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In molti vi starete chiedendo come mai le previsioni meteo stiano cambiando così spesso. Detto che una previsione è tale se contempla l’evoluzione meteo climatica dei prossimi 2-3 giorni, la variabilità atmosferica tipicamente autunnale è già il primo elemento da tenere in considerazione

 

Qualcuno obbietterà – giustamente – che un tempo era molto più semplice prevedere il tempo ed è vero. L’Autunno “vecchio stile” proponeva, di solito, una Depressione semi-permanente tra l’Islanda e le Isole Britanniche, da lì si sviluppano una serie di fronti perturbati che procedendo da ovest verso est – in seno evidentemente alla circolazione atlantica – determinavano peggioramenti piuttosto prevedibili.

 

Ma oggi non è così. Oggi gli elementi da tenere in considerazioni sono tanti, certamente di più rispetto al passato. Se avessimo avuto un Vortice Polare forte come gli anni scorsi oggi saremmo qui a parlarvi di Alta Pressione, di temperature superiori alle medie stagionali, di bel tempo insomma.

 

Invece no, siamo qui a parlarvi di altre situazione, talvolta difficilmente prevedibili. Anche l’eventuale rimonta anticiclonico della prima decade di Novembre, ad esempio, non è affatto scontata. Non a caso in uno degli ultimi approfondimenti abbiamo rimarcato le divergenze modellistiche che non consentono – ad oggi – di poter stabilire con esattezza se il tempo migliorerà con decisione.

 

L’altro motivo, ben più profondo, è quanto accaduto ai mari europei nel corso dell’Estate. Le ondate di calore, sempre più frequenti e sempre più forti, hanno causato un anomalo riscaldamento non soltanto del Mediterraneo, ma anche dell’Atlantico e – pensate – del Mare del Nord.

 

Le più consistenti anomalie termiche positive delle acque superficiali riguardano proprio i mari che circondano le Scandinavia, alla stregua del Mediterraneo. Ma non si scherza neppure in Atlantico, soprattutto a ridosso delle coste occidentali del vecchio continente. Ed è importante evidenziarlo, perché in tal modo si spiegano aree depressionarie sempre più profonde e sempre più consistenti.

 

Per capirci, quelle che potrebbero essere “normali” depressioni nord atlantiche diventano vere e proprie tempeste oceaniche, capaci in tal modo di impattare maggiormente sul vecchio continente. Da lì, poi, di introdursi anche sul Mediterraneo limitando – o inibendo – rimonte anticicloniche degne di questo nome.

 

Ragion per cui anche nel corso della prossima settimana il quadro evolutivo potrebbe riservarci dei colpi di scena e quella che sembrava poter rappresentare un’Estate di San Martino piuttosto consistente potrebbe rivelarsi in realtà un fuoco di paglia.

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