

 

Il föhn nel mondo: il Chinook

Il föhn non è un’esclusiva italiana. Fenomeni analoghi si verificano in molte regioni montuose del pianeta, con nomi diversi ma meccanismi simili. Nelle Montagne Rocciose degli Stati Uniti e del Canada, ad esempio, è conosciuto come Chinook. In California, il föhn si manifesta con venti caldi e secchi noti come Santa Ana, capaci di far impennare le temperature e prosciugare l’aria in modo estremo.

Le conseguenze, in questo caso, possono essere drammatiche: il crollo dell’umidità e il rinforzo del vento favoriscono la propagazione di incendi boschivi, spesso di grandi dimensioni. Anche nelle Ande, in Nuova Zelanda e nelle Alpi australiane esistono fenomeni analoghi, tutti legati alla stessa dinamica di sollevamento e riscaldamento dell’aria oltre un rilievo.

 

Stau e föhn: le due facce dello stesso processo

Il föhn è solo una metà del processo atmosferico. L’altra è lo stau, termine tedesco che significa “sbarramento”. Si riferisce alla zona sopravvento di una catena montuosa, dove l’aria umida si accumula e viene costretta a salire, generando nubi spesse, piogge persistenti e nevicate abbondanti.

In sostanza, dove c’è föhn da un lato, c’è stau dall’altro. Le Alpi rappresentano uno degli esempi più chiari di questa dualità: condizioni di maltempo e precipitazioni intense in Svizzera o Austria, mentre sul versante italiano regna il sole e un’aria tiepida che asciuga tutto.

 

Il foehn, il caldo che viene dai monti

Il föhn ricorda che la montagna non è solo un confine geografico, ma anche una potente macchina meteorologica. Le Alpi e gli Appennini modellano costantemente il clima italiano, dividendo masse d’aria, deviano correnti e determinano differenze di temperatura anche di oltre 15 °C tra due versanti distanti pochi chilometri.

Comprendere il funzionamento del föhn aiuta non solo a prevedere le variazioni improvvise del tempo, ma anche a capire come la circolazione atmosferica interagisca con il territorio, dando vita a uno dei fenomeni più affascinanti e caratteristici del clima europeo.

 

Credits:

  • Met Office UK – Foehn Effect
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
  • National Weather Service – USA
  • Royal Meteorological Society – The Föhn Effect
  • European Geosciences Union
  • American Meteorological Society – Journal of Applied Meteorology and Climatology
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • Atmospheric Chemistry and Physics (Copernicus Publications)
  • Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alpiappenninibarriera orograficachinookcircolazione atmosfericaeffetti fisiologicifavoniofohngarbinometeorologia montanapianura padanariscaldamento adiabaticosanta anastauvento caldo
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Andrea Meloni

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Sono il fondatore, editore e responsabile di questo portale, nonché di numerosi altri siti dedicati alla meteorologia. La mia avventura nel mondo digitale è iniziata nel 1995, quando pubblicai i primi articoli meteorologici in lingua italiana sui portali dell’epoca e su siti web amatoriali. Dopo aver sfiorato l’ingresso all’Accademia Aeronautica, ho intrapreso un percorso formativo alternativo che mi ha permesso di costruire una solida competenza in meteorologia. Tale preparazione, avviata con il corso per controllore di volo, si è consolidata attraverso lo studio indipendente di oltre 500 testi specialistici in meteorologia, climatologia e fisica dell’atmosfera. Coltivo inoltre una profonda passione per le lingue straniere — inglese, francese, spagnolo e portoghese — che continuo a studiare con costanza, anche in relazione alle mie attività professionali internazionali. Ho fondato il primo giornale meteorologico online italiano, recensito alla fine degli anni Novanta da La Repubblica e da altre testate nazionali. Nel corso degli anni ho creato società editoriali e imprese specializzate nella fornitura di servizi meteorologici per realtà di rilievo, curando previsioni e analisi per gruppi editoriali e aziende di primo piano come RCS – Corriere della Sera, Libero Quotidiano, ENI Italgas, Siemens e molte altre. Mi sono occupato anche della gestione contrattuale e della realizzazione dei siti web per i clienti, sviluppando — attraverso la mia agenzia web — le sezioni meteo dei principali quotidiani italiani. Tra le prime esperienze innovative figurano la creazione di servizi di informazione meteo via SMS per compagnie come TIM ed Eutelia, e una linea telefonica dedicata alle previsioni con un meteorologo in diretta. Le mie competenze hanno raggiunto una dimensione internazionale, con la fornitura di dati e previsioni a società in Australia, Sud America, Stati Uniti e in diversi Paesi europei. Attualmente gestisco il flusso informativo meteorologico per aziende editoriali e per operatori del settore energetico. Sono stato inoltre il primo al mondo a ideare i “Report Grandine” per l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Negli ultimi anni ho ampliato i miei interessi professionali, dedicandomi anche ai servizi per il turismo, allo sviluppo software e alle strategie avanzate di SEO e SEM per imprese di diversi settori. Parallelamente, ho approfondito e applicato le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzata, campo nel quale opero oggi come consulente e imprenditore. Sono attualmente CEO di diverse aziende, impegnate nell’innovazione digitale e nella diffusione della conoscenza meteorologica su scala globale.

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