(METEOGIORNALE.IT) Il Vortice Polare, di cui avete sentito parlare numerosissime volte durante la stagione invernale, inizia a fare le bizze: in pratica cresce la sua variabilità, che poi, soprattutto nel culmine della stagione fredda, innesca condizioni ideali per ondate di gelo alle latitudini medie e anche più a sud.
Lo abbiamo visto l’anno scorso in Cina oppure nel Nord America, con la nevicata che si è abbattuta sul Golfo del Messico. Questo fine novembre il Vortice Polare potrebbe destabilizzarsi, e soprattutto andare a influenzare il mese di novembre. Abbiamo detto che c’è la possibilità di un autunno che precocemente si tinge di inverno, perché le correnti oceaniche stanno scendendo sensibilmente di latitudine e, quando succede, spesso si verificano forti irruzioni di aria fredda: il Vortice Polare è complice.
Non sto parlando dell’aria fredda siberiana: lì è tutta un’altra storia, governata da meccanismi atmosferici molto complessi. Qui cerchiamo di semplificare e di andare al dunque. In questo mese di ottobre abbiamo un raffreddamento piuttosto considerevole della Siberia, che viene indicato come indice di un inverno rigido sul Nord America, con influenze anche sull’Europa. Inoltre, l’estensione della copertura nevosa è notevole: anche lo scorso anno, nello stesso periodo, la neve era molto estesa.
È vero che in Europa non è successo nulla di particolare, ma le variabili in gioco sono molte: un simile indicatore, per quanto sia improprio chiamarlo così, non garantisce un inverno rigido in Europa; in Nord America invece si è verificato, con nevicate arrivate fino alle coste della Florida e del Golfo del Messico, persino nel nord del Messico, con temperature di vari gradi sotto gli 0 °C.
Insomma, nulla di nuovo: il Vortice Polare può modificare la stabilità della stagione, e questo può già manifestarsi in novembre. Lo scorso novembre (parlo del 2024) abbiamo avuto una prima irruzione fredda nella fase iniziale del mese, seguita da una seconda, piuttosto consistente, che provocò tempeste di neve di inaudita violenza dalla Francia alle Isole Britanniche, fino alla Svizzera, all’Europa centrale e alla Scandinavia. In alcune zone della Svizzera e della Francia si registrarono nevicate addirittura record per novembre.
A proposito di nevicate record, oggi sono più facilmente possibili: l’atmosfera, essendosi riscaldata, contiene più umidità (in questi giorni stiamo misurando un’onda di calore planetaria), e quindi anche le precipitazioni possono risultare più abbondanti. Si è parlato, per esempio, di una nevicata a Tromsø in Norvegia: località abituata al freddo, ma non è affatto comune registrare accumuli così copiosi. Sono caduti ben 20 cm di neve: un quantitativo che magari in Italia, in condizioni normali, è tutt’altro che raro, ma per quelle latitudini così settentrionali non è scontato.
Venti centimetri sarebbero relativamente più usuali in città come Oslo o Stoccolma, anche se di solito non cadono così di frequente; ma così a nord, nel Circolo Polare Artico, non nevica spesso in quel modo, e nemmeno in Siberia, dove le informazioni sono più scarse, ma sappiamo che talvolta si verificano nevicate eccezionali.
Quest’anno abbiamo la Niña, un fenomeno oceanico che influenza l’atmosfera e genera, seppur in modo indiretto, condizioni diverse dalla norma anche in Europa.
Si dice che la Niña porti il freddo: in Europa non sarà la Niña in sé a farlo, bensì un insieme di fattori che devono entrare in gioco. La Niña è molto attiva in aree come la Siberia, e noi potremmo risentirne qualora arrivassero correnti da est. Non ce le aspettiamo nei prossimi giorni, ma le condizioni ideali per freddo intenso e ampia copertura nevosa si stanno delineando in quelle regioni, già di per sé molto rigide. Una maggiore copertura nevosa e un freddo più marcato possono innescare eventi meteo importanti qualora si presentassero le condizioni anche in Italia.
È tutta una questione di pattern meteorologici: entra in gioco anche l’Atlantico e, soprattutto in Europa, le alte pressioni. Non possiamo fare previsioni meteo puntuali, ma possiamo offrire indicazioni climatiche per capire che tipo di inverno ci aspetta.
Secondo varie linee di pensiero ed elaborazioni, quest’anno potrebbe essere un inverno più freddo del solito anche in Europa e in Italia. Da noi, però, una fortissima influenza arriva da altri indici climatici, soprattutto l’Oscillazione Artica: questa deve essere assolutamente negativa e, in piena stagione invernale, il Vortice Polare non deve essere troppo forte, altrimenti trattiene a sé tutto il freddo. Ideale sarebbe un forte riscaldamento della stratosfera (Stratwarming) per innescare quei venti furiosi da est chiamati Burian. Va detto che il Burian in Europa e in Italia può arrivare anche senza un forte riscaldamento della stratosfera, sebbene la stratosfera lo possa favorire.
Lo so, il quadro è complesso e, alla fine di questa analisi, forse sarete ancora più confusi. Sto cercando di dire che quest’anno ci sono segnali promettenti per condizioni atmosferiche più fredde della media rispetto ad altri inverni.
Non sto affermando che avremo un inverno più freddo della norma, anche se alcuni modelli matematici, per esempio quelli americani, lo suggeriscono: si tratta di previsioni stagionali, da prendere per quello che sono, senza affidarsi alla cieca. Abbiamo bisogno di osservare con puntualità l’evoluzione atmosferica.
Il gioco delle correnti è davvero intricato: si dice che l’alito di una farfalla possa modificare il tempo a migliaia di chilometri. È un modo di dire, perché per scalfire i pattern o le condizioni di blocco serve ben più di un alito. Se in Europa si formasse un’alta pressione come quella che abbiamo avuto in molte stagioni invernali, con temperature elevate, un’alta pressione che “ruba” l’inverno, non basta un soffio di farfalla per scacciarla: servono combinazioni molto più complesse, che favoriscano il flusso di aria fredda verso l’Italia.
Di irruzioni fredde recenti ne abbiamo avute: dal 2000 a oggi, innumerevoli ondate di freddo; e dal 2020 a oggi una fortissima ondata con nevicate record persino in Spagna, senza Burian; altre in Grecia e Turchia, che hanno spesso una configurazione ideale per questi eventi, pur avendo (parlo della Grecia, non della Turchia) un inverno più mite del nostro.
In quelle condizioni, la neve è riuscita a cadere persino nelle Isole dell’Egeo: le stesse dove d’estate molti cercano di fuggire dal caldo divenuto insopportabile, a causa del Cambiamento Climatico. Oggi l’ho nominato poco, ma il Cambiamento Climatico che è soprattutto l’artefice di ulteriore caos, e ne porterà sempre di più nei prossimi anni.
Insomma, attendiamo le prossime settimane: nel frattempo avremo un abbassamento delle temperature entro una decina di giorni e, nel Nord Italia, persino in pianura, localmente si potrebbero registrare le prime gelate notturne, segno di un avvio di autunno rapido e incipiente.
Le proiezioni dei modelli matematici mostrano un indice NAO negativo, ancora più negativo tra 31 ottobre e 1° novembre: ciò favorisce maltempo sul Mar Mediterraneo e temperature in genere sotto la media. Ricordiamo: gli indici climatici non sono previsioni meteo; le previsioni le facciamo con i modelli numerici, che indicano frequenti transiti perturbati verso il Mediterraneo, con basse pressioni alternate a brevi fasi anticicloniche che spingeranno aria calda verso nord.
Si è parlato persino del rischio di sfiorare i 30 °C nel breve periodo: può accadere per richiami di aria calda da sud, così come da nord arrivano afflussi freddi. In ottobre e anche a inizio novembre questi picchi sono ancora possibili nelle regioni meridionali dell’Italia, mentre il Nord Italia è ormai avviato verso l’inverno: le temperature caleranno, con prime gelate, ma il vero freddo non arriverà almeno entro le prossime due settimane di previsione.
Oltre questo orizzonte, si entra nel lungo termine: una buona attendibilità ce l’abbiamo fino a circa 10–15 giorni; oltre, si ragiona per linee di tendenza. Nel prossimo aggiornamento meteo torneremo a parlare di ciò che potremmo incontrare nei mesi a venire. Se volete seguirci, so che questi articoli sono un po’ complessi, ma cercherò di semplificarli al massimo.
Credits
- NOAA Climate Prediction Center
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- World Meteorological Organization (WMO)
- National Snow and Ice Data Center (NSIDC)
- Arctic Research Consortium of the United States (ARCUS)
- Copernicus Climate Change Service
- Nature Climate Change
- American Meteorological Society
- NASA Earth Observatory
- UK Met Office

