Sembra un bollettino di guerra. L’attuale situazione meteo in Italia e nel resto dell’Europa centrale e occidentale è dominata da un’ondata di calore intensa e persistente, che sta avendo effetti drammatici sulla salute pubblica, sull’economia e sulla fruizione degli spazi urbani.
Ma quello che stupisce sono le conseguenze. Dalla Torre Eiffel a Parigi all’Atomium di Bruxelles, passando per decine di monumenti, piazze e luoghi pubblici chiusi per precauzione, la risposta alle temperature eccezionali è diventata parte integrante del quotidiano estivo.
Inutile fare tanti e sciocchi giri di parole. Non ci troviamo più di fronte a episodi eccezionali, bensì a una nuova normalità. Queste situazioni meteo estreme si stanno ripresentando con ritmi sempre più ravvicinati, diventando un elemento ricorrente delle Estati europee.
Si viaggia spediti verso l’ignoto
Qualcosa è cambiato in maniera irreversibile. L’Estate del 2003 fu uno spartiacque. Allora, si contarono 70 mila vittime in Europa. Si trattava della prima vera manifestazione di un’estate influenzata da una massa d’aria subtropicale, una situazione che fino ad allora non si era mai verificata nella storia climatica del nostro continente.
E non è stato certo un episodio isolato. Particolarmente significativa è stata l’Estate del 2022, che si è distinta come la più calda mai registrata sia in Italia sia su scala continentale. Nel Luglio del 2021, a Siracusa, è stato segnato anche il nuovo record europeo di temperatura con 48,8 gradi, un valore che ha destato allarme anche tra i climatologi più cauti. Il Luglio 2023, con bombe di inaudita violenza e 47 gradi sia in Sicilia sia in Sardegna.
I problemi delle nostre città
L’urbanizzazione selvaggia e la carenza di verde pubblico continuano a peggiorare la situazione climatica nelle città, contribuendo al cosiddetto effetto isola di calore. La presenza di alberi e zone ombreggiate potrebbe abbassare di diversi gradi la temperatura urbana, ma gli investimenti in questo senso sono ancora troppo limitati.
Al contrario, capita spesso che, per paura di incidenti durante temporali intensi, gli alberi vengano abbattuti, lasciando i quartieri ancora più esposti al calore. Oppure si pianifichi senza alcuna logica, con colate di cemento e asfalti neri (!!).
Il cambiamento climatico è ormai irreversibile
Non torneremo mai più alle stagioni di una volta. Serviranno secoli, anche se smettessimo di emettere CO2 domani. Per affrontare questa nuova era, non basta più parlare di contenimento. È il tempo dell’adattamento profondo, non solo attraverso soluzioni tecnologiche, ma ripensando completamente il sistema economico mondiale.
Le energie rinnovabili, seppur indispensabili, da sole non bastano. È necessario integrare un approccio circolare all’economia, ridurre l’utilizzo di risorse primarie, incentivare il riuso e il riciclo, trasformare l’agricoltura in un settore più rispettoso della biodiversità e promuovere sistemi di mobilità sostenibile. E soprattutto, non Spendere (o buttare?) miliardi di euro in guerre. Ma qui si esula dal meteo e si entra nelle scelte politiche dei vari Stati e dell’Unione Europea.