(METEOGIORNALE.IT) La mattina del 28 dicembre 2020, Milano si è risvegliata sotto un imponente manto di neve, protagonista della maggiore nevicata degli ultimi dieci anni. L’evento meteorologico ha coinvolto gran parte del Nord Italia, portando accumuli nevosi che, in alcune zone della città, hanno raggiunto i 25-30 cm. I fiocchi hanno iniziato a cadere già dalle prime ore del giorno precedente, intensificandosi nelle ore notturne e creando uno scenario quasi surreale con strade, edifici e parchi ammantati di bianco. La neve ha ricoperto l’intera Lombardia e aree limitrofe, ostacolando la viabilità e causando disagi a trasporti pubblici e privati, ma regalando allo stesso tempo uno spettacolo suggestivo.
Questa intensa nevicata è stata favorita dalla presenza del cosiddetto cuscinetto freddo padano, un fenomeno meteorologico tipico della Pianura Padana. La massa d’aria fredda intrappolata al suolo, nonostante le temperature più miti dell’aria sovrastante, ha permesso alla neve di accumularsi, senza che si trasformasse in pioggia. Un particolare afflusso di aria gelida dalle Alpi aveva già abbassato notevolmente le temperature in pianura, creando così le condizioni ideali per la persistenza della neve al suolo.
Durante le ore diurne, la città di Milano ha vissuto una nevicata continuativa che ha visto i fiocchi scendere senza interruzioni, un evento raro per l’area urbana milanese. Le immagini di piazza Duomo imbiancata e delle vie principali coperte da una spessa coltre nevosa hanno immortalato un momento memorabile e raro nel panorama meteorologico recente. La giornata del 28 dicembre è ricordata per aver riportato la città a uno scenario invernale di altri tempi, in grado di stupire e al contempo di mettere alla prova i mezzi di gestione del territorio in condizioni di neve intensa.
Il cuscinetto freddo padano è un fenomeno meteorologico peculiare della Pianura Padana, che gioca un ruolo fondamentale nel determinare le nevicate durante il transito di perturbazioni atlantiche. Si tratta di una massa d’aria molto fredda che resta intrappolata al suolo a causa della conformazione geografica della valle e delle Alpi, che impediscono il rapido ricambio d’aria. Il cuscinetto freddo si forma solitamente dopo periodi di alta pressione che favoriscono il raffreddamento intenso della pianura, creando una sorta di “lago” d’aria fredda stazionaria.
Quando le perturbazioni di origine oceanica, cariche di aria umida e più mite, raggiungono la Val Padana, il cuscinetto freddo agisce come una barriera, impedendo a quest’aria di riscaldare rapidamente gli strati inferiori. Questo contrasto termico tra l’aria fredda stagnante in prossimità del suolo e l’aria più calda in arrivo dall’Atlantico crea le condizioni perfette per le precipitazioni nevose. La neve si forma perché l’aria umida e più calda scivola sopra il cuscinetto freddo, dove si raffredda e condensa sotto forma di fiocchi, senza fondersi in pioggia.
Le zone pianeggianti del Nord Italia beneficiano così di un microclima che favorisce la neve invernale più di altre aree con latitudini simili. Grazie al cuscinetto freddo, la Pianura Padana può vedere accumuli nevosi significativi, anche con temperature leggermente superiori allo zero, mentre in altre regioni, le medesime perturbazioni causerebbero prevalentemente pioggia. Questo meccanismo rende la Val Padana una delle poche zone della penisola italiana dove la neve si deposita frequentemente al suolo durante l’inverno, anche in assenza di condizioni di freddo estremo. (METEOGIORNALE.IT)

